De Filippis

 

De Filippis-Delfico

 

(Teramo, 1820)

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Stemma famiglia De Filippis-Delfico, Teramo, 1820

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Delfico

(Napoli, sec. XVIII)

(Teramo, sec. XV)

Stemma famiglia De Filippis, Napoli, sec.XVIII

Stemma famiglia Delfico, Teramo, sec.XV

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Origini e sviluppi del Liceo Ginnasio "M. Delfico" di Teramo

di Giovanni Di Giannatale

Il Liceo Ginnasio "Melchiorre Dèlfico" di Teramo trae le sue origini dal Regio Liceo Ginnasiale, istituito dalla Legge Casati (n. 3725 del 13.11.1859) (1) e introdotto nell'ex Regno delle Due Sicilie, in luogo dei Reali Collegi e Licei, dal decreto n° 218 del 10.2.1861, promulgato dal governo luogotenenziale. Soffermiamo quindi l'attenzione sulle caratteristiche didattiche del Collegio, che costituisce in ordine di tempo l'archetipo del "Delfico", e poi su quelle del Liceo, che del Collegio rappresentò il coronamento, fino alla soppressione, determinata dal decreto dianzi richiamato, da cui sorse un nuovo organismo scolastico. denominato Liceo Ginnasiale, che, modificato dalla riforma Gentile (1923) (2) e da quella Bottai (1940) (3), è il ceppo diretto dell'istruzione classica, formata dal biennio ginnasiale, che è il superstite "ginnasio superiore" (conseguente al "Ginnasio inferiore", triennale) (4), e dal triennio liceale.

Il Collegio può esser considerato senza alcun dubbio il risultato più maturo della politica scolastica perseguita dalla Francia nel Regno di Napoli durante il decennio del proprio dominio, sia per aver fondato l'istruzione pubblica o statale (5), sottratta in gran parte alla gestione degli Enti ecclesiastici e dei privati, sia per aver distinto la stessa in primaria, secondaria ed universitaria, introducendo una gradazione sulla quale si è basato e continua a basarsi l'intero sistema scolastico europeo.

La scuola secondaria a sua volta è articolata dal R. D. n° 1146 del 29.11.1811 (6) in una secondaria di primo grado e una secondaria di secondo grado. La prima è costituita dai Reali Collegi, oltre che dai Seminari e da eventuali istituti eretti da privati e da Comuni, la seconda dai Reali Licei (7). Per delineare la fisionomia didattica del Collegio, occorre risalire a tre testi legislativi: il decreto giuseppino n. 140 del 30.5.1807, quello murattiano n. 1146/1811, e, infine, gli "Statuti pe' Collegi e per le scuole secondarie", promulgati da Ferdinando I di Borbone il 14.2.1816. La normativa contenuta negli ultimi due testi si ricollega, per quanto concerne caratteri e finalità del Collegio, al R. D. n. 140/1807, presentando solo qualche divergenza nella strutturazione e distribuzione temporale degli insegnamenti. Secondo l'art. 8 di questo decreto, il Collegio si profila come una scuola di formazione generale, a sfondo essenzialmente umanistico, della durata di otto anni, alla quale, come prescrive l'art. 26, poteva accedere chi avesse otto anni compiuti e meno di quattordici, fosse in grado di "leggere e scrivere correttamente", e inoltre "nello stato di comprendere le lezioni dell'ultima classe della lingua latina (8). Erano previste sette discipline fondamentali e cinque discipline complementari. Quelle fondamentali, insegnate da docenti obbligati a risiedere nel Collegio, erano le seguenti: Lingua italiana, Lingua latina e greca, Retorica ed archeologia greca e latina, Scienze matematiche, Logica metafisica ed etica, Geografia e cronologia, Elementi di fisica. Quelle complementari, insegnate da docenti non obbligati a risiedere nel Collegio, e perciò denominati anche "maestri esterni", erano le seguenti: Lingua francese, Calligrafia, Disegno, Scherma, Ballo. L'art. 13 del Regio Decreto n. 1146/1811 ridimensiona il disposto dell'art. 8 del precedente testo, in quanto non menziona gli insegnamenti complementari, prescrivendo per i Collegi un organico-base di "almeno quattro professori, cioè due di grammatica, uno di rettorica ed uno di filosofia e matematiche".

