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Quella dei Delfico è una famiglia teramana le cui origini si
perdono nel basso Medioevo.
Apparteneva ai "Quarantotto", termine con il quale si
identifica il gruppo di famiglie aristocratiche che, nel corso del '500, avevano
assunto l'amministrazione del comune di Teramo: 48 famiglie, 12 per quartiere.
In origine ha avuto un altro cognome che alcuni ritengono "de
Civitella", tra questi il Savorini (1).
Secondo Niccola Palma invece "È gratuita l'asserzione che il
prisco cognome fu de Civitella. Ho trovato ch'era di Ser Marco, il quale mi
sembra più onorifico dell'altro, poiché Ser era distintivo di
gentiluomini"(2).
Per Francesco Savini, Pier Giovanni cambia il cognome di Ser Marco
in Delfico, "adottando per stemma l'albero delfico di alloro, col motto:
Eat in posteros delphica laurus, che ancora si scorge sul portone dell'antica
casa Delfico" (3).
L'archivio della famiglia conferma l'asserzione del Palma.
Il nome di Ser Marco compare per la prima volta nella pergamena n.
60. Essa contiene due atti, rispettivamente del 1459 (4) e del 1460 (4) in cui
Polisena, figlia di Giovanni di Cola di Teramo e vedova di Ser Marco, agisce a
nome dei figli minorenni. Nel 1459 quindi, Ser Marco, padre di Bartolomeo,
Giovanni, Chiara e di altri figli minori, risulta già morto.
Nella pergamena n. 65 (5) viene chiesta la redazione in pubblica forma di un
atto stipulato da Annunzio di Domenico di Emidio, alias di Sir Marco (6), lo
stesso Annunzio di cui nella perg. n. 68 (7) viene chiesta la copia del
testamento. Si tratta di un discendente di Ser Marco che nel testamento, datato
23 marzo 1494, lascia i suoi beni alla moglie Annunzia, figlia di Cola di Lello
Rubei ed ai figli Giov. Stefano, Berardino, Pier Giovanni, Giov. Battista e
Giov. Vincenzo (7).
Di Pier Giovanni (n. 1481 - m. 1545) parlano vari autori.
Il Muzii dice: "Ha partoriti anco la città nei più moderni
tempi altri letterati, i quali sebbene non hanno mandato opere in luce sono
stati eccellenti, e famosi, ciascuno nella sua professione, e cominciando dai
scritturali Pier Giovanni Delfico canonico aprutino, fu raro teologo e
casista" (8).
Nelle "Opere complete di Melchiorre Delfico'', Pannella
scrive: "II Tullii riferisce il passo del perduto Cartolario che notava:
Petrus Ioannes Canonicus Aprutinus verus religionis observator, vitae ac
castitatis inimitabilis, incredibilis probitatis, patientiae ac continentiae,
Orator eximius ac ingentis doctrinae. Vir ceterisque virtutibus omnibus insignis
obiit 7 Kalendas Augusti 1545 morbo, quem calcolum appellanti, a quo diu tortus
extitit Populo universo lacrimante, seque parem huic nunquam habuisse, neque
alterum habiturum conclamante, vixit annos 64" (9).
Il Palma aggiunge "Tale encomio, sebbene soverchiamente
enfatico, ci rende sicuri del merito straordinario di Pier Giovanni (...)
Giudico che Pier Giovanni stato pur fosse cultore della lingua e delle maniere
greche, sin dal precedente secolo in gran moda in Italia; dappoiché deposto il
cognome di Ser Marco, con cui si incontra nella bolla del canonicato
conferitogli dal vescovo Porcelli a' 3 marzo 1507 e nei protocolli di not.
Matteo Tuzi, fino al 1520, assunse quello di Delfico, che se gli vede unito
negli stessi protocolli e nelle carte del capitolare archivio dal 1524 in
prosieguo". E conclude: "ben augurato cambiamento fu desso, che
adottato da Vincenzo di lui germano e da Orazio di lui nipote, è servito come
di tessera ad omini scienziati e di lettere" (10).
Nell'archivio di famiglia Pier Giovanni è denominato ancora
"di Ser Marco" nella perg. 85 del 1518 (11), "Delfico" nella
perg. 72 del 1532 (12).
Giov. Vincenzo (estremi cronologici conosciuti 1494-1528), fratello
di Pier Giovanni, viene citato dal Palma in quanto amministratore del convento
di San Matteo ("altrimenti cello di Ser Marco") nel 1514 (13), e dal
Savini come magistrato del comune nel 1528 (14). Prende in moglie Salamita de'
Salamiti dalla quale nascono: Orazio I, Fedele, Olimpio, Laura e
Hyppolita.
Di Olimpio (estremi cronologici conosciuti 1532-1569) non si
conosce molto. Nel 1532, allorché era "clerico in minoribus ordinibus",
ottiene dal Capitolo aprutino, dopo la rinuncia dello zio Pier Giovanni, metà
della cappella di S. Margherita (15).
Interviene
in qualità di testimone negli atti n. 14 (16) e n. 68 (17) rogati dal notaio
Angelelli e nella perg. n. 94 dell'archivio di famiglia (18).
Orazio I, probabilmente nato nel 1510 (19) è uno dei più noti personaggi della
famiglia.
Sposa una certa Cecilia (o Cesidia) da cui nascono tre figli:
Flaminio, Marzio e Cinzia.
Nel 1530 gli viene confermato il privilegio del notariato,
tabellionato e giudicato d'ufficio già concesso dal vescovo Francesco
Cherigatto (20).
Nel 1552 viene nominato per un anno, insieme a Mariotto lacomelli,
procuratore e sindaco dell'università di Teramo "per tutti gli affari
dell'università innanzi a ogni Tribunale, a fare compromessi, transazioni,
accuse, quietanze, compre, vendite, locazioni, ipoteche, debiti, mutui,
delegazioni, cessioni, petizioni civili e criminali contro i regii ufficiali
(...), a fare appalti di gabelle, aste, rinunzie ed ogni altro atto e istrumento
a nome della stessa università" (21).
Nel 1556 Orazio con il fratello Fedele, i figli ed altri teramani
partecipa, presso la chiesa di S. Domenico, ad una riunione promossa per cercare
di porre fine agli omicidi, incendi, aggressioni, violenze che imperversano in
Teramo e favorire il ritorno della pace (22). Nel 1559 è procuratore con Orfeo
Urbani della confraternita e cappella di S. Nicola, detta degli Albanesi (23).
È membro del consiglio comunale nel 1560-1561 (24) ove si
distingue per la sua eloquenza, "vir et prudentia pariter et eloquentia
praeditus", così si legge in uno dei libri del parlamento teramano della
metà del '500 (25). Il Savini lo cita a proposito della mancanza di un ceto di
famiglie nobili in Teramo. "E quando per eccezione si legge a qualche nome
di consigliere appiccato il predicato di nobilis, ciò ha il valore di mera
distinzione personale e storica e per nulla riferentesi all'investimento,
ereditario o no, dell'ufficio", per esempio nel volume degli atti
parlamentari del 1552-54 "compaiono insieme il nobile Mariotto lacomelli e
l'egregio Orazio Delfico, ove il nobile è posto a denotare una delle antiche
casate feudali teramane, (...) e l'egregio a distinguere le nuove agiate
famiglie cittadine, quale era allora la
Delfico, che, per quelle vicissitudini delle cose e degli uomini comuni a tutt'i
tempi, venivano sorgendo in luogo delle vecchie stirpi scomparse o che andavano
scomparendo" (26).
Orazio è di nuovo ricordato dal Savini a proposito della divisione
della città in sestieri e poi in quartieri. Nel registro degli atti comunali
(1560-1563) "leggiamo che nel parlamento tenuto ai 24 di giugno 1562,
malgrado l'opposizione del nobile Gio. Ascolo Forti, giusta la quale i due
sestieri della parte nuova della città (dopo la distruzione del sec. XII) detti
di S. Giorgio e di S. Spirito, valendo (certo in quanto a popolazione) gli altri
quattro della parte antica, detti di S. Leonardo, di S.Antonio, di S. Maria e di
S. Croce, così questi ultimi dovevano ridursi a due.
Approvata
la proposta, i sestieri furono ristretti a quartieri sotto le seguenti
denominazioni ancora oggi vigenti: S. Giorgio, S. Spirito, S. Leonardo e S.
Maria" (27).
Tra il 1569 ed il 1573 Orazio acquista diversi terreni e case, quasi tutti nel
territorio di Castagneto(28).
Nel 1573 adotta Giov. Berardino, fìglio naturale del fratello
Fedele, gli cede il cognome e molti beni in Castagneto e Pantaneto (29).
Non si è a conoscenza della data di morte che, comunque, è da
collocare tra.il 1587, anno in cui è ancora vivo, ed il 1597 (nel testamento di
Fedele risulta già morto).
Di Fedele, canonico aprutino, non si conoscono né la data di
nascita né quella di morte. Si trova citato dal 1534 al 1599.
Nel 1534 riceve dal vescovo aprutino Ludovico Cherigatto gli ordini
sacri con l'assegnazione del titolo di chierico (30).
Nel 1541, per rinuncia dello zio Pier Giovanni, ottiene il
canonicato aprutino (31).
Il Palma cita Fedele ricordando che il vescovo di Teramo Giov.
Giacomo Barba (1546-1553) "Certamente in tutto il 1551 se la passò in
Roma, come costa da quattro lettere (...) relative ad aspra inimicizia" tra
l'Arcidiacono Antonio Carriceno ed il canonico Ser Fedele (32).
