De Filippis

 

De Filippis-Delfico

 

(Teramo, 1820)

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Stemma famiglia De Filippis-Delfico, Teramo, 1820

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Delfico

(Napoli, sec. XVIII)

(Teramo, sec. XV)

Stemma famiglia De Filippis, Napoli, sec.XVIII

Stemma famiglia Delfico, Teramo, sec.XV

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Il cinema Olimpia in Castellamare Adriatico

di Luciana D'Annunzio

Castellamare Adriatico, nei primi anni successivi all’unità d’Italia, epoca della costruzione della linea ferroviaria adriatica, era un borgo collinare ed agricolo del circondario di Città S. Angelo, in provincia di Teramo, gravitante attorno alla chiesa della Madonna dei Sette Dolori e, successivamente unito a Pescara a seguito della costituzione della nuova provincia, avvenuta il 2 gennaio 1927. L'economia del piccolo centro rimase a lungo del tutto legata alla realtà rurale fino al 1863 quando, alla presenza del re Vittorio Emanuele II, fu inaugurata la stazione ferroviaria della quale quest’anno ricorre il 150° anniversario.

La presenza dello scalo ferroviario favorì la libera nascita di un mercato giornaliero tanto che l’amministrazione comunale decise di trasferire, nei pressi della stazione, il mercato domenicale che si teneva a Villa Muzii. Si costituì in tal modo il primo insediamento di quella che sarà successivamente definita Piazza del Mercato e poi del Sacro Cuore, a seguito della costruzione della chiesa, aperta al culto nel 1900 ancora incompleta, per sostituire la piccola chiesa di S. Anna, sita all'interno di Villa Muzii, diventata ormai insufficiente a fronte di una comunità che cresceva rapidamente.

Nell’arco di qualche decennio la zona compresa tra la stazione ed il mare prosperò notevolmente e fu ampiamente edificata determinando sia una veloce e non pianificata urbanizzazione del territorio, quanto il decisivo impulso dello sviluppo commerciale, residenziale e turistico con l’organizzazione dei primi impianti balneari.

Tale fermento fece sì che si pensasse anche alla realizzazione di una seppur ridotta struttura teatrale. A questo proposito il settimanale Il Faro del 27 gennaio 1910 riportava la seguente notizia: "Procedono alacremente i lavori della nuova ed ampia sala per cinematografo e per concerto, che sorgerà al lato est della Piazza del Sacro Cuore in Castellamare, a cura dei signori Di Silvestro e Di Michele. La magnifica sala sarà decorata con la ben nota abilità dal distinto prof. Di Silvestro. E’ provvista di un comodo foyer, ove sarà collocato un bar; in fondo vi è un gran palcoscenico e intorno alle pareti interne corre una balconata, che sarà adibita a galleria. Vanno le migliori lodi ai signori Di Silvestro e Di Michele per la loro iniziativa, e facciamo ad essi i più fervidi auguri. La sala sarà probabilmente inaugurata nel prossimo mese"(1).

Difatti il 28 febbraio viene inaugurato il nuovo cinematografo Iris con un banchetto, allestito nei medesimi locali, al quale parteciparono molti invitati che con affettuose parole augurali e brindisi approvarono allegramente l’evento ed ai quali si aggiunse il Concertino di Pescara che allietò il festeggiamento eseguendo scelti brani da ballo.

Il prof. Antonio Di Silvestro ringraziò tutti con "un vibrante e poetico discorso, nel quale accennò all’utile insegnamento che il popolo ritraeva dal cinematografo", discorso che era stato fatto stampare dalla tipografia Verrocchio in un elegante cartoncino e distribuito come ricordo a tutti i commensali (2).