L'art. 1 degli "Statuti" apporta un'ulteriore e definitiva modifica alla strutturazione curricolare,stabilendo sei insegnamenti fondamentali (senza menzionare, in analogia con l'art. 13 del ricordato decreto, quelli complementari), distribuiti in otto anni di corso: Grammatica italiana, Grammatica latina, Lingua latina sublime e grammatica di lingua greca, Rettorica, Filosofia, Matematica sublime e fisica-matematica. Riguardo alla denominazione è bene chiarire che in molti Collegi il primo insegnamento figurava come Lingua italiana, il secondo come Latinità inferiore, il terzo come Latinità sublime e lingua greca, il quarto come Eloquenza e il quinto come Filosofia e matematica elementare. Occorre inoltre fare una precisazione sugli insegnamenti complementari. Pur non essendo stati previsti dal R. D. 1146 e dall'art. 1 degli "Statuti", continuano a sussistere, in vari Collegi, con denominazioni diverse, segno che la legislazione murattiana e quella borbonica, pur omettendo i "maestri esterni", non avevano soppresso l'art. 8 del R. D. n. 140/1807, il quale appunto istituì le cattedre complementari.

Il Real Collegio di Teramo, pur essendo stato progettato nel 1807, fu istituito a Teramo temporaneamente senza Convitto, solo sei anni dopo, in virtù del decreto n. 1767 del 16.5.1813. L'art. 1 prescriveva che era destinato all'educazione ed all'istruzione della gioventù nelle scienze e nelle arti liberali (9); l'art. 2 stabiliva le seguenti quattro cattedre, di cui all'art. 13 del R.D. 1146/1811: Grammatica inferiore e media, Grammatica superiore, Umanità e retorica, Filosofia e matematica. Per l'apertura dell'istituto bisognò attendere ancora un anno: infatti solo il 20.1.1814 iniziò l'attività didattica, peraltro limitata, per tutto l'anno scolastico 1814/15, a sole tre cattedre, esclusa la Grammatica superiore (10).

I professori che inaugurarono il Collegio furono: Giuseppe Luciani, per Grammatica inferiore e media, Giacinto Chiarizia, per Filosofia e matematica (entrambi però destituiti nel 1815 per ragioni disciplinari) (11), e Fulgenzio Lattanzi, per Umanità e retorica (destituito nel 1821 per ragioni politiche) (12). Primo Rettore fu il canonico don Giulio Quartaroli, nominato con R.D. 16.12.1813 (parimenti destituito nel 1821 per ragioni politiche).

E' interessante accennare all'ubicazione della scuola e all'attivazione del Convitto (13). Il Collegio nel 1814 venne sistemato provvisoriamente nei locali dell'ex Convento di San Francesco dei Frati Minori Conventuali. Poiché il Convento si era rivelato inidoneo alle esigenze didattiche della scuola, il Ministro dell'Interno indicò come edificio atto ad ospitare il Collegio l'ex Monastero delle Benedettine di San Matteo, ove si trovava l'ex Compagnia dipartimentale, scartando i locali del Seminario Aprutino, proposti dal Consiglio provinciale di Abruzzo Ultra I. Il Collegio entro l'estate del 1816 passò nell'ex Monastero di San Matteo, debitamente trasformato in edificio scolastico, per una spesa di ducati 1925 e carlini 57, sostenuta dall'Amministrazione provinciale col concorso del Decurionato di Teramo.

Per l'attivazione del Convitto trascorsero due anni, come si evince da una lettera datata il 7.10.1818, indirizzata dalla Commissione di P.I. al Rettore del Collegio. Fu sistemato dapprima nel palazzo Ippoliti, dove fu aperto il 4/12/1818, e poi dal 22/11/1820 nell'ex Monastero di San Matteo, dopo l'ultimazione dei lavori di ampliamento e di ristrutturazione (14).