Di altre aspre inimicizie si trovano tracce nei documenti di
famiglia: nel 1555 Fedele risulta prigioniero del conte di Popoli (33); in una
lettera di Principio Fabrici a Livio Iacomelli (fìglio di Hyppolita Delfico) si
parla di una controversia tra il vicario aprutino ed i canonici che doveva
essere risolta a Roma (34); nelle pergamene n. 138 e 139 si fa cenno alla lite
che oppone i canonici aprutini ad Alessandro Piccolomini per l'eredità del
vescovo di Teramo G. Giacomo Piccolomini (35).
Nel
1587 viene scritto un "memoriale" contro Fedele, che, secondo le
accuse, "habbi molti benefici curati" (...) da molti e molti anni in
qua non ha detto mai messa godendosi l'entrale d'esso canonicato e beneficii
indebitamente (...) ha fatto e fa varie, e diverse mercantie et usure"
diventando tanto potente che nessuno osa opporglisi, mantiene una concubina da
cui ha avuto due figli, "ha praticato spesso con banditi..." (36).
Collegate al "memoriale" sono le dichiarazioni di alcuni
cittadini che negano di aver testimoniato contro di lui davanti al Nunzio
apostolico (37).
Non vi sono documenti, nelle carte di famiglia, che aiutino a
capire se le accuse rispondono a verità. Indubbiamente Fedele gode di notevole
prosperità economica; molti suoi beni vengono intestati, all'atto
dell'acquisto, al fratello Orazio, ai figli di questi ed a Chiara di Giovanni di
Sebenico, la donna con cui vive e che gli ha dato due figli: Giov. Berardino I e
Sagazia.
Non potendo dare il proprio cognome al figlio, lo fa adottare dal
fratello il quale, insieme al nome, gli dona i beni di Castagneto. Orazio però
si assicura che, in seguito, G. Berardino non potrà avanzare pretese sui beni
che spettano invece ai suoi figli carnali (38).
Il 29 novembre 1596 Clemente VIII autorizza Fedele a
disporre dei suoi beni fino a 18000 scudi, dietro pagamento di 2300 scudi alla
Camera Apostolica (39).
Nel
1597 Fedele fa testamento. In esso nomina Orazio II, figlio di G. Berardino
morto nel 1594, erede anche di quei beni che erano intestati al fratello ed agli
altri della famiglia (40).
Muore dopo il 1599.
Laura,
sorella di Grazio e di Fedele, sposa Battista Consorti, giudice ai contratti.
Nell'archivio di famiglia sono reperibili diversi atti di compravendita a suo
nome (41).
Di
Hyppolita, altra sorella, infine, si sa solo che va in sposa a
Piergirolamo Iacomelli e che da lui ha due figli, Livio e Annibale, spesso
citati negli atti della famiglia (42).
Giov. Berardino I (n. 1568 - m. 1594) figlio naturale di Fedele e
di Chiara di Giov. di Selenico, viene adottato nel 1573, all'età di cinque
anni, dallo zio Orazio (43).
Di
lui, oltre agli atti di compravendita (44), si conservano pochi documenti.
Compare nel famoso "memoriale" contro Fedele: "Giovan Bernardino
ha praticato spesso con Banditi quali Banditi detto Don Fedele l'ha ricettati più
volte, et esso Don Fedele con esso suo figliolo hanno armato più volte portando
publicamente la Dagha et Archibugio facendo loro capo di parte et facendo
insulti a questo et a quello..." (45).
Nel 1590 si trova ad Ancona da dove nomina suoi procuratori Fedele
D. e Livio Iacomelli (46).
Nel 1591 viene nominato cassiere della grascia ed "ultima
esitura" della città di Teramo dal Viceré Giovanni de Zunica (47).
Muore nel maggio del 1594, a soli ventisei anni.
Nel testamento, redatto il 13 febbraio 1594, lascia erede
universale il figlio Orazio, nato dal matrimonio con Oridia di Ortenzio, e ne
affida la tutela a Fedele ed a Chiara di Giovanni di Sebenico. In esso non si fa
cenno a Delfica, sua figlia, per questo motivo si suppone sia nata dopo la morte
del padre (48).
La famiglia Delfico non si è estinta grazie a Giov. Berardino. Dei
figli di Orazio I, infatti, Marzio viene citato solamente nell'instrumentum
pacis" del 1556 (49); Flaminio I, che aveva sposato Livia Cesi, muore prima
della nascita del figlio al quale viene dato lo stesso nome: Flaminio II
(estremi cronologici conosciuti 1573 – 1599). Questi ha una sola figlia
Hilaria (estremi cronologici conosciuti 1599-1632) la quale restituisce ad
Orazio II i beni che erano stati acquistati da Fedele a Cologna e Ioannella, ma
che risultavano intestati ad Orazio I ed a Flaminio (50). Hilaria si unisce in
matrimonio con Giov. Luca Bernardi di Teramo da cui ha quattro figli: Giov.
Domenico, Giov. Francesco, Blasio e Giuseppe (51).
Cinzia, figlia di Orazio I, sposa Incecco di Furia dal quale ha un
figlio: Marco.
Nelle sue ultime volontà, dopo aver dato disposizioni per la
sepoltura, Cinzia nomina erede universale
la nipote Simphorosa e, in caso di morte senza eredi, i nipoti:
Francesco Antonio, Giovanni e Giuseppe, figli di Marco (52). Chiara di Giovanni
di Sebenico (estremi cronologici conosciuti 1569 - 1604), anche se non di nome,
fa parte della famiglia. Molti atti, quasi tutti di compravendita, sono
stipulati a suo nome (53). Nel testamento nomina erede di tutti i suoi beni il
nipote Orazio II ed in caso di morte di quest'ultimo la figlia Sagazia, moglie
di Angelo Vannimarini, e Delfica, sorella dello stesso Orazio II (54).
Delfica (estremi cronologici conosciuti 1594 - 1676) sposa Eugenio
Pellicciante da cui ha sei figli: Tommaso, Giuseppe, Francesco, Giacinto,
Roderico ed Eugenio (55).
Orazio
II, ancora minorenne alla morte del padre, viene affidato
alla tutela di Fedele e di Chiara di Sebenico (1594). Prende in moglie Sulcinia
Montani dalla quale ha un figlio: Giov. Berardino II e quattro figlie: Isabella,
Dorinda, Giovanna e Caterina (56).
Nel 1607 viene nominato "Credenziere della dogana delle merci
e credenziere presso il portolonato di Giulianova" dal Viceré Giovanni
Alfonso Pimentel de Herrera (57).
Tra gli atti da lui stipulati (58), se ne vuole ricordare uno del
1628 in cui Orazio II compra da Bartolomeo, Gianluca e Giov. Filippo Mezucelli
15 ducati annui, al prezzo di 150 ducati, necessari per pagare il sussidio
dovuto dall'università di Teramo alle coorti spagnole di Giovanni de Cereseda
(59).
Nelle sue ultime volontà (1632) Orazio II nomina il fìglio Giov.
Berardino II erede universale e fissa per le figlie una dote di duemila ducati
ciascuna (60).
Delle figlie: Dorinda sposa Melchiorre Rozzi di Campli (61);
Isabella si unisce in matrimonio con Francesco Bernardi o de Bernardis (62);
Caterina sposa Matteo Mezucelli (63); Giovanna, infine, diventa moglie di
Torquato Mezucelli (64).
Giov. Berardino II, "capitano a difesa delle mura della città pel
quartiere di S. Giorgio negli assalti del tempo della rivoluzione di Masaniello,
1648" (65), è l'erede di Orazio II (estremi cronologici conosciuti
1632-1655).
Nel 1633 stipula capitoli matrimoniali con Vittoria Cornacchia di Civitella del
Tronto, fissando con la famiglia di lei una dote di duemila ducati (66). Da
questo matrimonio nasce Orazio III.
Rimasto vedovo, il 24 agosto 1640 stipula nuovi capitoli
matrimoniali con Vittoria Rozzi di Campii (67).
Ad integrazione della dote della figlia, Giov. Domenico Rozzi cede
al genero un censo di 70 ducati annui che lo stesso aveva stipulato nel 1642 con
l'università di Teramo (68).
Nel 1649 Tommaso Volpi di Montorio che nel testamento aveva
stabilito "eriggersi due patronati di tutti li suoi beni da repartirsi pro
equali portione uno in Teramo nella Chiesa Cattedrale Aprutina sotto il titolo
di S. Tomasso, et l'altro in Montorio nell'altare maggiore della Chiesa
Collegiata di S. Rocco sotto il titolo di S. Antonio di Padova (...) instituisce
suo herede universale Giov. Berardino Delfico della Città di Teramo et suoi
heredi et successori..." (69).
Nelle
sue ultime volontà G. Berardino nomina eredi i figli Orazio III e Melchiorre I
e fissa in duemila ducati la dote per la figlia Anna Lucia (70).
Muore tra la fine del 1655 ed i primi mesi del 1656.
Orazio
III, nato dal primo matrimonio di G. Berardino dopo il 1633,
si avvia alla carriera ecclesiastica.
Da chierico viene investito del rettorato delle cappellanie di S.
Tommaso apostolo e di S. Antonio di Padova (71), benefici che gli vengono
confermati nel 1666 da Alessandro VI (72).
Nei documenti, a partire dal 1652, viene citato con il titolo di
abate e successivamente di canonico aprutino.
Alla morte del padre diviene tutore dei fratelli Melchiorre I e
Anna Lucia, nati dal secondo matrimonio di G. Berardino.