Il cinematografo Iris in una cartolina d'epoca

Il cinematografo Iris in una cartolina d'epoca

La cronaca, nei mesi successivi, registra un grande successo di pubblico per la scelta e per la qualità delle prime proiezioni cinematografiche, definite "di una fissità e lucentezza inappuntabili", per le operette e per gli spettacoli musicali come quello tenuto dalla Scuola Orchestrale intercomunale di Pescara-Castellamare, istituita e diretta dal maestro Rodolfo Luise e che, tra l’altro, era stata lodata da Gabriele D’Annunzio. Il gradimento popolare era dovuto anche alla centrale posizione della sala Iris in Piazza Sacro Cuore che, quale ritrovo "veramente delizioso", contribuiva ad accrescere il decoro della cittadina nel suo pieno sviluppo demografico.

Durante l’estate dello stesso anno veniva riaperta anche la sala Eden, ubicata nel rione marino, ed entrambe le sale offrivano spettacoli di varietà e rivista con la Compagnia comica napoletana Donizetti-Cafaro, con le chanteuses, il macchiettista D’Ambrosio e con la troupe Florents (3).

Dalla stagione autunnale del 1910 l’attività della sala Iris ha una battuta d’arresto poiché non si rilevano notizie sino al 4 giugno del 1911 quando si ripropone al pubblico con il nuovo nome di Sala Margherita. Vi operavano compagnie di prosa, di varietà, contorsionisti, saltatori, illusionisti ed artisti dai generi più differenti mentre, per la stagione di Carnevale del 1912 vi si organizzavano molti veglioni. Le rosee aspettative degli esordi sembrano però essere svanite ed anche se la partecipazione della cittadinanza è sempre numerosa, la caratteristica degli spettacoli era divenuta qualitativamente meno rilevante e non si parlava più di proiezioni cinematografiche. L’interesse del prof. Di Silvestro si era diretto ad altro, dapprima alla sala  Eden ed in seguito al teatro Excelsior che si imporrà per il suo maggior livello artistico.

È il 6 febbraio del 1913 quando, dalle pagine della cronaca de’ Il Popolo Abruzzese si apprende che, "rimessa completamente a nuovo ed ampliata in modo ammirabile a cura di una benemerita società cittadina con a capo il dott. Pandolfi" è stata riaperta al pubblico la Sala Margherita col nuovo nome di Teatro Sociale (4).

