De Filippis

 

De Filippis-Delfico

 

(Teramo, 1820)

biblioteca - archivio virtuale

Stemma famiglia De Filippis-Delfico, Teramo, 1820

family web site

Delfico

(Napoli, sec. XVIII)

(Teramo, sec. XV)

Stemma famiglia De Filippis, Napoli, sec.XVIII

Stemma famiglia Delfico, Teramo, sec.XV

Homa page 

Una corrispondenza inedita di Melchiorre Delfico

di Cristoforo Buscarini

In "Aprutium", nn. 1-2 / 1995, S. Atto di Teramo, Edigrafital, 1996

Il nome di Melchiorre Delfico, almeno a San Marino, continua ad essere legato principalmente alla pubblicazione, nel 1804, delle "Memorie storiche della Repubblica di San Marino". Il volume appare a molti una sorta di summa della vicenda storica della Comunità organizzatosi tenacemente in forme autonome fin dall’epoca in cui (forse nel X – XI sec.) sorse un imprecisato e, sotto certi aspetti improbabile monasterium. Del lavoro del Delfico si loda poi l’appendice diplomatica, prima raccolta edita a quell’epoca dei documenti "fondamentali" della storia sammarinese. Già nel 1749 peraltro l’Abbati Olivieri, e poi il Bonelli dal 1773, avevano approfonditamente esplorato l’archivio della Repubblica, senza però darne alle stampe i risultati (1). Più d’uno studioso ha creduto riscontrare una incongruenza fra la redazione delle "Memorie storiche" nel 1804 e la pubblicazione dei "Pensieri su l’istoria e su la incertezza ed inutilità della medesima" del 1806, ove egli esprime le tesi note dell’antistoricismo illuminista. Se però si riportassero le "Memorie storiche" nel loro giusto ambito, che a nostro avviso non è quello storiografico, ma quello politico-apologetico, nell’ambito di una tradizione del mito di San Marino che risale al ‘600 (2), l’antitesi apparente allora verrebbe meno. Così come verrebbe meno l’immagine convenzionale di un Delfico immerso nello studio delle pergamene dell’archivio sammarinese, poiché  a questo punto delle ricerche è dato acquisito che per la parte diplomatica egli è largamente debitore nei confronti dell’erudito sammarinese G.B. Bonelli (3). Con grande onestà intellettuale scrive appunto il Delfico nella premessa alle "Memorie Storiche" : "Meriterei però taccia d’ingratitudine se tacessi d’aver ritratto non indifferente sussidio dai trasunti dell’Archivio della Repubblica fatti con diligenza dal fu Giambattista Bonelli". Ciò non sminuisce affatto l’apporto del Delfico alla diffusione di una migliore conoscenza delle peculiarità storiche di San Marino, serve però a collocare la ricerca nel giusto ambito, riconoscendole un ruolo determinante nel consolidamento, persino a livello di politica internazionale, del mito della "libertas perpetua" di San Marino (4).

I biografi del Delfico hanno analizzato con sufficiente chiarezza il periodo del suo soggiorno a San marino che va dal 1799 al 1806, i rapporti con l’aristocrazia locale, le relazioni culturali (5). Massimo esponente dell’aristocrazia municipale del Titano era in quegli anni Antonio Onofri (6). Il piccolo stato sammarinese, con una popolazione inferiore alle settemila unità su un territorio collinare di sessanta chilometri quadrati, ed un tessuto economico e sociale di notevole arretratezza, sopravviveva nell’ambito dello Stato Pontificio in una condizione di autonomia non formalizzata in trattati, ma comunque accettata o subita dalla Santa Sede, come dimostrano le note vicende "alberoniane" del 1740. L’arrivo nelle Romagne dell’armata francese nel 1797 costituì per San Marino il momento di svolta in quanto, in funzione delle esigenze propagandistiche del Bonaparte, la piccola repubblica oligarchica potè assurgere, con abile manovra trasformistica, a modello di democrazia nel grigio orizzonte italiano (7). A pilotare il piccolo stato in questa convulsa stagione della storia italiana fu appunto Antonio Onofri, che seppe intuire la precarietà dell’assetto imposto dai francesi, ed assecondarli senza assumere mai posizioni troppo esposte rispetto agli interessi della Santa Sede, con il risultato pratico di non scontentare né i nuovi né i vecchi padroni della penisola. La restaurazione infatti lasciò San Marino nella condizione precedente la rivoluzione francese. Questi cenni relativi alla vicenda storica di San Marino fra rivoluzione francese e restaurazione ci sono parsi indispensabili per inquadrare e "decifrare" l’inedito autografo delfichiano che di seguito si riproduce. Fra le carte private dell’Archivio della Repubblica, si rinviene una cartellina recante la dicitura di mano del Malagola (riordinatore dell’Archivio fra il 1885 e il 1891) (8), la quale recita: "Una lettera di Melchiorre Delfico e una di Cesare Montalti (18…, e 1837). Acquistate in Bologna dal Console Malagola per l’Archivio Governativo" (9). La lettera, attribuita al Delfico, si compone di un foglio piegato in 4 pp., la prima delle quali reca il sonetto satirico di cui si tratta, la quarta contiene l’indirizzo del destinatario, Giambattista Onofri di S. Marino, nonché il sigillo di chiusura in ceralacca, l’annotazione della tassa postale riscossa ed i segni di piegatura del foglio.