Molti atti, conservati nell'archivio di famiglia e nell'archivio
notarile, permettono di seguire le sue attività, si tratta di atti privati
relativi a compravendite, debiti, soccide, enfiteusi, censi, permute (73). Nel
1680, in qualità di economo della Cattedrale, stipula un atto di compravendita
(74). Nel 1679 il canonico Geronimo Pesce gli dona i suoi beni mobili e immobili
(75).
Alla
stessa eredità fa riferimento nella donazione del 5 dicembre 1691 con la quale
cede i suoi beni ai figli del fratello Melchiorre (76).
Orazio muore il 3 gennaio 1692 (77).
Melchiorre
I nel 1660 sposa Virginia Bonanni di Aquila (78) da cui ha ben 12 figli: Giov
Bernardino, Giov. Domenico, Filippo Antonio, Elisabetta, Vittoria, Anna Lucia,
Francesca, Olimpia, Sulcinia, Anna Teresa, Maria Antonia e Giovanna. A causa
della numerosa prole ottiene nel 1679 l'esenzione dal pagamento delle tasse
(78). Nell'archivio notarile sono rintracciabili molti atti stipulati da
Melchiorre.
Alcuni di questi riguardano il pagamento delle doti alle sorelle di G. Berardino
II:
Isabella (79) e Giovanna (80), altri sono compravendite, pagamenti
di debiti, enfiteusi, retrovendite ecc. (81).
Nel 1682 stipula un albarano con Odoardo Rozzi per l'eredità di
Francesco Rozzi.
Muore l'8 novembre 1689 (83).
Di Anna Lucia, sorella di Orazio III e Melchiorre I, si conosce
solo ciò che è scritto nel testamento del padre, ossia che "si debba
porre in educazione nel monastero di S. Giovanni" di Teramo "fra sei
mesi dopo la morte di detto testatore a spese degli heredi universali"
(84).
I figli maschi di Melchiorre I ereditano i beni dello zio Orazio
III; a Giov.Domenico e Filippo Antonio viene assegnato l'usufrutto dei beni vita
natural durante, a Giov.Bernardino III la proprietà (85).
Il chierico Filippo Antonio (estremi cronologici conosciuti
1679-1723) compare nell'archivio di famiglia solo con il diploma di laurea in
"utroque iure" conseguito a Fermo nel 1704 (86) e con qualche altro
atto privato.
Giov.
Domenico (estremi cronologici conosciuti 1679-1743} viene investito nel 1692 dei
due benefici di famiglia: S. Tommaso apostolo (87) e S. Antonio di Padova (88),
dopo la morte dello zio Orazio.
Nel 1706 ottiene il beneficio di S. Maria di Loreto sito nella
Cattedrale di Teramo (89).
Muore il 13 gennaio 1743. Nel testamento, datato 5 novembre 1742
che annulla il precedente del 19 agosto 1718, nomina erede dei suoi beni il
nipote Berardo e dispone vari legati in favore della sorella Anna Giovanna,
"monaca nel venerabile monastero di S. Chiara in Civita S. Angelo",
delle nipoti: Virginia o Virgilia, vedova di Domenicantonio de Vincentiis di
Notaresco, Cecilia moglie di Tommaso Pompetti, e Chiara, moglie di Eugenio
Michitelli (90).
Delle figlie di Melchiorre: Anna Giovanna si fa suora; Maria
Antonia si unisce in matrimonio con Gaspare De Bernardis da cui ha due figli:
Chevuoldio (canonico) e Deogratias (91); Vittoria e Francesca, con atto dell'8
gennaio 1691, dichiarano di non voler abbandonare i fratelli e di "assumere
l'habito di religiose monache gesuite, e come tali attendere al serviggio di
Dio", in cambio i fratelli si impegnano a mantenerle vita naturale durante
(92).
Giov. Berardino III (estremi cronologici conosciuti 1679-1704),
primogenito dei figli di Melchiorre, il 27 settembre 1691 prende in moglie
Caterina Rozzi, rinsaldando i vincoli di parentela con l'illustre famiglia di
Campli (93).
Da Caterina egli ha dodici figli, di cui 9 maschi e 3 femmine:
Orazio IV, Melchiorre II, Alvaro, Berardo, Nicola, Virginia, Cecilia, Chiara,
sono i nomi di alcuni di essi.
I documenti che lo riguardano sono in maggioranza atti privati:
compravendite, censi, controversie con i Rozzi per la dote di Caterina (94).
E' ricordato dal Palma a proposito di una "stampata
allegazione in elegante latino" in cui "l'egregio avvocato"
difende le ragioni del Capitolo aprutino, che aveva ereditato i beni del
monastero di S. Atto, contro il Fisco regio alla fine del sec.XVII (95).
Orazio
IV, "profondo giureconsulto" (96) nasce tra il
1688 ed il 1690. Vive con gli zii G. Domenico e Filippo Antonio fino al 1709
quando, a seguito di gravi dissidi relativi all'eredità di G. Bernardino II che
culminano in una vertenza giudiziaria, decidono di separarsi. La lite, promossa
da Orazio presso l'ordinario aprutino, si protrae per diverso tempo (97).
Negli anni 1728-1730 Orazio è contrapposto alla Curia Episcopale
prima come avvocato di Giuseppe di Pietro, colono di una masseria in contrada
Cartecchio, poi a livello personale. Insieme a Carlo Cosmi, infatti, viene
scomunicato dalla Corte vescovile aprutina "per causa d'Immunità e
Giurisdizione Ecclesiastica, violata, et impedita" (98).
Nel corso della causa, conclusasi positivamente per Orazio, sia il
Capitolo aprutino che i rappresentanti dell'università di Teramo danno ottime
informazioni sul suo conto.
Secondo il capitolo aprutino Orazio, che aveva studiato
giurisprudenza a Napoli per sette anni fino alla laurea, torna nel 1716 a Teramo
ed esercita con molta abilità la professione di avvocato, difendendo anche i
poveri senza percepire alcun compenso. È amato e stimato dai suoi concittadini
(99).
I rappresentanti dell'università di Teramo attestano "come il
Dottore Signor D.Orazio Delfico... è della Famiglia antica delli Delfici di
questa Città del Numero di quei del Conseglio, e da molti anni ave esercitato
l'impiego d'Avvocato in questa Provincia con aver dato sempre di se saggio
d'Uomo dotto prudente, morigerato, e modesto in tutte le sue operazioni, senza
che di lui si sia sentita mai alcuna inquietudine, o petulanza, ne scandalo di
sorta alcuna" (100). Nel 1743 il chierico Orazio viene nominato dal vescovo
Tommaso Alessio de Rossi rettore del benefìcio di S. Tommaso apostolo (101).
Nel 1744 si segnala nella lotta contro gli "Alemanni" e
come ricompensa il re gli promette una pensione ecclesiastica di duecento ducati
l'anno o un benefìcio di rendita uguale (reale dispaccio del 24 novembre 1745).
Nel 1752 gli vengono assegnati: l'ufficio di "Vicesegreto"
di Castrovillari (ducati 72), quello di assessore del maestro portolano
d'Abruzzo (ducati 72) e l'ufficio di "regio Credenziero della Dogana di
Grtona a Mare" (ducati 56).
Nel 1754 Orazio chiede al posto del primo ufficio quello di "Doganiero
di Lucera e Fortore" (ducati 72), nel 1756 viene accontentato (102).
Muore tra il 1762 ed il 1765.
Melchiorre II nasce il 21 novembre 1694, abbraccia lo stato
ecclesiastico dopo aver studiato, prima a Napoli leggi civili e canoniche, poi a
Roma teologia. Viene ordinato sacerdote a Roma nel 1719.
Il vescovo aprutino Tanzi lo nomina suo vicario generale nel 1721,
per questo motivo fa ritorno a Teramo (103).
Nel
dicembre 1721 ottiene da Innocenzo III il canonicato aprutino (104).
Il vescovo Scorza lo invia, come suo procuratore, al Concilio
provinciale dei vescovi promosso da Benedetto XIII nel 1725 (105).
Dopo un periodo a Fara S. Martino come vicario del Capitolo
vaticano, diviene in Chieti vicario generale dell'Arcivescovo Filippo Valignani
e vi rimane vicario apostolico dopo la morte di questi nel 1737.
Nel
1738 viene nominato vescovo di Muro (Basilicata).
Muore
nella casa paterna il 27 aprile 1744 (106).
Alvaro, fratello dei precedenti, (estremi cronologici conosciuti
1699-1747} viene nominato canonico aprutino nel 1728 (107), dopo le dimissioni
del fratello Melchiorre.
Dal Palma si apprende che succede al fratello anche nel vicariato a
Fara S. Martino (108).
Nel 1747, insieme ai fratelli, ottiene da Benedetto XIV la
possibilità di celebrare messa nell'oratorio di casa (109)
Nicola,
altro fratello, viene ricordato solo nel primo testamento di Giov.Domenico nel
quale risulta usufruttuario dei beni dello zio insieme a Berardo ed a Melchiorre
(110).
Berardo, l'unico a sposarsi e ad avere figli, nasce a Teramo nel 1705.
E'
priore della confraternita del Rosario, che ha sede in S. Domenico (111).
Nel
1740 prende in moglie Margherita Civico da cui ha cinque figli: Giov.Bernardino
IV, Giov. Filippo, Melchiorre III, Elisabetta e Giov. Domenico (112).
E' contro l'università di Montesilvano nella lite che ha per oggetto il
pagamento della bonatenenza (dal 1720 in poi) sui beni che la famiglia possedeva
in Montesilvano, come si legge nell'opuscolo a stampa conservato nella
biblioteca dell'Archivio di Stato: "Fatto e ragioni per l'università di
Montesilvano con il magnifico D. Berardo, e fratelli Delfico" di Giovanni
de Torres (113).