A questo punto è opportuno aprire una breve parentesi circa la predetta impresa teatrale della quale faceva parte Carlo De Filippis Delfico, figlio del musicista e geniale pittore caricaturista Melchiorre (Teramo, 26 marzo 1825 - Portici, 22 dicembre1895) e di Concetta Sposito (Napoli, 9 dicembre 1843 - Portici, 8 dicembre 1889). Carlo, terzogenito di dieci fratelli, era nato a Portici il 24 gennaio 1867, aveva sposato a Napoli il 2 aprile 1885 Vincenza Catena (Napoli, 6 marzo 1867 - Pescara, 20 dicembre 1944) e dal matrimonio erano nati Melchiorre, Concetta e Giuseppe Mario e, a Montesilvano, Ettore, Orazio, Fernando e Armando (5). Carlo, infatti, tra la fine del 1891 e l’inizio del 1892, come risulta dalle liste elettorali, con tutta la sua famiglia e con la sorella Celeste era partito da Napoli alla volta di Montesilvano, dove vivevano i fratelli del padre, Troiano e Filippo De Filippis Delfico ed altri numerosi parenti. Non si conosce per quale causa Carlo abbia lasciato Napoli, è ipotizzabile però che il motivo potrebbe essere stato quello di occuparsi dei beni che il padre Melchiorre aveva ereditato alla morte dei genitori Gregorio De Filippis e Marina Delfico e che, in massima parte, si trovavano nella cittadina abruzzese. Tale ipotesi è supportata dal fatto che Carlo, negli atti dello stato civile dei figli che nascono a Montesilvano, è definito "gentiluomo proprietario". Non si hanno notizie sulla giovinezza di Carlo ma, l’aver aderito ad una società teatrale, fa pensare che a Napoli avesse maturato una qualche esperienza in questo campo o avesse ereditato dalla ecletticità del padre Melchiorre l’interesse per l’arte e per la musica. Ora, come già si è asserito, nel 1913 entra a far parte della società che amministrava il Teatro Sociale, attività che si avvia subito con un buon successo. La cronaca della stagione di carnevale ci riferisce di animatissimi veglioni e del debutto della valente compagnia romana di operette "Alfredo Fabrini" con La vedova allegra (6). La stessa compagnia rappresenta quindi La mascotte, un'opera buffa di Edmond Audran, applauditissima per ilarità, I Granatieri, operetta del M° Vincenzo Valente, le Campane di Corneville, opera comica di Clairville e Gabet, musicata da R. Planquette, il Sogno di un valzer di Oscar Strauss, La Geisha di S. Jones ed infine Il Conte di Lussemburgo di Franz Lehar. Il teatro era sempre gremito ed il pubblico apprezzava con entusiasmo sia i protagonisti, tra i quali il soprano Z. Fabrini, il tenore V. Trabucco e il baritono C. Corti, sia il gradevole allestimento scenico e l’orchestra. Unica nota stonata scrive, meravigliandosi, il cronista era "…l’assenza della parte migliore di Castellamare, la quale dovrebbe aiutare moralmente e materialmente una istituzione diretta a dare una necessaria educazione artistica alla cittadinanza" (7). Le programmazioni proseguono tra serate dedicate alla musica lirica con le esibizioni della coppia Gargano o con spettacoli di più facile ascolto rappresentati dal trio Flores, alternate a proiezioni cinematografiche di lungometraggio e di assoluta novità.(8). Nel mese di maggio del 1913 si esibisce in teatro la compagnia drammatica Rossi-Girola che, all’epoca, doveva avere una certa notorietà considerando gli elogi della stampa rivolti non solo a tutti i protagonisti, ma anche "all’ottima messa in scena ed allo splendido vestiario". Il repertorio ritenuto "modernissimo" era costituito dalla tragedia La Fiaccola sotto il moggio di Gabriele D’Annunzio, dai drammi Il cardinale di Louis Napoleon Parker, La moglie del dottore di Silvio Zambaldi e La Fiammata di Henry Kistemaekers.

Nella serata d’onore della prima attrice Adalgisa Rossi Girola il teatro, gremito da un "pubblico scelto", applaude  con entusiasmo La figlia di Iorio, tragedia in tre atti di G. D’Annunzio. L’attrice nel ruolo di Mila di Codra, "eseguì con stupenda assimilazione e commovente maestria le difficoltà della parte, per la quale il pubblico restava addirittura suggestionato… I modi attraenti, la naturalezza d’espressione, che è sublime negli scatti di dolore, di gelosia e di ripugnanza conquistavano l’animo dell’uditorio…" scrive il giornalista che non risparmia plausi agli altri interpreti tra i quali Felice Girola nel ruolo di Aligi. All’inizio della stagione estiva arrivano al Teatro Sociale Les Mayer, eccentrica e giovane coppia esibitasi nei primissimi caffè-concerto dotata di talento che, arricchita da splendidi costumi, presentava ogni sera un nuovo repertorio di canzonette, macchiette e duetti accompagnata al pianoforte dal M° Ugo Palombi. Naturalmente non mancavano le proiezioni cinematografiche, anch’esse originali con le quali, il cronista si augurava che il pubblico di Castellamare "scacci l’inerzia e si desti dal letargico sonno da cui per la lunga invernata è rimasto oppresso" (9).

L’impegno della società amministratrice del teatro era sempre diretto a dare spettacoli sorprendenti ed allettanti. E’ la volta, nel pieno dell’estate, del Trio Marchetti-Cacini con romanze, melodie e duetti. I momenti comici di Gustavo Cacini riuscivano spassosi mentre le esibizioni della "canzonettista" Mirra Principi erano molto apprezzate. Le serate si concludevano con programmi cinematografici che avevano raggiunto un buon livello, grazie al giovane operatore anconetano Carlo Casaretto il quale "possiede una tale raffinatezza nell’arte che guardando il quadro è come guardare il vero: l’occhio non si stanca affatto poiché il quadro è fermo e pieno di luce" commenta sempre N. Onined sulle pagine de’ Il Popolo Abruzzese (10).