Con la promulgazione del R.D. 6.11.1849 n. 1336 il Real Collegio di Teramo, a cominciare dal 1.1.1850, fu affidato ai Padri Barnabiti della Provincia Napoletana. Tutti i docenti in servizio, ad eccezione di quelli di Storia naturale e di Giurisprudenza, furono licenziati e collocati a riposo con la "metà del soldo" (cioè dello stipendio percepito fino al 31.12.1849), ai sensi dell'art. 5 del predetto decreto (15).

La ragione di questo provvedimento deve iscriversi nel contesto della generale reazione posta in essere dal governo borbonico contro i movimenti costituzionali affermatisi nel corso del 1848 in molte parti del Regno, coinvolgendo anche le scuole secondarie. Per ricondurre l'ordine e la normalità in vari Collegi e Licei, il sovrano si servì abilmente della collaborazione degli ordini religiosi (tra cui soprattutto i gesuiti), che sostituirono, talora radicalmente, tutti quei corpi direttivi e docenti che avevano dato segno, con atti e con parole, di atteggiamenti ostili al regime borbonico. La situazione creatasi nel R. Collegio di Teramo. dove, in tutto il 1848, come scrive il Rettore uscente, Carlo de Girolamo, in una relazione del 31/12/1848 "le scuole erano state deserte" e l'edificio era stato trasformato in "sito caro e preferito pel maggior numero di memorabili pranzi del 1848" (16), consente di comprendere appieno il senso dell'intervento governativo, che dall'opera dei PP. Barnabiti, come dichiarava la Real Segreteria di Stato in una lettera del 15.12.1849 all'Intendente di Teramo, si attendeva "sommissioni (sic) e vantaggi nell'educazione della gioventù, sì quanto agli studi, e sì perciò che riguarda la civile e morale educazione" (17). A partire dal 1857 il Collegio fu "elevato" a Liceo in virtù del R.D. n. 4356 del 20.8.1857, che all'art. 1 stabiliva appunto: "Il Reale Collegio di Teramo è elevato a Liceo" (18). Il Liceo, come già scritto, è una scuola secondaria di secondo grado, che diverge dal Collegio per il fatto che è in grado di conferire i diplomi di "approvazione" o "baccellierato" e di "licenza", ai sensi dell'art. 7 degli "Statuti pe' Licei" del 1816. Tuttavia ha una conformazione didattica sui generis, in quanto è da un lato scuola secondaria e dall'altro istituto universitario. E' costituito infatti da un corso ottennale, in cui si impartiscono gli insegnamenti propri dell'istruzione collegiale, e da uno o più corsi specialistici o "facoltà", che possono essere di indirizzo letterario, fisico-matematico, medico e giuridico. Quanto ai titoli, il diploma o cedola di approvazione/baccellierato e quello di licenza erano rilasciati rispettivamente dopo il 2° anno (nella facoltà con 4 anni di corso) e dopo il 3° anno (nella facoltà in cui per la laurea occorrevano cinque anni di corso). Tuttavia l'art. 4 del R.D. n. 3926 del 2.4.1857, abrogando in parte l'art. 10 degli "Statuti pe' Licei", permise a questi ultimi di conferire anche la laurea in lettere, diritto e scienze fisico-matematiche, ad eccezione di medicina e chirurgia e filosofia, il cui dottorato poteva essere conseguito solo nell'Università di Napoli.

Il Liceo di Teramo fu provvisto di due facoltà: Medicina e Chirurgia, che poteva conferire solo l"'approvazione" e la "licenza" (per la laurea occorreva, come s'è detto, passare all'Università di Napoli) e Diritto, che poteva conferire tutti i gradi accademici, fino alla laurea. Avevano entrambi la durata di quattro anni (salvo un quinto anno per chi intendesse conseguire la laurea in Medicina e Chirurgia). Furono attivate sei cattedre per la facoltà di Medicina e tre per quella di Diritto.