Nel
1761 i figli, dopo la rinuncia di Orazio IV ormai vecchio, lo propongono, anche
se "novizio", come rettore dei benefici di S. Tommaso apostolo e di S.
Antonio di Padova. La richiesta è respinta dal "Tribunale del Misto
Foro" che gli nega la successione per mancanza di requisiti richiesti dal
Concordato e che invita la famiglia a nominare un estraneo (114).
Muore nel 1774.
II periodo compreso tra il 1750 e il 1850 segna il maggiore
splendore della famiglia Delfico che, prima con i tre fratelli: Giov.
Bernardino, Giov. Filippo e soprattutto Melchiorre, poi con Orazio e Gregorio,
diviene centro di attrazione e di rinnovamento intorno al quale ruota la vita
della provincia.
Il cambiamento si avverte soprattutto dopo il ritorno da Napoli dei
tre fratelli. Essi si propongono di rinnovare la vita culturale, economica e
sociale della provincia cercando, stante Melchiorre a Napoli, di eliminare gli
ostacoli che si frapponevano alla realizzazione di quel programma non facile.
Intorno ai Delfico si viene formando una numerosa schiera di amici:
Vincenzo Comi, Berardo Quartapelle, Alessio Tulli, Eugenio Michitelli, Fulgenzio
Lattanzi, Michelangelo Cicconi, Biagio Michitelli, Giovanni Thaulero ecc. in
provincia; molti sono anche i loro corrispondenti fuori regione. Hanno rapporti
con i più rappresentativi personaggi del periodo con i quali tengono una fitta
corrispondenza.
Molte delle lettere sono andate perdute, altre sono reperibili
nell'archivio di famiglia e rendono possibile la conoscenza dell'ambiente
culturale in cui i Delfico operavano (115).
Giov. Bernardino IV, primogenito di Berardo e Margherita Civico,
nasce a Teramo il 29 dicembre 1739. Nel 1767 sposa Caterina Mazzocchi, unica
figlia di Lorenzo di S. Maria di Capua, giudice di Vicaria ed assessore a Teramo
dal 1759 al 1765, da cui ha un solo figlio: Orazio.
Viene nominato amministratore ed uditore generale dello Stato di
Atri, carica che esercita per circa 30 anni, e, in seguito, presidente onorario
della regia Camera della Sommaria, supremo tribunale per le cause miste
(economiche e giudiziarie) (116).
Viene insignito della croce di commendatore dell'ordine
costantiniano nel 1797 (117), è nominato socio corrispondente dell'Accademia
regale di storia e belle lettere e presidente della Società economica della
provincia di Teramo (118).
Nel 1798-99 partecipa agli avvenimenti che seguono l'invasione
francese nel regno meridionale. Viene condannato all'esilio dai Borboni e gli
vengono sequestrati i beni che poi, nel 1801, gli vengono restituiti (119).
Scrive "Dell'Interamnia pretuzia". Nella prefazione
dichiara "mi cadde nell'animo di poter contribuire qualche simbola
all'immenso magazeno della filologia, ed a ciò invitandomi maggiormente il
natural sentimento di affetto pel luogo natale, mi occupai a ricercarne le
memorie per poterle un giorno offrire alla patria egualmente, che ai curiosi
amatori di queste cognizioni (...) Finalmente a stimolo degli amici (...) e per
lasciare alla patria un ricordo de' miei sentimenti, mi sono ristretto a
combinare, e pubblicare queste Memorie sullo stato antico dell'Interamnia
Pretuziana, e de' suoi Popoli" (120).
Più volte citata dal Palma nel I volume della sua storia,
conosciuta ed apprezzata ovunque, viene pubblicata nel 1812 insieme ad una
raccolta di lapidi.
Giov.Bernardino muore nel 1814 (121).
Giov. Filippo, nato a Teramo il 17 gennaio 1743, compie gli studi a
Napoli insieme ai fratelli e si laurea in giurisprudenza.
A Teramo diviene presidente della Società patriottica, fondata nel
1788 con lo scopo di promuovere l'agricoltura ed il commercio della provincia
(122), poi sindaco dal 1789 al 1791 (123).
Scrive una "Memoria per la conservazione e riproduzione de'
boschi della provincia di Teramo" letta nell'adunanza del I° agosto 1792;
alcune brevi "Riflessioni sulle tavole di Eraclea", inserite da
Francescantonio Grimaldi negli Annali del Regno di Napoli; e diverse memorie
intorno agli "Stucchi", cioè alla servitù del pascolo ritenuta di
ostacolo ai progressi dell'agricoltura (124), di cui poi si è occupato
ampiamente il fratello Melchiorre.
Nella
biblioteca dell'Archivio di Stato di Teramo si conservano inoltre due opuscoli a
stampa di cui egli è autore. Il primo, "Per la ricusa dell'Assessore di
Teramo D. Giacinto Dragonetti nella Real Camera di S. Chiara", è scritto
nel 1779 per la causa della cosiddetta fuga delle monache dal monastero di S.
Matteo di Teramo che vede coinvolto anche il fratello Melchiorre, con l'accusa
di aver istigato e favorito le monache a fuggire ( 125).
Il
secondo, "Per la Università di Miano con il reverendo D. Angelantonio de
Jacobis", datato Napoli, 1779 luglio 15, è relativo all'eredità di
Giacomo de Rubeis. Questi, nel testamento del 1768, aveva stabilito che la sua
eredità dovesse servire all'istituzione di una scuola a Miano che istruisse i
giovani nei primi elementi delle lettere, della religione e della società
civile ed aveva affidato a Berardo Delfico e, dopo di lui, ai primogeniti della
famiglia, la nomina del maestro (126).
Giov.Filippo muore a_Notaresco il 21 settembre 1793 (127).
Melchiorre III, storico, filosofo, uomo politico ed economista nasce a Leognano
il l agosto 1744 (128). Studia a Napoli sotto la guida di valenti maestri quali
il Genovesi, il Rossi, il Ferrigno e quindi si laurea in "utroque
iure" (giurisprudenza) (129).
Nel 1783 viene nominato assessore militare del re nella provincia
di Teramo, carica cui rinuncia nel 1791 (130).
Durante l'invasione francese viene eletto presidente della
municipalità (131), quindi amministratore generale, poi presidente del Supremo
Consiglio di Pescara ed infine membro del Governo provvisorio della Repubblica
napoletana (1798-1799).
Scampato alla reazione borbonica, ripara a S. Marino (maggio 1799)
sotto il nome di Carlo Cauti (132), vi resta fino al 1806 quando Giuseppe
Bonaparte lo chiama a coprire la carica di Consigliere di Stato (133).
Fino al 1809 fa parte della sezione Finanze, nel 1809 ha la
presidenza della sezione Interno e per due volte, nel 1810 e nel 1813, è
nominato ministro dell'Interno. Come consigliere promuove utili istituzioni e
riforme sull'istruzione pubblica, sull'organizzazione dei tribunali, sul catasto
ecc. (134).
Viene nominato commendatore dell'ordine delle Due Sicilie (135),
nel 1815 insignito del titolo di barone (136).
Dopo il ritorno dei Borboni viene confermato nella carica di
presidente della Commissione generale degli archivi del regno (37).
Scoppiata la rivoluzione del 1820, ha l'incarico di tradurre la
costituzione spagnola e di presiedere la Giunta provvisoria di governo.
Nel 1823 si ritira a Teramo, abbandonando ogni attività politica
(138).
E' socio di numerose società ed accademie e presidente
dell'Istituto di incoraggiamento di Napoli (139).
Melchiorre
muore a Teramo il 21 giugno 1835 (140).
Non si ritiene opportuno soffermarsi sulla copiosa produzione di
scritti di Melchiorre che testimoniano i numerosi interessi che egli ebbe nei più
svariati campi della conoscenza, rinviando a questo proposito ai tanti autori
che hanno studiato il suo pensiero e le sue opere, nonché alle "Opere
complete di Melchiorre Delfico" (141).
Sembra invece interessante sottolineare alcuni aspetti emersi
dall'analisi dell'archivio di famiglia, che contribuiscono ad una più
approfondita conoscenza del personaggio, in particolar modo di quello
"privato". Vi si reperiscono infatti molti appunti scritti di suo
pugno sugli argomenti più vari quali leggi, giustizia, diritti delle donne,
successioni, amministrazione dello Stato, feudi, storia, medicina, beneficenza,
numismatica ecc., oltre ai documenti già segnalati nel delineare la sua vita
(142). Tali appunti contengono riferimenti alle sue opere e di alcune di esse si
trovano i manoscritti: "Del territorio beneventano" (143),
"Indizi di morale", "Discorso sulle favole esopiane",
appunti per la
"Seconda Memoria sulla perfettibilità organica considerata come il
principio fisico dell'educazione", "Della specificità in
medicina", "Saggio sul matrimonio" (144), varie memorie relative
agli Stucchi (145).
La parte più cospicua della documentazione comprende le lettere a
lui indirizzate dai personaggi più famosi del tempo con i quali aveva stretto
amicizia durante i suoi viaggi a Pavia, Roma, Milano, Rimini, in Veneto, in
Toscana e naturalmente nel Regno meridionale (146).
Poche sono, invece, le lettere scritte da lui, ma ne rivelano
aspetti inediti dei quali il più evidente è il forte legame con la famiglia
(147).