Trascorrono alcuni mesi e il 24 novembre 1913 il giovane Carlo Casaretto sposa Maria Concetta De Filippis Delfico figlia di Carlo, una cerimonia molto partecipata dalla cittadinanza di Castellamare con un grande tributo di simpatia (11). Intanto il primo dicembre al Teatro Sociale va in scena, dopo una lunga attesa, la primaria Compagnia di operette diretta da Gaetano Martinez che si era esibita nei migliori teatri. Rappresentano La casta Susanna di Jean Gilbert, una nuovissima e applaudita produzione nella quale si distinguono, tra gli altri, i soprani Edwige Warney, Teresa Fulignoli e Ida Venturi, i tenori Gino Zelaschi e Trabucco e gli affiatati cori, l’unica critica era rivolta all’orchestra perché composta, a dire del cronista, da pochi elementi ma che aveva assolto comunque, in maniera soddisfacente, il proprio ruolo. Il repertorio delle successive serate prevedeva La principessa dei dollari di Leo Fall, Il conte di Lussemburgo di Franz Lehar e La reginetta delle rose di Ruggero Leoncavallo. Il successo degli spettacoli e l’indubbio talento della compagnia, che poi si sarebbe diretta al Teatro Comunale di Teramo, permettono alla Società teatrale di ricevere molti consensi (12). Le testimonianze relative all’attività del Teatro Sociale per l’anno 1914 sono veramente poche. La prima, riportata da Il Popolo Abruzzese il 14 luglio ci riferisce che la società amministratrice del teatro si è sciolta e Carlo De Filippis Delfico è rimasto unico socio-proprietario, notizia questa che fa intendere una qualche difficoltà nella gestione del pubblico locale. Il cronista comunque scrive che "questo ottimo ritrovo è sempre popolato di canzonettiste, macchiettisti, duettisti, oltre alle splendide pellicole cinematografiche presentate ed apprezzate dal pubblico…". In quel periodo vi operavano le sorelle Bonheur e si aspettava, nelle sere successive, il debutto della celebre Renata Carpi definita "una stella del firmamento del varietà" di primo Novecento (13). 

Il 6 gennaio del 1915 la cronaca del giornale riferisce dello strepitoso successo riscosso dalla proiezione delle pellicole Peppeniello, ispirata ad un episodio della rivoluzione napoletana del 1820 e Senza famiglia, tratta dal romanzo di Hector Malot.

Ma il 17 gennaio 1915 le pagine de’ Il Popolo Abruzzese sono in gran parte occupate dalla notizia del terribile terremoto che, alcuni giorni prima, precisamente il 13, aveva distrutto Avezzano e tantissimi altri centri della Marsica causando oltre 30.000 vittime. Molti feriti erano giunti in treno anche a Castellamare dove tutta la popolazione si era prodigata nell’accogliere e curare i terremotati. La villa De Felici veniva trasformata in un comodo ospedale come pure il padiglione marino, gli alberghi e le case private. Ammirevoli per i soccorsi, oltre a tutti i medici del luogo, erano stati molti giovani e tra questi viene elogiato per l’opera infaticabile Melchiorre, primogenito di Carlo De Filippis Delfico che, a sua volta, destinava alla causa umanitaria l’incasso raccolto nelle tre serate in cui, presso il suo locale, si sarebbero proiettate alcune pellicole cinematografiche tra le quali Il delitto dell’altro.

Seppur il doloroso evento sismico continuava a turbare gli animi della popolazione, l’attività teatrale prosegue tra veglioni, operette e proiezioni di film mentre, per la gestione degli spettacoli, il dott. Pandolfi torna ad affiancare il De Filippis Delfico. Nel maggio dello stesso anno si ripropone a Castellamare la Compagnia Martinez con l’allestimento dell’operetta Eva di Franz Lehar ed anche questa volta, composta da valenti artisti tra i quali la protagonista Amelia Ferruccio, ottiene numerosi consensi soprattutto da parte del pubblico più competente (14).