Il R. Liceo fu in attività per un triennio, dal 1858 al 1861. Con l'anno accademico 1860/61 si estinse il Liceo, troncato dal governo luogotenenziale, presieduto da Eugenio di Savoia-Carignano, col decreto n. 218 del 10.2.1861, che rendeva esecutiva nell'ex Regno delle Due Sicilie la legge Casati (19). Ciò significa che gli studenti di Diritto riuscirono a conseguire la licenza, mentre quelli di Medicina, completato il terzo anno, poterono ottenere almeno la cedola di approvazione.

Esaminiamo ora i provvedimenti più importanti del ricordato decreto. Sono contenuti negli articoli 10, 11 e 13: il primo ordina l'abolizione dei Licei provinciali di rango universitario (20); il secondo prescrive la loro trasformazione in scuole secondarie di indirizzo classico, suddivise in due cicli, il Ginnasio (di durata quinquennale, ripartito a sua volta in triennio inferiore e biennio superiore) ed il Liceo (di durata triennale), a decorrere dall'anno scolastico 1861-62 (21); il terzo prevedeva l'erezione di Istituti di istruzione di primo e secondo grado in ciascuna provincia del Regno delle Due Sicilie (22).

Poiché la città di Teramo, in quanto capoluogo di provincia, ebbe la possibilità di mantenere sia il corso di primo grado (Ginnasio) che quello di secondo grado (Liceo), connettendoli in un solo stabilimento, il nuovo Istituto assunse, secondo l'art. 6, il titolo di "Liceo Ginnasiale" (23), che nel 1865 fu intitolato a "M. Delfico".

Completiamo la ricerca con la descrizione dell'organico del Ginnasio e del Liceo così come si era costituito, per nomina ministeriale, nell'ottobre-novembre 1861, pronto ad aprire un nuovo capitolo nella storia dell'istruzione secondaria della provincia di Teramo: Preside Gaetano Jandelli, insigne filosofo (a. sc. 1861-62) (24); Raffaele d'Ortenzio, Lettere italiane (durò dal 1861 al 1871): Pietro Morelli, filosofia e storia (1861-62); Settimio Costantini, Materie letterarie nella 5a Ginnasiale (1861-1874); Felice Amoroso, Materie letterarie nella 3a Ginnasiale. (1861-62); Ernesto Silvestri, Materie letterarie nella 1a e 2a Ginnasiale (1861-65); Odoardo Sgaroni, Materie letterarie nella 1a e 2a Ginnasiale (1861-62) (25); Orsmida Donaggio, Fisica (1861-67); Berardo Mezucelli, Materie letterarie nella 4a Ginnasiale (1861-1873); Giuseppe Pistelli, Storia e geografia nelle classi ginnasiali (1861-76); Teodoro Bosio, Latino e greco (1861-62) (il Vinciguerra fu assunto a decorrere dal 1862); Melchiorre Michitelli (26), Lingua francese (1862-72 - è da supporsi che nel 1861 fu impartita da un insegnante esperto); Nicola Quartaroli, Aritmetica nel Ginnasio (1861-62) (27).

Antica facciata del R. Liceo Ginnasio M. Delfico

Attuale sede

(Immagine di Proprietà della Biblioteca Provinciale "Melchiorre Dèlfico", Teramo)

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(1) Cfr. gli artt. 188/271 (Tit. III) per la normativa attinente all'Istruzione classica. Rimando al mio saggio Dal Real Collegio "San Matteo" al Real Liceo Ginnasiale "M. Delfico" (1813-1861) – Sintesi storica, in "Annuario 1993-94" - Liceo Ginnasio "M. Delfico" di Teramo, Edigrafital, Teramo 1994, pp. 23-43.

(2) Cfr. il R.D. 6.5.1923 e la legge 1.10.1923, n. 2185.

(3) Cfr. la legge 1.7.1940, n. 899.