In esse ad informazioni di carattere politico si alternano
l'interesse per le questioni finanziarie, la preoccupazione per la propria
salute e quella dei suoi cari, l'affettuosa attenzione per i nipoti: si
interessa in modo particolare degli studi del nipote Orazio che accompagna di
persona a Pavia, e sempre per lui si impegna nella ricerca di una moglie con
l'aiuto di alcuni amici. Manifesta, infine, particolare tenerezza per i piccoli
Troiano, Melchiorre "novello" e "Bibì', figli di Marina, che
allietano gli ultimi anni della sua vita.
Elisabetta (n. 1741, m. 1793), sorella di Melchiorre, sposa Berardo
Coletti da cui ha tre figli: Giuseppe, Saverio ed Emilia.
Orazio VI, unico figlio di Giov. Bernardino, nasce a Giulianova
il12 maggio 1769. Compie gli studi a Pavia con Mascheroni, Barletti, Volta,
Spallanzani e Brusati come insegnanti.
Nel
1794 eredita dallo zio materno il titolo di marchese (148).
Stampa nel 1796 a Milano "Osservazioni su di una piccola parte degli
Appennini", dedicata allo zio Filippo Mazzocchi, in cui si prefìgge di
misurare l'altezza del monte più elevato degli Appennini, il Monte Corno, e vi
riesce dopo essersi arrampicato fino alla vetta. Raggiunto lo scopo esegue poi
altre incursioni per "osservare l'indole della Montagna ad oggetto di
mineralogia; e vedere i rapporti dell'altezza della Montagna con quella
dell'atmosfera, e tentarvi altre fisiche osservazioni" (149). Sposa nel
1797 Diomira Mucciarelli di Ascoli da cui ha una sola figlia, Marina (150).
Tra il 1806 ed il 1812 ricopre diversi incarichi militari: colonnello della
legione provinciale, capo battaglione del primo reggimento di fanteria leggera,
capo battaglione dei militi della Guardia e gran maggiore del quarto di linea
(151). Nel 1812 viene nominato ispettore delle acque e foreste per il
ripartimento degli Abruzzi; carica che ricopre per diversi anni (152).
Inoltre è decurione, consigliere provinciale prima e poi
presidente, comandante delle compagnie di riserva, direttore dei dazi indiretti
di Teramo, capo della guardia urbana di Teramo (153).
Nel 1827 Orazio chiede di riavere il suo impiego nel ramo
forestale, ma la sua richiesta viene respinta (154).
Orazio muore nella sua villa di Castagneto il 12 novembre 1842.
Marina (n. 1801 - m. 1867), unica figlia di Orazio, sposa nel 1820
Gregorio De Filippis il quale, aggiungendo al suo cognome quello dei Delfico, ha
permesso la continuazione della illustre famiglia teramana (155).
Gregorio, conte di Longano, nasce a Napoli nel 1801 da Troiano De
Filippis e da Aurora Cicconi (156).
Si trasferisce a Teramo dopo il matrimonio con Marina da cui
nascono sette figli: Troiano, poi senatore del regno d'Italia (n. 1821 m. 1908),
Bernardino (n. 1823), Melchiorre, caricaturista e musicista (n. 1825 m. 1895),
Filippo (n. 1827 m. 1907), Aurora (n. 1829), Ludovico (n. 1833 m. 1866) e
Margherita (n. 1835).
In Teramo scrive le sue opere, tra le quali: "II giudizio
universale" (157), poema eroico di 12 canti, "La Valle di Simmental"(158),
poema di 10 canti, "La Peleide", poema burlesco in 5 canti, la "Risomania",
poemetto in 4 canti, "Gl'Incanti soavi della solitudine e della
malinconia" (159) in versi sciolti, "Ricordi e fantasie sui bagni di
Lucca" (160) ecc. E' inoltre autore di tragedie: Dirce (161), Maria d'Arabona
(162), di drammi storici: Elisabetta Canning(163), Matteo Barthos(164)
e di una commedia "Gl'Incombinabili" (165).
Grande ammiratore dello zio Melchiorre scrive "Della vita e
delle opere di Melchiorre Delfico" (166) nella cui introduzione, diretta
"Agli amici di Melchiorre Delfico", espone i motivi che lo hanno
spinto a pubblicare l'opuscolo: "fu di offerirvi alcun tenero ricordo e
confortarvi a tener maggiormente cara la memoria dell'amico" (167).
Gregorio che ha anche ricoperto diverse cariche pubbliche
(presidente del Consiglio provinciale (168), presidente della Società economica
(169), muore a Teramo nel 1851 (170).
___________________
(1) L. SAVORINI Melchiorre
Delfico (1744-1835). Sta in "Le opere e i giorni". Annuario del
R.Liceo Ginnasio M. Delfico, anni 1926-1932 pp. 9-38.
(2)
ARCHIVIO DI STATO DI TERAMO [d'ora in poi A.S.TE.], Archivio Delfico, [d'ora in
poi A.D.], b. 20, fasc. 300, lettera di Niccola Palma a Gregorio De Filippis:
1835 ottobre 4.
(3)
F. SAVINI, Le famiglie del Teramano, Roma, 1927, pp. 66-67.
(4)
A.S.TE., A.D., perg. n. 60 a): Teramo, 1459 novembre 11; b): Teramo, 1460 aprile
10.
(5)
A.S.TE., A.D., perg. n. 65: Teramo, 1502 novembre 26.
(6)
Nei documenti a volte si trova Syr a volte Ser Marco.
(7)
A.S.TE., perg. n. 68 Teramo, 1510 maggio 27.
(8)
M. DE MUTII, Della storia di Teramo dialoghi sette, con note e aggiunte di
Giacinto Pannella, Teramo 1893, pp. 288-289.
(9)
Opere complete di Melchiorre Delfico, IV, La famiglia e le opere, I Delfico di
G. Pannella, Teramo, 1904, pp. 369-370.
(10)
N. PALMA, Storia della città e diocesi di Teramo, V, Teramo, 1978, 3a ed. pp.
273-274; II, p. 418, p.486, p. 523.
(11)
A.S.TE., A.D., perg. n. 85: Teramo, 1518 aprile 17.
(12)
A.S.TE., A.D., perg. n. 72, Teramo, 1532 marzo 28. Si segnala che nella
pergamena n. 66 (Roma, 1504, agosto 10) viene nominato tale Egidio Delfico,
generale dell'ordine dei minori di S. Francesco. Questi, che già nel 1504 porta
il cognome Delfico, potrebbe essere figlio di Annunzio di Ser Marco, anche se
permangono molti dubbi in proposito. Altra ipotesi è quella di un'errata
interpretazione del testo: cosa non impossibile data la difficoltà di lettura
della pergamena stessa; si tratterrebbe quindi di un Egidio sconosciuto. In
questo caso però non si spiega la presenza del documento nell'archivio Delfico.
Sconosciuto è anche il nome dell'"Eremita Delfico abitante nel Monte S.
Angelo, di cui si ha una specie di profezia intitolata: De la divina creatione
miracolosa venuta, et immortale inconoratione di Carlo di Austria Imperatore:
con la santità di nostro Signore Leon Decimo stampata in Napoli nel 1519".
La citazione è presa da G. De Filippis-Delfico, Della vita e delle opere di
Melchiorre Delfico, Teramo, 1836, p. 95; la stessa è riportata anche in
"Opere complete",... cit., IV, p. 369. I due casi riportati
porterebbero a concludere che il nuovo cognome sia stato "pensato"
prima di quanto si sospetti, "l'ideatore" potrebbe non essere Pier
Giovanni.
(13)
N. PALMA, Storia ... cit., II, p. 468.
(14)
F. SAVINI, Le famiglie .... cit., p. 67.
(15)
A.S.TE., A.D., perg. n. 73: Teramo, 1532 maggio 10.
(16)
F. SAVINI, Gli archivi teramani III. Protocolli teramani del sec. XVI del notaio
Francesco Angelelli, Teramo 1899, p. 13 n. 14: 1552 ottobre 18.
(17)
F. SAVINI, Gli archivi... cit., p. 38 n. 68: 1556, giugno 11.
(18)
A.S.TE., A.D., perg. n. 94: Teramo, 1569 ottobre 10.
(19)
Nella perg. n. 126 viene definito "uomo di 60 anni e oltre"; 1573 nov.
26.
(20)
A.S.TE., A.D., perg. n. 71 : Teramo, 1530 giugno 16.
(21)
F. SAVINI Gli archivi... cit.: Teramo 1899, p. 8 n. 4: 1552, luglio 10.
(22)
A.S.TE., A.D., b. 18 fasc. 225b.
(23)
A.S.TE., A.D., perg. n. 87: Teramo, 1559 febbraio 10.
(24)
N. PALMA, Storia... cit., III, p. 108.
(25)
F. SAVINI, II Comune teramano. Roma 1895, p. 436.
(26)
F. SAVINI, II Comune... cit., p. 339.
(27)
F. SAVINI, II Comune... cit., p. 360. Lo stesso episodio è riportato da N.
Palma: Storia cit., III, pp. 111-112.
(28)
A.S.TE.: sono 30 le pergamene del fondo Delfico che contengono gli atti di
compravendita n. 92, 91, 93, 142, 94, 95, 96, 99, 98, 100, 101, 103, 104, 105,
106, 107, 108, 109, 110, 117, 119, 120, 97, 124, 125.
(29)
A.S.TE., A.D., perg. n. 126: Civitella del Tronto, 1573 novembre 26.
(30)
A.S.TE., A.D., perg. n. 75: Teramo, 1534 febbraio 28.
(31)
A.S TE., A.D., perg. n. 78: Teramo, 1541 aprile 25.
(32)
N. PALMA, Storia... cit. III, pp. 45-46.
(33)
A.S.TE., A.D., perg. n. 84: Teramo, 1555 dicembre 1.
