De Filippis

 

De Filippis-Delfico

 

(Teramo, 1820)

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Stemma famiglia De Filippis-Delfico, Teramo, 1820

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Delfico

(Napoli, sec. XVIII)

(Teramo, sec. XV)

Stemma famiglia De Filippis, Napoli, sec.XVIII

Stemma famiglia Delfico, Teramo, sec.XV

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Epistolario

Melchiorre Delfico a Berardo Quartapelle (1)

Lettera datata 23 marzo 1790

Pubblicata in Opere complete, IV, pp. 9-11. Non controllato il ms originale.

Riguarda una trattativa di matrimonio tra Orazio Delfico e Carolina Bellisomi di Pavia. Si citano Giamberardino e Gian-Filippo, la famiglia Mazzocchi, la marchesa Botta, il matematico Gratognini. Si fa riferimento alla costruzione del nuovo palazzo di famiglia in Teramo e all'asse ereditario dei Delfico.

Ubicazione del manoscritto: -

A cura di Luciana D'Annunzio

 

Trascrizione

Teramo, 23 marzo 1790

 

Caro D. Berardo (2),

Il tempo impedì la posta di partire in passato, e fu un vero controtempo; poichè per darvi solleciti riscontri aveva spedito in Atri per render nota la vostra a Giamberardino (3-4) e fare, come volevate, il testimonio.

Certamente le proposizioni sono troppo lusinghiere per l' animo d'un padre; e tutte le qualità e circostanze che concorrono nel soggetto, dovevano eccitare il più vivo desiderio di vederne il compimento.

Sicchè egli mi scrisse che primamente vi avessi ringraziato dell'interesse che prendevate pel nostro Orazio, e che la notizia era sicuramente la più lieta che l'animo suo avesse potuto sentire; niente più dovendo desiderare che il bene e la felicità del figlio. Come dunque siamo stati tutti concordi per questa  parte, così lo siamo stati per l'altra che richiede tutta la sincerità e la delicatezza: cioè che non rimanesse nè errore, nè illusione sul nostro stato e le nostre circostanze. Non devo parlar di Orazio, poichè costì già è conosciuto, e conoscendo anche me, potete pur dire che i miei fratelli mi sono stati e mi sono ancora esempio d'imitazione, e la nostra pace viene dalla più perfetta omogeneità di sentimenti. Gian-Filippo vi avrà scritto dello stato della rendita, al che parmi dover pure aggiungere che tutto l'asse rimane indiviso ad Orazio, poichè in famiglia vi è stretta primogenitura. Che su l' eredità di Mazzocchi (5) si può contare con certezza; e non dovrebbe anche mancargli qualche altra successione, per parte dell'ava materna.

La casa di nostra abitazione, essendo finita, sarà decorosa per ogni nobile abitatore. In quanto alla città non è certamente la più infelice fra quelle delle nostre provincie, ma chi si contenta di una buona famiglia piuttosto che di una buona città indica dei veri sentimenti di saviezza. Del resto io ho amato sempre la mia patria, come sapete, non tanto per immaginazione o pregiudizio, quanto perchè il carattere generale delle persone ed anche del popolo è buono e docile, e perchè per la nostra famiglia vi ha veramente un rispetto universale. In quanto al mantenimento non si mancherà certamente di quanto a nobile famiglia si conviene, ed il vantaggio di vivere in una piccola città è appunto di poter fare con una rendita mediocre quel mantenimento, che in una più grande città non si può fare col doppio o col triplo: oltre a ciò si dovrà essere sicuro anticipatamente che il nostro principale pensiero sarà di voler vedere sempre contenta e soddisfatta la persona che verrà ad onorarci. Eccovi di noi.

Prima che voi aveste scritto, in più occasioni io aveva già parlato dell'educazione che costì si dà alle figlie fra la nobiltà, e di ciò parlando, e di quelle che si distinguevano per bellezza e per le altre doti dell'animo, ho confermato sempre il mio giudizio che Donna Carolina aveva la bellezza della bontà, e la soavità della beneficenza; e vi ricorderete che spesso fra noi e col sig. Grattognini (6) ancora essendo in tali, ragionamenti, io ho parlato di lei come di qualche cosa di singolare.

Io non posso dire di averla veduta o trattata che due volte, cioè, una in casa Botta, e l'altra in casa propria, anzi, dans l' asile impénétrable, come si espresse madama la governante, ma quella soavitá di fisonomia resta indelebile nella immaginazione.