(4) Si estinse a partire dall'a. sc. 1943/44, giacché l'art. 23 della legge Bottai statuiva che la prima classe della scuola media avrebbe sostituito la prima ginnasiale inferiore dal 1.10.1940. La scuola media, istituita da questa legge, soppiantò progressivamente anche i corsi inferiori dell'istruzione magistrale e di quella tecnica: l'Istituto Magistrale inferiore e l'Istituto Tecnico inferiore (entrambi della durata di quattro anni).

(5) Cfr. i Principi generali della Legge 30.5.1807, n. 140, i quali, in conformità all'ideale egalitario, sanciscono che l'istruzione "deve essere pubblica. perché debba essere uguale in tutte le classi del popolo". II R.D. n. 1146 del 29.11.1811 sottopose l'intera rete dell'istruzione ad un Direttore di P.I., nominato dal Ministro dell'Interno e degli Affari ecclesiastici (competente per la pubblica istruzione, ai sensi della legge 3.3.1806), obbligato a prestare giuramento nelle mani del Sovrano, dichiarandola sotto la "vigilanza e la protezione del governo". Infine i docenti erano reclutati per concorso, come ordinava un decreto del Consiglio di Stato dell'11.10.1815, regnante il Murat (che dava piena applica­zione all'art. 24 della Legge n. 140/1807). La Presidenza della Commissione di P.I. in data 15.10.1815 ne dava comunicazione all'Intendente di Teramo in questi termini: 'Il nostro augusto Sovrano ... decise nel Consiglio di Stato del cadente ottobre, che in avvenire per le cattedre vacanti ne' Reali Licei e Collegi, e nelle scuole secondarie del Regno, non debbono proporsi alla sua approvazione se non quelle persone, le quali previo concorso saranno giudicate meritevoli a coprire tali cattedre". (G. DI GIANNATALE, Il personale docente del Real Collegio di Teramo nei suoi primi anni di vita (1814-1819), in "Notizie dalla Delfico", 1/1993, p. 4). E' da ricordare che Carlo III e Ferdinando IV di Borbone fecero alcuni tentativi apprezzabili di statizzazione della scuola primaria, ma senza oltrepassare il piano dei propositi e delle intenzioni per le forti resistenze opposte dalle gerarchie ecclesiastiche, che miravano a conservare il monopolio dell'istruzione attraverso Seminari diocesani e gli Studentati conventuali, i quali costituivano gli unici Istituti di istruzione secondaria. Rimando, in merito, a G. DI GIANNATALE, Il Seminario di Atri - lineamenti storici, in corso di stampa a.c. del Centro culturale "L. Illuminati" di Atri; Il controllo dell'istruzione ecclesiastica da parte dei primi governi unitariIl caso del Seminario di Teramo, in "Trimestre", in corso di stampa; lo Studentato teologico di S. Gabriele dell'Addolorata, di prossima pubblicazione a cura dei PP. Passionisti della Provincia della Pietà. Per una ricognizione della situazione scolastica napoletana in rapporto a quella antecedente al "decennio francese", si può consultare ancora con profitto A. ZAZO, L'istruzione pubblica e privata nel napoletano (1767/1860), Città di Castello, 1927, pp. 200 e sgg.

(6) Il R.D. n. 1146/1811, citato alla nota 5, è noto anche come Decreto organico per l'istruzione pubblica, la cui stesura fu effettuata da una Commissione presieduta da Luigi Zurlo, Ministro dell'Interno, il cui progetto di riforma fu preferito dal Murat a quello presentato da V. Cuoco. Ai lavori della Commissione partecipò anche Melchiorre Delfico.

(7) Cfr. il R.D. n. 1146/1811, tit. Il e tit. III (artt. 12/14).