Il 23 maggio del 1915 l’Italia entra nel conflitto mondiale e sarà l’inizio di un lungo periodo denso di difficoltà  e di sofferenza.

Mancano informazioni su quanto avviene nel Teatro Sociale sino al 25 luglio quando un trafiletto del giornale reca il seguente annuncio: "Come già si sapeva, la nuova impresa, formata esclusivamente dal Sig. Carlo De Filippis Delfico, ha voluto cambiare il nome al suo teatrino in Cinema Teatro Olympia dappoichè, allontanatisi tutti gli altri soci, era rimasto solo. Questa sera vi è l’insuperabile film di m. 1200 dal titolo La grande guerra europea divisa in tre parti" (15).                                       

Il cinematografo Olympia in una cartolina d'epoca
Il cinematografo Olympia in una cartolina d'epoca

Pur in mancanza di notizie è possibile supporre che presso l’Olympia si continuino a dare spettacoli e proiezioni ma si dovrà attendere il 19 marzo 1916 per leggere sulle pagine del settimanale Vita Abruzzese l’avviso che presso il teatro "… gentilmente concesso avrà luogo la pesca di beneficenza del Posto di Ristoro per i militari malati o feriti di passaggio nella stazione di Castellamare Adriatico … tra i doni pervenuti al Comitato primeggiavano quelli delle LL. Maestà la Regina e la Regina Madre che costituivano una tale attrattiva da assicurare la buona riuscita della festa …".

A maggio dello stesso anno la stampa reca tale annuncio: "All’Olympia, il proprietario Sig. Carlo Delfico, per rompere la grande monotonia che invadeva questa città, ha chiamata l’ottima e conosciuta Compagnia drammatica italiana Fratelli Marchesini, che vi agisce da diverse sere riscuotendo seralmente calorosi e meritati applausi…" soprattutto con la messa in scena di Fedora, dramma del francese Victorien Sardou (16).

La guerra faceva sentire i suoi effetti tanto che per il 1917, dalle cronache locali, si ha un’unica notizia riguardo all’attività dell’Olympia. E’ estate e in teatro va in scena una brava Compagnia di varietà guidata "dal comico Brugnoletto, un tipo romano autentico - scrive l’articolista - e diretta con perfetto senso d’arte dal valente cav. prof. Morale, profugo triestino ed autore di un magnifico Inno di guerra molto gradito da S. M. il Re, … A questi fanno degna corona eleganti canzonettiste fra le quali primeggia Grisette fine melodista e poi la De Giorgis, la Ginette, la Berger quest’ultima professoressa di uno strumento delicato e poco comune alle signorine, il flauto che suona in modo impareggiabile. L’orchestrina sotto la magica bacchetta del prof. Morale fa prodigi, e nell’insieme lo spettacolo merita di essere onorato di un pubblico più numeroso". Nel contempo si da l’annuncio che in teatro, nelle successive serate, si proietterà Il cuore d’Italia – Visioni e palpiti, un film che a Roma aveva destato del fanatismo (17). Proseguendo nel racconto delle vicende del cinema teatro Olympia nel febbraio del 1918 si pubblicizza un "capolavoro di F. Russo della Fausta - Film" dal titolo Le memorie di un pazzo mentre per aprile lo spettacolo prevede il film La sposa della morte ed un Concerto-varietà della Tournée Lepri - Ortiz. Nel mese di luglio sulle pagine del giornale Vita Abruzzese si legge che "il Sig. Broglia ha risollevato le sorti del ritrovo pubblico e sotto la gestione estiva dell’avvenente e brava artista La Genovesi fa sì che ogni sera la sala teatrale sia meta di tutta la cittadinanza che ama prendersi un po’ di svago tra tante trepidazioni e tanti sacrifici". Dopo le recite della Compagnia Rossi - Girola, i programmi della Tournée Riccio e le proiezioni di vari film si fa pubblicità, a piena pagina, alla valente e spettacolare Compagnia in musica di Felice Paccot.