Insomma, si tratta di lettera "viaggiata", anche se l’assenza di qualsiasi timbro non consente di individuare il luogo do provenienza. La comparazione della grafia del documento con altri autografi delfichiani sembra non lasciare dubbi sulla paternità materiale dello scritto. Bersaglio della colorita e tagliente composizione satirica, come chiarisce la dedica, è certo don Domenico Magrini "professore di grammatica in Sammarino nel Nobile Collegio Belluzzi". Motivo di tale iniziativa letteraria, la cui paternità morale si attribuisce all’Onofri, è un precedente carmen che l’incauto precettore aveva dedicato appunto allo stesso Onofri. Il testo, di pugno del Delfico, non reca una datazione, né il pur scrupoloso Malagola si è addentrato in tale ricerca. Il problema peraltro non è di ardua soluzione. L’ottimo repertorio bibliografico, redatto dal Padiglione nel 1872, offre la chiave per una risposta al quesito (10). Si legge, infatti che il Magrini è autore, fra l’altro, di un carme latino, edito nel 1824 nel quale il tema aulicante svolto è l’apologia di un’ambasceria compiuta dall’Onofri presso il Pontefice Leone XII al fine di appianare gli attriti esistenti in tale contingenza fra la Santa Sede e la repubblica (11). La composizione non è la prima dello stesso autore poiché il Padiglione ne elenca almeno sei edite, e possiamo immaginare, considerata la propensione del precettore a tormentare la musa latina, che più numerose circolassero manoscritte. Il Magrini del resto non contenne la tentazione letteraria alla redazione di carmina classicheggianti, ma volle, con poca cautela spingersi ben oltre. Quando infatti vide la luce, nel 1834, la dissertazione del Fea a sostegno dei pretesi diritti della Santa Sede  su San Marino e sulle Valli di Comacchio (12), il Magrini ritenne di poter vergare una frettolosa e retorica confutazione, la quale, non a caso, per un secolo e mezzo è rimasta inedita (13). Il sonetto delfichiano potrebbe peraltro essere posto in relazione con un altro carme che il Magrini compose, nel 1825, per la morte dell’Onofri (14). A tale conclusione possono indurre sia l’ultimo verso del sonetto, sia il fatto che la lettera abbia a destinatario Giambattista Onofri, fratello del diretto interessato. Tuttavia il non aver reperito questo secondo carme  (la cui esistenza è attestata dal Padiglione), e quindi l’impossibilità di valutarne il testo, suggeriscono qualche cautela nell’abbinare il sonetto satirico ad una composizione legata comunque ad una circostanza luttuosa e quindi apparentemente la meno adatta a fomentare la polemica e l’invettiva. Così per altro verso, ci è difficile immaginare che il Delfico possa essere solamente il tramite materiale per il recapito del sonetto senza esserne l’autore. Il fatto che la lettera non rechi nessuna annotazione esplicativa diretta al destinatario, Giambattista Onofri, sembra suggerire che non ve ne fosse necessità. Tantomeno appare plausibile che la missiva, non recante indicazione di mittente, abbia natura di lettera anonima, sia perché la grafia del Delfico non poteva non essere familiare in casa Onofri così come il sigillo, sia perché il bersaglio del componimento è l’incauto verseggiatore, evidentemente inviso al nobile casato.

Quanto alla struttura del sonetto, ci si limiterà a richiamare, senza velleità d’analisi estetica, la immediatezza del linguaggio che non rinuncia però ad un lessico ricercato (ad es. il sostantivo colascione, una sorta di liuto), che attinge a piene mani alla mitologia classica (Pegaso, Febo, Marsia, ecc.).

Se poi le congetture dianzi formulate quanto alla datazione del manoscritto non sono errate, il componimento satirico si inserisce bene nel clima e nell’umore del periodo in cui il Delfico, lasciati nel 1823 tutti gli impegni pubblici a Napoli, dimorava a Teramo nel palazzo avito, intento alla compilazione di ricerche erudite, come quella intitolata – Della antica numismatica della città di Atri nel Piceno - e l’altra - Breve cenno sul porto di Pescara -. Tutto lascia supporre che lo studioso abbia mantenuto un fitto carteggio con le famiglie aristocratiche di San Marino, come dimostra il casuale rinvenimento, decenni or sono, di 95 lettere del Delfico dirette a Giuseppe Mercuri di S. Marino. Si deve dunque presumere che tale documentazione sia andata irrimediabilmente perduta assieme agli archivi familiari in cui giaceva. La nostra lettera non sarebbe dunque che un frammento erratico di un ampio carteggio intercorso con la famiglia Onofri.