(8) Chi intendeva iscriversi al primo anno di corso del Collegio doveva aver terminato gli studi della scuola primaria, riformata dal R.D. n. 735 del 15.10.1810. Poiché il programma, di cui all'art. 2 di quest'ultimo decreto, non prevede la lingua latina, è da supporsi che il giovane aspirante dovesse completare la sua preparazione con l'apprendimento della morfologia di base, necessaria per accedere alla cattedra di Latinità inferiore e media (come induce a ritenere il programma di quest'ultima, per la cui visione rimando a G. DI GIANNATALE, I Barnabiti nel Real Collegio "S. Matteo" di Teramo (1850-1861), II parte, in "Notizie dell'economia teramana", nn. 718, 1983, p. 62). L'espressione "ultima classe" può significare, molto probabilmente, l'anno terminale dell'istruzione primaria, nel corso della quale il maestro, in previsione dell'iscrizione dell'alunno al Collegio, impartisce lezioni di lingua latina atte a consentirgli di proseguire lo studio della stessa nella cattedra di Latinità inferiore e media.

 (9) L'art. 1 specifica "sarà stabilito in Teramo un Collegio, in cui per ora non conviveranno gli alunni né i professori riceveranno il vitto". L'art. 4 indica la dotazione patrimoniale atta a finanziare tutte le spese di esercizio del Collegio, che aveva piena autonomia amministrativa e giuridica. Tale dotazione era costituita dai beni "addetti alla pubblica istruzione ne' comuni di Bellante, di Nereto, e Campli"; dalla corresponsione di una somma da parte dell'Ospizio di S. Andrea di Atri "per lo stesso oggetto"; dalle somme che a decorrere dal 1.1.1814 dovevano essere erogate dai comuni del Distretto di Teramo nel modo seguente: Teramo per lire 1000; Atri e ville per lire 500; Cellino per lire 300; Colonnella per lire 396; Pietracamela, Cerqueto, Fano Troyano e Intermesoli per lire 300; Civitella del Tronto per lire 100 (per un ammontare complessivo di lire 2596). A questi beni erano da aggiungersi i censi dei Reali Demani e i proventi ricavati dalle rette pagate dai convittori (con l'eccezione di quelli che erano esentati).

(10) Archivio di Stato di Teramo, Intendenza borbonica, b. 44, f. 244. Si vd. G. DI GIANNATALE, Le origini del Real Collegio di Teramo, in "Notizie dalla Delfico", n. 1-3, 2003, pp. 78-84. All'atto dell'istituzione del R. Collegio erano in atto a Teramo altri tre Istituti di istruzione secondaria: La Scuola Comunale di Disegno, fondata nel 1811 (si vd. il mio saggio La Scuola Comunale di disegno – origini e sviluppi, in "Notizie dalla Delfico", n. 3, 2005, pp. 11-21), il Seminario aprutino, con le scuole classiche e teologiche (si vd. G. DI GIANNATALE Il Seminario di Teramo, nell'"Araldo Abruzzese" 13/05/2007, p. 13) e la Scuola Magistrale, che nel 1883 diventò Scuola Normale femminile (si vd. G. DI GIANNATALE, Le origini dell'Istituto Magistrale "G. Milli" di Teramo, Deltagrafica, Teramo, 2001, pp. 1-22).

(11) Per le nomine del Luciani e del Chiarizia, e per le vicende relative alla loro destituzione, vedi G. DI GIANNATALE, Il personale docente del R. Collegio di Teramo, op. cit., pp. 6-9.

(12) Riguardo alla nomina del Lattanzi si veda il mio precedente saggio, II personale docente ecc., op.cit., p. 7; per la destituzione si veda Archivio di Stato di Teramo, Intendenza borbonica, b. 39, f. 107 (ed anche G. DI GIANNATALE. Il personale docente del R. Collegio di Teramo, 1820/1849, II parte, nel n. 3/1994 di "Notizie della Delfico" pp. 4-23)

(13) Per tutti i dati e i documenti sulla sistemazione, sull'apertura e sulla cerimonia dell'inaugurazione del (convitto) si vd.: Archivio di Stato di Teramo, Intendenza borbonica, b.44, f. 244 e b. 32, f. 153.