(34)
A.S.TE., A.D., b. 27 fasc. 643: Roma, 1574
maggio 17 e 23.
(35)
A.S.TE., A.D., perg. n. 138: Teramo, 1581 novembre 7; perg. n. 139: Celano, 1582
gennaio 20.
(36)
A.S.TE., A.D., perg. n. 148: Roma, 1587 luglio 31.
(37)
A.S.TE., A.D., perg. n. 149: Teramo, 1587 settembre 2; perg. n. 150: Teramo,
1587 settembre 5.
(38)
A.S.TE., A.D., perg. n. 126: Civitella del Tronto, 1573 novembre 26.
(39)
A.S.TE., A.D., perg. n. 186: Roma, 1604 novembre 11; perg. n. 187: Roma, 1605
agosto 6.
(40)
A.S.TE., A.D., b. 19 fasc. 249: Copia "in
forma libri", datata
Napoli
, 1603 maggio,
del
testamento di Fedele rogato dal notaio Claudio
Cichetta di Teramo in data 15 dicembre 1597.
(41)
A.S.TE., A.D., 1571-1581 pergg. n. 118, 121, 113, 122, 129, 130.
(42)
A.S.TE., A.D., perg. n. 126: Civitella del Trento, 1573 novembre 26; b. 27 fasc.
624,1574; perg. n. 136: 'l'eramo, 1581 aprile 28; perg. n. 149: Teramo, 1587
settembre 2; perg. n. 150: Teramo, 1587 settembre 5; perg. n. 156: Teramo, 1590
maggio 24; perg. n. 162: Ancona, 1590 ottobre 26; perg. n. 161: Giulianova, 1590
novembre 9; perg. n. 165: Napoli, 1591 luglio 31.
(43) A.S.TE., A.D., perg. n. 126: Civitella del Tronto,.1573 novembre 26.
(44) A.S.TE., A.D., b. 1 fasc. 1; pergg. 132, 143, 151, Ì52, 154, 161, 167,
168.
(45)
A.S.TE., A.D., perg. n. 148: Roma, 1587 luglio 31.
(46)
A.S.TE., A.D., perg. n. 162: Ancona, 1590 ottobre 26.
(47)
A.S.TE., perg. n. 165: Napoli, 1591 luglio 31; b. 19 fasc. 242.
(48)
A.S.TE., A.D., perg. n. 169: Teramo, 1594 maggio 24.
(49)
A.S.TE., A.D., b. 18 fasc. 225b.
(50)
A.S.TE., A.D., perg. n. 179: Teramo, 1599 maggio 26.
(51) A.S.TE., Archivio Notarile, atti stipulati da Hilaria: b. 96 not. 92 vol. 3
cc. 26-29: Teramo, 1622 novembre 8; b. 83 not. 84 vol. 10 cc. 32-33: Teramo,
1630 febbraio 7; b. 83 not. 84 vol. 11 c. 20; Teramo, 1632 gennaio 5.
(52)
A.S.TE., Archivio Notarile, b. 83 not. 84 vol. 10 c. 46: Teramo, 1630 febbraio
26.
(53)
A.S.TE., A.D., pergg. n. 145, 155, 156, 157, 158, 159, 163, 164, 166, b. 23
fasc. 370, pergg. 171,172, 173, 174, 175, 176, 177, b. 26 fasc. 530,
pergg.178,179,181,182,183,184, 185.
(54)
A.S.TE., A.D., perg. n. 182: Teramo, 1602 aprile 28.
(55)
A.S.TE., Archivio notarile, perg. estratta dalla b. 82 not. 84 vol. 4 senza
data; b. 84, not. 84, vol. 15 c. 146 e c. 206 anno 1644; b. 84 not. 84 vol. 17
c. 144 anno 1646; b. 220 not. 181 vol. 2 c. 3 - codicillo del testamento -:
Teramo, 1676 aprile 22.
(56)
A.S.TE., A.D., perg. n. 205: Teramo, 1640 novembre 2.
(57)
A.S.TE., A.D., perg. n. 170: Napoli, 1607 giugno 21.
(58)
A.S.TE., A.D., perg. n. 192 del 1611; b. 10 fasc. 105 del 1614; perg. n. 198 del
1628;
Archivio
notarile: b. 91 not. 88 vol. 1 c. 159 del 1613; pergamena estratta dalla b. 82
not. 84 vol. 4 senza data; b. 92 not. 89 vol. 9 cc. 8, 9, 10, 36 del 1623; b. 92
not. 89 vol. 10 c. 13 del 1625; b. 92 not. 89 vol. 12 c. 167 del 1627; b. 92 not.
88 vol. 13 cc. 19, 46, 54 del 1628; b. 93 not. 89 vol. 15 cc. 37, 159 del 1630;
b. 93 not. 89 vol. 17 cc. 42, 191 del 1632.
(59)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 92 not. 88 vol. 13 c. 19: Teramo, 1628 gennaio 6.
Questo documento si collega con la perg. n. 198 dell'Archivio Delfico datata
Teramo, 1628 gennaio 10, in cui i Mezucelli già ricordati, vendono 20 ducati
annui, al prezzo di 200 ducati, necessari per pagare lo stesso sussidio. Non vi
compare Orazio 11.
(60)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 93, not. 89, vol. 17, c. 191: Teramo, 1632
settembre 29.
(61)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 93, not. 89, vol. 17, c. 42: Teramo, 1632
febbraio 7, capitoli matrimoniali.
(62)
A.S.TE., A.D., perg. n. 205: Teramo 1640 novembre 2; Archivio notarile: b. 84
not. 84 vol. 14 c. 22: Teramo, 1642 febbraio 13. Dal matrimonio nascono due
figli: Flaminio e Dorinda che poi sposa Michele Michitelli.
(63)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 95 not. 89 vol. 28 c. 32: Teramo, 1646 giugno 1,
capitoli matrimoniali; b. 95 not. 89 vol. 31 c. 114: Teramo, 1649 aprile 20.
(64)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 134 not. 116 vol. 19 c. 70: Teramo, 1637,
settembre 26, capitoli matrimoniali. Torquato Mezucelli è ricordato da N. PALMA
Storia... cit., IlI, pp. 282-283.
(65)
F. SAVINI Le famiglie... cit., p. 67.
(66)
A.S.TE., perg. n. 201: Civitella del Tronto, 1635 gennaio 12.
(67)
A.S.TE., A.D., b. 25 fasc. 484; Archivio
notarile: b. 102 not. 93 vol. 17 c. 6: Teramo, 1641 gennaio 20.
(68)
A.S.TE., A.D.,.perg. n. 206: Teramo, 1642 marzo 19; pergg. n. 207-208: Campli,
1645 marzo 6 (si tratta di due copie dello stesso atto).
(69)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 95 not. 89 vol. 31 c. 197v: Teramo, 1649 luglio
21.
(70)
A.S.TE., A.D., b. 5 fasc. 27 vol. 2 c. 286;
Archivio notarile b. 134 not. 116 vol. 22 c. 67 Teramo,- 1655 maggio 12. Nel
testamento G. Berardino fa riferimento sia all'eredità di Tommaso Volpi che a
quella di Tommaso Cafarelli "alli canonici soprannumerari" della
Cattedrale aprutina; questo spiega la presenza della pergamena n. 215 (Teramo,
1650 aprile 25) nell'archivio Delfico. Molti atti stipulati da G. B. sono
reperibili nell'Archivio notarile: b. 95 not. 89 vol. 30 c. 80, c. 83 del
1648; b. 95 not. 89 vol. 31c. 141, c. 170, c. 308 del 1649; b. 134 not. 116 vol.
19 c. 70, c. 193 del 1652; b. 134 not. 116 vol. 20 c. 45 del 1653; b. 134 not.
116 vol. 22 cc. 51-52 del 1655.
(71)
A.S.TE., A.D., perg. n. 210: Teramo, 1650 marzo 8.
(72)
A.S.TE., A.D., perg. n. 203: Roma, 1666 agosto 1.
(73)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 134 not. 116 vol. 19 c. 161 del 1652; b. 134 not.
116 vol. 21 c. 85 del 1654; b. 134 not. 116 vol. 23 c. 2, c. 43, c. 44 e c. 82
del 1656; b. 134 not. 116 vol. 24 c. 22, c. 137 del 1657; b. 135 not. 116 vol.
27 c. 27 del 1660; b. 204 not. 175 vol. 1 c. 74 del 1668; b. 220 not. 181 vol. l
c. 87 del 1675.
(74)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 221 not. 181 vol. 8 c. 135: Teramo, 1680 novembre
5.
(75)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 220 not. 181 vol. 5 Teramo, 1679... questo spiega
la presenza della pergamena n. 218 (Roma, 1675 febbraio 13) nell'archivio
Delfico.
(76)
A.S.TE., A.D., b. 5 fasc. 27 vol. 2 c. 290.
(77)
A.S.TE., A.D., fede di morte b. 5 fasc. 27 vol. 2 c. 285.
(78)
A.S.TE., A.D., perg. n. 222: Napoli, 1679 dicembre 18.
(79)
A.S.TE., A.D., perg. n. 220: Teramo, 1676 novembre 28; Archivio notarile: b. 220
not. 181 vol. 2 c. 116 del 1676.
(80)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 221 not. 181 vol. 9 c. 66 del 1681; b. 221 not.
181 vol. 11 c. 96 del 1682; b. 222 not. 181 vol. 12 c. 19 del 1683; b. 222 not.
181 vol. 14 c. 27, c. 173 del 1685.
(81)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 221 not. 181 vol. 9 c. 88 del 1681; b. 222 not.