In ottobre, infine, debutta la Compagnia di varietà e commedie musicali Rambaldi - Gargano (18). Siamo nel 1919. Dalla lettura dei periodici d’epoca si nota che le proiezioni cinematografiche più o meno spettacolari e di interesse artistico si stanno ormai affermando. Proseguono comunque le rappresentazioni dal vivo seppur di mediocre qualità: in febbraio "furoreggiano" la divette Gigetta e il trio danzante Corno d’Oro, in aprile sarà la volta della Compagnia di operette Lepri - Ortiz che propone Addio giovinezza e La vedova allegra. I commenti del cronista non sono esaltanti. Scrive infatti: "E’ andata in scena La vedova allegra ed ha fatto male perché la vedova Clavari tutto aveva fuorché la voce, dote indispensabile per i lavori in musica. Di buono vi è la signora Pia Ortiz e qualche elemento maschile. L’egregio sig. Spartaco Lepri, poi, sarà un bravo caratterista ma ormai gli anni anche per lui… diminuiscono come… i denti e le sue funzioni si dovrebbero limitare a quella di ottimo Direttore". Per agosto, infine, si attendeva il debutto della compagnia napoletana Franchi – Urciuoli le cui aspettative erano notevoli (19).

L’undici gennaio 1920 ritorna a Castellamare, nel teatro Olympia, la compagnia di prosa diretta da Edoardo Marchesini, che debutta con La Volata di Dario Nicodemi per eseguire nelle successive sere Il padrone delle ferriere di George Ohnet, Il cardinale e La Fiammata, spettacoli che, come precisa il cronista, divertono con diletto e moralità di cui "la crescente gioventù ne sente in verità troppo il bisogno". Si era precipitati, infatti, all’indomani della guerra in una profonda crisi economica e il cosiddetto teatro di rivista un misto di prosa, musica, danza e scenette umoristiche ispirate alla semplice attualità e ai tradizionali cliché erotico-sentimentali, uniti da un sottile filo conduttore e dalla presenza di personaggi fissi come la soubrette, era alquanto decaduto. Complice ne era la veloce affermazione del cinema cosicché il varietà, per sopravvivere, andava modificandosi in avanspettacolo ossia in quelle brevi rappresentazioni, non prive di brio, che anticipavano le proiezioni. A tal proposito, nel febbraio del 1920, si annunciano una serie di film interpretati dalle "più avvenenti e preferite regine della scena muta", tra i quali emerge "l’emozionante capolavoro drammatico" L’agguato della morte.