(14) Si vd. G. DI GIANNATALE, Le origini del Real Collegio di Teramo, in op.cit., n. 1-3, 2003, p. 80.

(15) Per il il periodo relativo alla gestione barnabitica cfr. G. DI GIANNATALE, I Barnabiti nel R. Collegio San Matteo di Teramo: lineamenti storico-culturali, in "Atti del V Convegno 'L'Abruzzo e il teramano nella seconda metà dell' 800"', Teramo, 1983, pp. 181-196; I Barnabiti nel Real Collegio "San Matteo" di Teramo, in "Notizie dell'economia teramana", nn. 7/8, 1983, pp. 54-64 (in cui viene delineato l'organico-docenti barnabitico in servizio dal 1.1.1850 al 30.6.1861).

(16) Si vd. G. Di Giannatale, Il personale docente del Real Collegio di Teramo (1820-1849), in "Notizie dalla Delfico", n. 3/1994, pp. 21-23.

(17) Si vd. G. Di Giannatale, I Barnabiti nel Real Collegio "San Matteo" di Teramo: lineamenti storico-culturali, op. cit. 184-187.

(18) La richiesta di "elevazione" del Collegio a Liceo fu espressa dal Consiglio provinciale di Abruzzo Ultra I nella seduta dell'11.5.1833 (cfr. Archivio di Stato di Teramo, Atti del Consiglio provinciale dell'Abruzzo Ultra I, vol. III, f. 22) sulla scorta di un disegno di riforma in direzione universitaria elaborata da Ignazio Rozzi, che la manifestò alle autorità locali nel 1832 e le riprese organicamente nel 1842 nella memoria intitolata Di un progetto di riforma dell'attual sistema de' Collegi del Regno, letta nella tornata del 31.12.1842 della R. Società Economica di Teramo (si vd. per tale aspetto G. DI GIANNATALE, La riforma dell'istruzione secondaria nel Regno delle Due Sicilie secondo I. Rozzi, in "Aprutium" n. 2, 1992, pp. 5-21). Sul R. Liceo di Teramo, sulle sue caratteristiche, sulla sua soppressione e infine sulla genesi del R. Liceo Ginnasiale "M. Delfico", si veda G. Di GIANNATALE, Il Real Liceo "S. Matteo" (1857-1861), breve esistenza di una Università degli studi a Teramo, in "Notizie dell'economia teramana", nn. 1/4, 1984, pp. 67-83.

(19) La trasformazione del sistema scolastico napoletano non fu brusca, ma neppure lenta. In un primo tempo, nel corso del governo dittatoriale, presieduto dal Garibaldi, si ebbe la provvisoria conservazione dei Licei-università provinciali, ma con un'importante innovazione, apportata dal decreto n. 165 del 25.10.1860 (a firma di F. De Sanctis, che il 24 ottobre fu nominato Ministro della P.I.), che cancellava il decreto n. 3926 del 2.4.1857 (vietante l'accesso all'Università di Napoli dei naturali delle altre province). Esso recava il seguente titolo: Decreto che abilita gli studenti di tutte le province a venire in Napoli a fare gli studi e gli esami presso questa Università degli studii. L'art. 1 così ordinava: "Durante la conservazione de' licei provinciali, gli studenti di tutte le province, contro le disposizioni del decreto del lì 2 aprile 1857, sono abilitati a venire in Napoli, ove loro piaccia, ed a studiare e fare gli esami presso questa Università degli studii". Il De Sanctis, il cui Ministero andò dal 24 ottobre al 6 novembre 1860, si interessò solo dell'Università di Napoli, che in due settimane riformò ab imis, licenziando una trentina di professori (di varie facoltà, tra cui Gennaro Seguino, che insegnò nel Collegio di Teramo), definiti "per verità in massima parte ignoranti e retrivi" (rapporto di P.S. Mancini al Cavour del 30.10.1860 [cfr. La liberazione del Mezzogiorno, III, Bologna, 1925, p. 254], istituendo con il decreto del 29.10.1860 sei facoltà (Filosofia e Lettere, Giurisprudenza, Scienze matematiche, Scienze naturali, Medicina, Teologia) - di cui le prime due ebbero il rinnovamento del piano degli studi - , e ordinando la chiusura del Liceo del Salvatore (R.D. 25.10.1860, n. 44), al posto del quale istituì il Liceo "V. Emanuele" (R.D. 30.10.1860, n. 47). - Per una delineazione di questo periodo così importante dell'attività politico-statistica del De Sanctis, vd. G. TALAMO, F. De Sanctis da Zurigo a Napoli, in "La cultura", f. 1 (1965), pp. 23-27 ed anche L. RUSSO, De Sanctis e la cultura napoletana, 1860-1885, Bari, 1943, pp. 25 e sgg.