181 vol. 12 c. 3, c. 11 del 1683; b. 212 not. 177 vol. 18 c. 66 del 1686; b. 177
not. 163 vol. 4 c. 77 del 1669; b. 209 not. 177 vol. 4 c. 154 del 1672; b. 209
not. 177 vol. 4 c. 268 del 1672.
(82)
A.S.TE., A.D., b. 11 fasc. 132.
(83)
A.S.TE., A.D., fede di morte b. 5 fasc. 27 vol. 2 c. 285.
(84)
A.S.TE., A.D., b. 5 fasc. 27 vol. 2 c. 288v.:
Teramo, 1655 maggio 12.
(85)
A.S.TE., A.D., b. 5 fasc. 27 vol. 2 c. 290: Teramo, 1691 dicembre 5.
(86)
A.S.TE., A.D., b. 19 fasc. 238: diploma di
laurea in giurisprudenza (1704).
(87)
A.S.TE., Archivio notarile: b. 223 not. 181 vol. 21 c. 15: Teramo, 1692 gennaio
15.
(88)
A.S.TE., A.D., perg. n. 223: Teramo. 1692 gennaio 24.
(89).
A.S.TE., A.D., perg. n. 231: Roma, 1706 marzo 26; vedi anche b. 5 fasc. 27 vol.
1 cc. 174-182. Il beneficio di S. Maria di Loreto era stato istituito nel 1681
da Giovanni Nochichia il quale aveva stabilito che, dopo la sua morte, la nomina
del rettore dovesse spettare "pro una voce favore Abbatissae et Vicariae V.
Monasterii S. Ioannis dicti Civitatis in perpetuum, pro alia voce favore
filiorum et haeredum, ac successorum quondam Montani de Montanis pariter in
perpetuum". Dopo la morte del rettore Polito Masci era nata tra gli eventi
diritto una controversia per la designazione del successore che culminò con la
nomina di tre rettori contemporaneamente: Filippo Gaetano Caresta, Gennaro
Costanzo Liggio e G. Domenico Delfico. Con la definitiva designazione di G.
Domenico si pose fine alla questione.
(90)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 409 not. 267 vol. 25 c. 11; A.D.: b. 5 fasc. 28.
Il testamento precedente è reperibile nella b. 229 not. 181 vol. 47 c. 47
Teramo, 1718 agosto 19, sempre dell'Archivio notarile.
(91)
A.S.TE., A.D., perg. n. 246: Teramo, 1742 agosto 20.
(92)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 223 not. 181 vol. 20 c. 4.
(93)
A.S.TE., A.D., b. 21 fasc. 310b anno 1701.
Estratto dal libro dei matrimoni della Cattedrale di Campli.
(94)
A.S.TE., A.D., perg. n. 225 del 1693; b. 16 fasc. 180h del 1693, perg. n. 229
del 1700, perg. n. 230 del 1703; Archivio notarile: b. 223 not. 181 vol. 19 c.
187 del 1690; b. 223 not. 181 vol. 20 c. 97, c. 236 del 1691; b. 224 not. 181
vol. 22 c. 415 del 1693; b. 224 not. 181 vol. 23 c. 433 del 1694.
(95)
N. PALMA Storia... cit., IV, pp. 122-123. In realtà il Palma attribuisce
l'allegazione a Giov. Berardino II, il quale muore tra il 1655 ed il 1656. Il
testo dell'allegazione è reperibile nell'Archivio Delfico: b. 5 fasc. 27 vol. 1
cc. 351-353.
(96)
N. PALMA, Storia.. cit., V, p. 109.
(97)
A.S.TE., A.D., b. 5 fasc. 27 vol. 2 c. 298. Vi
si può trovare il sommario della vertenza con la risoluzione finale di
"Gabriel de Seriannis Sacre Consistorialis Aulae advocatus".
(98)
A.S.TE., A.D., b. 5 fasc. 27 vol. 2 c. 17:
Teramo, 1729 ottobre 30.
(99)
A.S.TE., A.D., b. 5 fasc. 27 vol. 2 c. 31:
Teramo 1727, 9 delle idi di marzo.
(100) A.S.TE., A.D., b. 5 fasc. 27 vol. 2 e. 31: Teramo, 1729 giugno 1 "Aprutina
praetensuram censuram pro D. Horatio Delfico e D. Carolo Cosmi".
(101)
A.S.TE., A.D., perg. n. 248: Teramo, 1743 maggio 4; N. PALMA Storia... cit., V,
p. 109.
(102) A.S.TE., A.D., b. 8 fasc. 45; b. 16 fasc. 181.
(103) N. PALMA, Storia... cit., III, p. 417.
(104)
A.S.TE., A.D., perg. n. 241: Roma, 1721 dicembre 9.
(105)
N. PALMA, Storia... cit., III, p. 420.
(106)
N. PALMA, Storia... cit., V, pp. 106-109; vol. 3 p. 424.
(107)
A.S.TE., A.D., perg. n. 243: Roma, 1728 settembre 4; perg. n. 244: Roma, 1728
settembre 4.
(108)
N. PALMA, Storia.. cit., V, p. 109.
(109)
A.S.TE., A.D., b. 21 fasc. 310c.
(110)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 229 not. 181 vol. 47 cc. 47-49: Teramo, 1718
agosto 19.
Questo primo testamento è stato stilato nel periodo della vertenza tra Orazio
IV e Giov. Domenico. La famiglia è chiaramente divisa in due, da una parte
Giov. Domenico, Nicola, Berardo e Melchiorre, dall'altra Alvaro, Virgilia,
Cecilia, Chiara e soprattutto Orazio ai quali il testatore proibisce di poter
pretendere cosa alcuna dell'eredità.
(111)
A.S.TE., Archivio notarile, b. 406 not. 267 vol. 6 c. 182 del 1724: b. 407 not.
267 vol. 15 c. 39, c. 154 del 1733; b. 408 not. 267 vol. 17 c. 34 del 1735; b.
413 not. 268 vol. 16 c. 31 del 1735; b. 413 not. 268 vol. 17 c. 4 del 1736.
(112)
A.S.TE., A.D., b. 26 fasc. 547. Estratto dal
Catasto di Teramo del 1749.
(113)
Opuscolo datato Napoli, 1753 febbraio 16.
(114)
A.S.TE., A.D., b. 17 fasc. 199 (1761-1765).
Berardo doveva ancora completare gli studi teologici prima di prendere i voti.
La proposta di abbreviare l'iter viene respinta. La famiglia presenta
successivamente la candidatura di Melchiorre III.
(115)
G. DE LUCIA Alcuni aspetti dell'opera dei fratelli Delfico nella provincia di
Teramo sta in "Abruzzo" anno VII n. 1 - 1969 pp. 117-128: G. DE LUCIA.
La cultura abruzzese nel periodo borbonico, sta in "Abruzzo" anno VI
n. 1 - 1968 pp. 127-148; G. PANNELLA: I tempi di Melchiorre Delfico, sta in
Opere complete ... cit. I, Teramo, 1901 pp. VI-VIII; G. PANNELLA: I Delfico sta
in Opere complete citate vol. 4 pp. 369-371.
(116)
N. PALMA, Storia... cit., V, pp. 309-311.
(117)
A.S.TE., A.D., b. 20, fasc. 305.
(118)
1810-1813. G. DE LUCIA, La società patriottica della provincia di Apruzzo
Ulteriore I°, Appendice n. I p. 94 sta in "Rivista di storia
dell'agricoltura" n. 3, 1965.
(119)
A.S.TE., A.D., b. 19 fasc.245; b.27 fasc.597; b.25 fasc.478; b. 19 fasc. 226.
Vedi anche L., COPPA ZUCCARI, Notamenti dei rei di Stato, delle province di
Chieli e di Teramo: 1801, Teramo, 1962; L. COPPA ZUCCARI. L'invasione francese
negli Abruzzi (1798-1815) 4 voll. Aquila Roma 1928-1939.
(120)
G. B. DELFICO, "Dell'Interamnia Pretuzia", Napoli 1812, p. VIII.
(121)
N. PALMA, Storia ... cit., I; V, pp. 309-311.
(122)
A.S.TE., A.D., b. 18 fasc. 210, fasc. 217; G.
DE LUCIA: La società patriottica... citata.
(123)
A.S.TE., Archivio comunale di Teramo, Deliberazioni, b. 1 vol. 2 (1771-1799) cc.
60-65 dal 19 settembre 1789 al 9 settembre 1791.
(124) A.S.TE., A.D., b. 18 fasc. 217.
(125)
A.S.TE., A.D., b. 17 fasc. 192d; b. 10 fasc. 124.
(126)
A.S.TE., A.D., b. 10 fasc. 125; b. 26 fasc. 546;
b. 17 fasc. 192a; perg. n. 245: Roma, 1733 ottobre 5.
(127)
N. PALMA, Storia... cit., V, pp. 256-249; "Notizie di Ambrogio Fiorini
spettanti all'elogio di Giovan Filippo Delfico", 1794.
(128)
A.S.TE., A.D., b. 19 fasc. 244b. Il fascicolo
è costituito da una minuta di mano dello stesso Melchiorre, in cui egli narra
le vicende della sua vita fino agli anni della vecchiaia.
(129)
A.S.TE., A.D., perg. n. 252: Napoli, 1783 settembre 13.
(130)
A.S.TE., A.D., b. 17 fasc. 197.
(131)
A.S.TE., Processi civili degli aboliti fori, b. 241 fasc. 6148: Elenco dei
membri della Municipalità di Teramo.