La pubblicazione di questo sonetto satirico certo non può recare un contributo innovativo alla analisi della personalità scientifica e politica dell’autore. Proprio per questo il testo è rimasto inedito per decenni. Dal documento emerge tuttavia un aspetto meno noto della personalità umana, del temperamento gioviale e non alieno dalla polemica scherzosa che l’età avanzata evidentemente non aveva spento nell’animo dello studioso. E’ questo forse il contesto in cui va letta la composizione, attraverso la quale si può apprezzare quantomeno un aspetto inedito ed imprevedibile del Delfico.

Sonetto di Melchiorre Delfico

Sonetto di Melchiorre Delfico

Trascrizione

Al merito impareggiabile

Del Molto Reverendo Sig. D. Domenico Magrini

Professore di Grammatica in Sammarino

Nel Nobile Collegio Belluzzi

Antonio Onofrio

In ringraziamento ed in congratulazione del Carmen dedicatomi

D. D. D.

Il seguente Sonetto

 

Magro Coglion che tronfio e pettoruto

Vai strimpellando un colascion scordato,

da incappucciata belva anche ajutato

Mostri solo pel remo esser cresciuto.

 

Non hai l’ali assalir sul biforcuto

Monte alle figlie del tonante grato

T’aborron Elle, e Pegaso sdegnato

Spetezza al tuo cantar cigno orecchiuto.

 

Di sua mano Febo i poetastri scuoja,

Cessa di vomitar versi bistorti,

E di Nume, ch’egli è, diventa boja.

 

Tu trema che la fronte altera porti,

Che qual Marsia venisti a Febo innoja

Stangando i vivi ed inquietando i morti.

 

 

(a tergo) Al Nobile/ signore Gio. Battista Onofri / Rimino per S. Marino

(lettera viaggiata, con sigillo in ceralacca)

(sulla carpetta) Una lettera di Melchiorre Delfico e una di Cesare Montalti (18…, e 1837)

Acquistate in Bologna dal Console Malagola per l’Archivio Governativo.

 

(Archivio di Stato, Repubblica di San Marino, Fondi privati. Miscellanea, busta 18, f. 2).

_______________

(1) ABBATI OLIVIERI (degli) A., Indice di tutte le pergamene esistenti nell’Archivio segreto della Repubblica di San Marino, in "Repubblica di San Marino. Liceo Ginnasio Governativo" , a.s. 1977-1978, Annuario XIII e ss.; BONELLI G., Sommario di documenti dell’Archivio Governativo di San Marino, parte I, in "Studi Sammarinesi", (V)1988.

(2) GAROSCI A., San Marino. Mito e storiografia tra i libertini e il Carducci, Milano 1967.

(3) BONELLI G., op. cit.; DELFICO M., Memorie storiche della Repubblica di San Marino, Milano 1804, p. 7.

(4) GAROSCI A., op. cit., pp. 165-226.

(5) Delfico Melchiorre, a cura di V. Clemente, DBI, 36, pp. 527-539; Melchiorre Delfico, a cura di N. Matteini, in ID., La Repubblica di S. Marino nella storia e nell’arte, San Marino 1988, pp. 369-379.

(6) Antonio Onofri, a cura di N. Matteini, in ID., op. cit., pp. 381-392.

(7) MONGE G., Dall’Italia (1796-1798), a cura di S. Cardinali e L. Pepe, Palermo 1993.

(8) MALAGOLA C., L’Archivio Governativo della Repubblica di S. Marino riordinato e descritto, Bologna 1891 (rist. S. Marino 1981).

(9) Archivio di Stato, Repubblica di S. Marino, Fondi privati. Miscellanea, b. 18, f. 2.

(10) PADIGLIONE C., Dizionario bibliografico e istorico della Repubblica di S. Marino, Napoli 1872 (rist. Bologna 1984), pp. 279-280.

(11) MAGRINIUS D., Lodoico Bellutio et Vicentio Braschio viris excellentissimis coss. Reipublicae Sammarinensis ob faustum gloriosumque reditum viri eximii Antonii Onuphrii legati extra ordinem ad Summum Pontificem, etc., Pisauri 1824.

(12) FEA C., Il diritto sovrano della Santa Sede sopra le Valli di Comacchio e sopra la Repubblica di S. Marino, Roma 1834.

(13) MAGRINI D., Risposta all’operetta del Dr. Carlo Fea fatta pel diritto sovrano della Santa Sede sopra san Marino Repubblica, Bologna 1987.

(14) PADIGLIONE C., op. cit., p. 280.