In quanto alla dote, della quale ci parlate, non abbiamo nulla a replicare, e quando si tratta in buona fede, la dote, piuttosto è un affare di casa Bellisomi (7) che nostro.  

Eccovi, parmi, gli articoli più interessanti.

Ora vi dirò che questa mia come quella di Gian-Filippo dovete comunicarla al nostro sig. Grattognini che se io ho stimato sempre per i suoi illustri talenti, ho amato anche sempre pel suo eccellente costume e per l' effettiva affezione avuta per Orazio. È certamente niun maggior grado d'affetto potrà mostrargli che in pensare alla felicità dei suoi giorni; ma volendoci pensare veramente, si deve far carico di tutto l' antecedente. Più essendo egli confidente e buon amico della famiglia, desidero che il primo consenso sia quello della Damina, che dopo questo cerchi di scoprire l' animo del padre, della marchesa, del fratello, perchè in trattati d'amicizia ciascun individuo deve restare inteso. Dopo ciò una richiesta formale, mi parrebbe che dovesse essere fatta da qualche persona del loro rango, e già penserete tutti alla marchesa Botta (8) che tanto ci onora con la sua amicizia.

Vi dirò finalmente che io ho il più di ragione di esser desideroso di tal partito. Fu un mio pensiero di farvi venire Orazio e tutti ne siamo restati contenti. Se costì dunque, dove ha formato il suo spirito, potesse contrarre anche quei vincoli che possono fare la sua felicità ed il contenuto di tutta la famiglia, io ne sarei sommamente lieto e Pavia sarà in perpetuo la Gerusalemme celeste del mio cuore. Quali saranno le nostre obbligazioni al sig. Grattognini!  

Abbraccialo per me, come io abbraccio voi con pieno sentimento di amicizia, con la quale mi ridico.

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(1) Lettera riguardante una trattativa di matrimonio tra Orazio Delfico e Carolina Bellisomi, di Pavia.(fe, 2005)

(2) Il Quartapelle dal 1788 al 1790, fu in Pavia insieme a Orazio Delfico agli studi dell'Università. (op.compl. IV)

(3) Viveva colà come Amministratore ed Uditore Generale dello Stato d'Atri, divenuto Regio Allodiale. (op.compl. IV)

(4) Giamberardino visse in Atri per 30 anni, cfr Striglioni, 1994, p. 30. (fe, 2005)

(5) Il riferimento è alla famiglia di Caterina Mazzocchi, moglie di Giamberardino (1767) e madre di Orazio. Per una documentazione sull'argomento si rinvia a Striglioni 1994, pp. 30 e 98-99. (fe, 2005)

(6) Si tratta probabilmente del matematico Giovanni Gratognini (Pavia 1757-1824), prima studente e poi professore nell'Università di Pavia. Nel catalogo della Biblioteca Delfico, proveniente dalla biblioteca della famiglia Delfico, figurano i seguenti due scritti: Giovanni Gratognini, Saggio analitico sopra una svista comune nel problema per la valutazione dell'annuità del calcolo differenziale ed integrale nel sommare le Serie Armoniche relativamente a tale problema, in Pavia, nella Stamperia del R.I. Monastero di S. Salvatore, 1782; Lorenzo Mascheroni, Giovanni Gratognini, Esame analitico di un paradosso proposto al geometri dal sig. d'Alembert, e della soluzione datane dal ch. sig. ab. Don Lorenzo Mascheroni, Pavia Monastero di S. Salvatore 1790. (fe, 2005)

(7) L'archivio privato della famiglia Bellisomi è conservato presso la Biblioteca civica "Carlo Bonetta" di Pavia. (fe, 2005)

(8) Si tratta con tutta probabilità di Clementine Botta Adorno, nata Arconati. Nel Fondo Delfico della Biblioteca provinciale di Teramo si trovano numerose sue lettere inviate, da Pavia, a Melchiorre Delfico tra il mese di maggio del 1790 e il mese di agosto del 1798, cfr Marcello Sgattoni, Il "Fondo Delfico" della Biblioteca provinciale di Teramo, in "Aprutium", XIII (1995), p. 42. (fe, 05). Per l'albero genealogico della famiglia Botta si rinvia alla pagina internet  http://www.sardimpex.com/FILES/BOTTA.htm (fe, 2005)