(132)
A.S.TE., A.D., b. 19 fasc. 244b: Autobiografia
citata "Su la fine
del
secolo per evitare i disordini della generale
anarchia, che potevano colpire anche gl'innocenti, fui abbastanza fortunato per
andar a trovar la mia pace su la vetta del Titano, in quello stato politico
microscopico, e che perciò non eccitava né desideri né gelosie. Nella lunga
dimora colà di circa sei anni, avendo riprese le mia abitudini intellettuali,
per mostrare sentimenti di gratitudine al Governo nel quale viveva, mi occupai
lungamente a rintracciarne le memorie storiche, le quali a pubblica
soddisfazione dai torchi di
Milano viddero la luce".
(133)
A.S.TE., A.D., b. 19 fasc. 230:
Napoli
, 1806 giugno 3.
(134)
A.S.TE., A.D., b. 14 fasc. 160; b. 18 fasc.
205.
(135)
A.S.TE., A.D., b. 16 fasc. 173, 1808.
(136)
A.S.TE., A.D., b. 19 fasc. 231.
(137)
A.S.TE., A.D., b. 19 fasc. 244b: Autobiografia
citata: "Ma reduce felicemente il nostro Padre e Re parve risorgere il mio
spirito sotto il governo della giustizia e della Pace. Onorato della Real
Munificenza di una pensione di ducati (...) al mese, ed in seguito di altri 900
ducati annui a titolo d'indennita per l'incarico lasciatomi di Presidente della
Commissione generale de' Reali Archivii".
(138)
A.S.TE., A.D., b. 19 fasc. 244b: Autobiografìa
citata: "Ritiratomi in Provincia e nel seno della famiglia coll'onorevole
congedo di S. M. (...). Nel riposo e nella domestica tranquillità, non potendo
tener nell'ozio le facoltà della mente, ma vedendo che esse non soffrivano più
quella specie di travaglio e di sostenuta attenzione che le scienze richiedono,
mi parve che le antichità patrie e le origini Italiche esser potessero oggetto
più convenevole all'età mia. Così quasi per passar tempo scrissi e pubblicai
la Numismatica Atriana...".
(139)
A.S.TE., A.D., b. 17 fasc. 197;
b. 16 fasc. 173; b. 19 fasc. 247; b. 19 fasc. 237;
b. 19 fasc 246.
(140)
A.S.TE., Stato civile, b. 1928, vol. 78 atti di morte, 1835; R. AURINI,
Dizionario bibliografico della gente d'Abruzzo, III, Teramo 1958, pp. 5-52.
(141)
Opere Complete di Melchiorre Delfico a cura di L. SAVORINI e G. PANNELLA in 4
volumi, Teramo 1901, 1903, 1904.
(142)
A.S.TE., A.D., b.8 fasc 36, 38, 39, 40, 41, 42, 43,45, 46; b. 16 fasc. 172; b.
17 fasc. 200a, b; b.
20 fasc. 250; b. 20 fasc. 305d; b. 25 fasc. 514;
b. 15 fasc. 171.
(143)
A.S.TE., A.D., b. 16 fasc. 178; b. 19 fasc.
244b Autobiografia citata: "Dopo 1' educazione nella casa fu condotto in
Napoli con i suoi maggiori fratelli per l'istruzione, dove fece tal profitto,
che essendo ancora imberbe gli fu fatta la confidenza dall'illustre Magistrato
in quel tempo D. Ferdinando de Leon, di essere stato egli incaricato dal Trono
di scrivere su la giustizia del ricupero di Benevento, ma che le altre sue
occupazioni non gli permettevano di fare questo lavoro, nella brevità del
termine, che gli era stato accordato, e sollecitò il giovane amico ad
intraprenderla (...) in qualche mese il travaglio fu compito approvato ed
accettato (...). Lo scritto per Benevento agevolò le trattative di concordia,
per cui non si stimò della saviezza del Governo di pubblicarlo colla stampa; ma
ne conservo ancora il borro di mia mano".
(144)
A.S.TE., A.D., b. 17 fasc. 204a; b. 19 fasc.
244b: Autobiografia citata: "Avendo esteso un poco più le mie
considerazioni tra i più generali rapporti sociali e parendomi riconoscer la
leggerezza delle leggi e delle opinioni su i rapporti coniugali, senza ostentare
la modestia e la virtù esposi le mie considerazioni in un opuscolo intitolato
"Saggio Filosofico sul matrimonio" indicandone i fondamenti morali, e
mostrando che le dottrine sostenute allora in favor del Divorzio, erano poggiate
sopra falsi principii i quali oltre di suo alla Religione, contradicevano la
Natura e la Ragione".
(145)
A.S.TE., A.D., Sugli stucchi vedere b. 18.
(146)
Fortis, Bertola, Neumann, Spallanzani, Toaldo, Spannocchi, Gazola, Trivulzio,
Melzi, Tracy, Amoretti, Filangieri, Zurlo, Dragonetti, per citare alcuni
corrispondenti. Molte lettere sono raccolte in "Opere complete..." cit.,
IV.
(147)
A.S.TE., A.D., Sono 16 le lettere dirette ai fratelli ed ai nipoti: b. 24 fasc.
453c (1790-1796); b. 13 fasc. 158a (1814-1822); b. 24 fasc. 461 (1834). N. 24 le
lettere dirette al barone Michele Genovesi, secondo marito di Aurora Cicconi,
madre di Gregorio De Filippis: b. 22 fasc. 320c (18221828). N. 38 le lettere
indirizzate a Luigi Dragonetti che, però, sono solo copie: b. 20 fasc. 292
(1822-1834).
(148)
A.S.TE., A.D., b. 23 fasc. 367; b. 7 fasc. 33;
b. 10 fasc. 121; b. 12 fasc. 157c.
(149)
O. DELFICO, Osservazione su di una piccola parte degli Appennini. Sta in
Appendice a "Dell'Interamnia pretuzia". Napoli 1812, p. 9.
(150)
A.S.TE., A.D., b. 21 fasc. 311d.
(151)
A.S.TE., A.D., b. 26 fasc. 549; b. 17 fasc.
189;
N. PALMA
Storia.. cit., V, pp. 371-372.
(152)
A.S.TE., A.D., b. 17 fasc. 190.
(153)
A.S.TE., A.D., b. 17 fasc. 191; b. 20 fasc.
303; b. 17 fasc. 203; N. PALMA, Storia... cit., V, p. 372.
(154)
A.S.TE., Intendenza borbonica, Serie Polizia, b. 146 fasc. 9: È interessante
leggere cosa risponde l'intendente alla richiesta di informazioni formulata dal
Ministro segretario di Stato della polizia generale sul conto di Orazio
"Gl'individui tutti della famiglia Delfico di questo Comune, compreso D.
Orazio, (...) sin dal 1780, o circa, venivano considerati per settarii, e
vennero come tali perseguitati, unitamente a' loro aderenti, parte de' quali
furono imprigionati, ed altri si resero latitanti (...). Invaso il Regno, nel
1798, vennero rilasciat'i Detenuti, e ripatriarono i latitanti. Tutti mostrarono
adesione al sistema republicano, ed al D. Orazio, che si addisse al ramo
militare, si attribuirono delle eccedenze.
Tornato
quind'il sovrano legittimo, D. Melchiorre Delfico, e lo stesso D. Orazio di lui
nipote fuggirono dal Regno. D. Giambernardino Delfico, ed altri furono quindi
arrestati, e condannati; ma poscia tutti liberati, con indulto dietro la pace di
Firenze, e ripatriarono anche gli Esuli. Occupato nuovamente il Regno, nel 1806,
la famiglia Delfico godé somma influenza nel tempo dell'occupazione militare, e
lo stesso D. Orazio ebbe alti gradi militari, e gli furono pure addebitate
dell'eccedenze. Fu infine nominato Ispettore delle acque e foreste nel
Ripartimento degli Abruzzi. Nel disgraziato periodo del nonimestre
"(1820)" chiese, ed ottenne la carica di Direttore de' Dazi indiretti,
ma in quelle eversive aberrazioni, non manco far parte de' Carbonari, e venn'elevato
al grado di G. M. in una delle quattro sezioni della vendita de' Carbonari, ed
in tale circostanza tenne regolare condotta. Ma non di meno tutti sono persuasi
de' di lui sentimenti Liberari costantemente
dimostrati 'n ogni circostanza. Vogliamo credere di avergli abbandonati nella
provetta età? Experimentum periculosum!".
(155)
A.S.TE., A.D., b. 24 fasc. 446.
(156)
A.S.TE., A.D., b. 24 fasc. 437.
(157)
A.S.TE., A.D., b. 27 fasc. 607.
(158)
A.S.TE., A.D., b. 17 fasc. 194.
(159)
A.S.TE., A.D., b. 27 fasc. 606.
(160)
A.S.TE., A.D., b. 27 fasc. 606.
(161)
A.S.TE.. A.D., b. 14 fasc. 163.
(162)
A.S.TE., A.D., b. 14 fasc. 164.
(163)
A.S.TE., A.D., b. 14 fasc. 162.
(164)
A.S.TE., A.D., b. 14 fasc. 166.
(165)
A.S.TE., A.D., b. 14 fasc. 165.
(166)
A.S.TE., A.D., b. 15 fasc. 171;
b. 24 fasc. 373; b. 24 fasc. 374; b. 24 fasc. 375.
(167)
G. DE FILIPPIS DELFICO. Della vita e delle opere di Melchiorre Delfico, Teramo
1836.
(168)
A.S.TE., A.D., b. 17 fasc. 202.
(169)
A.S TÈ., A.D., b. 24 fasc. 387.
(170)
N. PALMA, Storia... cit., V, pp. 31-33.
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