(20) Art. 10: "Le scuole universitarie, che presentemente si trovano unite a Licei di queste province meridionali d'Italia, sono abolite per norma generale". Altri interventi appoggiano questa disposizione. L'art. 1, comma 2, del R.D. n. 225 del 16.2.1861 stabilisce che l'istruzione universitaria è affidata all'Università di Napoli (dando ragione - si notino i corsi e i ricorsi storici - al legislatore francese del 1811); il R.D. n. 952 del 19.11.1862 ordinò la definitiva abolizione di ogni cattedra universitaria nei Licei borbonici.

(21) Art. 11: "Le presenti scuole secondarie stabilite in diversi luoghi di quelle province sono conservate, ma verranno modificate secondo la presente legge. Quindi potranno divenire o scuole primarie o ginnasi o licei, secondo la loro importanza".

(22) Art. 13: "Ogni provincia sarà dotata di uno stabilimento di istruzione tanto di primo grado quanto di secondo grado con convitto annesso. I capoluoghi di distretto potranno avere de' ginnasii e de' licei, purché possano dotarli dell'entrata necessaria a sostenerne la spesa."

(23) Art. 6 del citato decreto: "Gli istituti ne' quali si daranno gli studi del primo grado si dicono ginnasii: quei del secondo, licei. Ove entrambi i gradi sono uniti nel medesimo stabilimento si appellano "Licei ginnasiali". Il Consiglio provinciale prendeva atto delle disposizioni del decreto luogotenenziale nella sessione del 6.9.1861: "La commissione per l'istruzione pubblica ha riferito (...) che l'abolito Liceo di Teramo venga dichiarato Liceo Ginnasiale". (Cfr. Giornale del Governo di Abruzzo Ultra I, verb. n. 5, a. 1861, n. 7). Stando all'art. 200 (t. III) della Legge Casati, il Liceo di Teramo è di Il classe, in quanto figura in un capoluogo con una popolazione inferiore ai 40.000 abitanti. Sono di I classe quelli che si trovano in località con popolazione superiore a tale limite; sono di III classe quelli che si trovano in località con popolazione inferiore ai 20.000 abitanti.

(24) L'ultimo verbale in cui compare il Preside Jandelli è del 2.8.1862 (cfr. Deliberazioni del Consiglio degl'Insegnanti-Liceo Ginnasiale-Teramo, nell'Archivio storico della Biblioteca "M. Delfico" di Teramo).

(25) Lo Sgaroni insegnò per breve tempo nell'a.s. 1861-62. Fu sostituito dal Silvestri, che completò l'anno scolastico.

(26) Figura come componente del Consiglio dei professori il 23.12.1862. Nei verbali del gennaio-agosto dell'a.s. 1861-62 non compare. E' da supporsi che l'insegnamento del francese fu impartito da altri professori supplenti o temporaneamente incaricati. (Si veda sempre le Deliberazioni degl'insegnanti, nell'Archivio storico della Biblioteca "M. Delfico" di Teramo).

(27) Fu sostituito nell'a.s. 1862-63 da Biagio Beri (che compare come componente del Consiglio dei docenti il 20.11.1862; si vd. le Deliberazioni, cit.).