Il 15 marzo, per la stagione primaverile di prosa, Luigi Ballerini, direttore del settimanale Vita Abruzzese, nel comunicare con enfasi l’arrivo della Compagnia Drammatica Italiana di Armando Pizzigati esclama: "Finalmente respiro! Dopo molti mesi di parecchie Tournée di varietà e di attrazioni più o meno decenti, di gruppi dialettali più o meno… castigati e digeribili, ecco che sul palcoscenico del Teatro Olympia si presenta una valente, simpatica ed elegante Compagnia di prosa italiana. E ne era tempo, perché ormai di lazzi e di oscenità, di dialoghi sgrammaticati a soggetto, di prodezze da bascio puorto e di fischi e di pernacchie – mi si permetta il vocabolo sconcio – il pubblico di Castellamare ne era ormai arcistufo e stanco, tanto che le migliori famiglie della città da tempo avevano totalmente disertato il teatro…". Passa quindi ad esaltare la Compagnia costituita da un gruppo affiatato di artisti, provenienti dalla dotta Bologna che, per la loro preparazione sin dalla prima recita, hanno destato viva ammirazione ristabilendo sul palcoscenico "…la nobile missione di educare, ingentilire, commuovere e divertire in forma degna il pubblico…". Il programma che prevedeva L’Avvocato difensore, commedia di Mario Morais, Scampolo di Nicodemi, La morte civile dramma di Paolo Giacometti, ebbe grande successo e non si risparmiano parole di elogio per tutti gli artisti tra i quali oltre al Pizzigati, le signore G. Venezze e Nardi ed i signori M. Micarelli, F. Fucigna e Ventura (20).  Le proiezioni cinematografiche prevedevano invece il dramma siciliano a forti tinte Feudalismo e Il diritto di uccidere. Per aprile la cronaca ripropone il ritorno del geniale e popolare artista Brugnoletto col suo originale spettacolo di varietà e per maggio la rinomata e valente Compagnia Drammatica Ravielli – Martini. Ma, sulla stampa, risalta la nota critica del cronista che sottolinea la scarsezza di pubblico presente agli spettacoli, quel pubblico che sarebbe invece accorso numeroso se "… quattro chanteuse sguaiate e scollate" avessero calcato la scena. Per la stagione estiva del 1920 si propongono le proiezioni delle spettacolari avventure del ladro gentiluomo Rocambole tratte dai romanzi del francese di Ponson du Terrail e le comiche dell’attore Max Linder nel caffè Philibert, lavoro parigino che si proiettava con successo nei cinema dei grandi centri. Per l’inizio dell’autunno l’Olympia ha in programma La canaglia di Parigi e L’inferriata della morte interpretato dall’avvenente attrice del cinema muto Italia Almirante Manzini realizzando il cosiddetto "pienone". La mancanza di fonti non permette di conoscere l’attività del teatro sino al 4 giugno 1921 quando si annuncia il debutto della Compagnia di operette L’Unica guidata dall’esuberante e bravo artista Felice Paccot, già noto a Castellamare, accompagnata dall’orchestra diretta dal maestro De Marco di Francavilla con l’esecuzione, tra le altre, di Parigi mia. Tanti i consensi del pubblico che dimostra di apprezzare le doti dei diversi interpreti tra i quali il soprano Carmen Storari e il tenore Tommaso Cisternino. Oltre ai commenti teatrali, tra le note del giornale si legge che Carlo Delfico (sic ma De Filippis Delfico) ha in programma il restauro dell’Olympia per renderlo più elegante e più comodo, dotandolo anche di un eccellente buffet dove il pubblico potrà trascorrere allegre serate così da evitare la "monotonia del cinematografo". Il Panzini nel riportare la notizia si congratula col Delfico per l’ottima idea che spera di vedere realizzata nel più breve tempo possibile (21).

Com’è ormai consuetudine non mancano i film, sono in visione Le isole insanguinate e le due serie delle Notti Rosse mentre si attende il varietà del Duo Felios. "Ma gli affari sono magri - scrive il cronista - sia all’Excelsior che all’Olympia … il caldo tropicale non invoglia né i cittadini né i forestieri a frequentare i teatri tanto più che la musica al mare attrae la popolazione all’aperto. - Ed aggiunge …ma ora che inizierà le sue rappresentazioni il Circo equestre in piazza, saranno tre i ritrovi che si danneggeranno a vicenda e, francamente, si poteva benissimo evitare dall’autorità locale tale spietata concorrenza, specie quando non va a beneficio di nessuno". Nel settembre del 1921 ritorna in teatro la Compagnia Drammatica dei fratelli Luigi e Sante Marchesini con Il Beffardo di Nino Berrini che ottiene sempre un notevole successo seguita da quella di Giovanni Grasso Junior che, circondato da attori di talento, ogni sera conquista il pubblico sia nel dramma che nella commedia.

La mancanza di informazioni non rende possibile sapere cosa avviene nel 1922. L’unica notizia è quella del 29 ottobre quando su Vita Abruzzese si legge che la Compagnia Napoletana Trengi - Petito - Bonandi ha rappresentato la brillante commedia Il medico dei pazzi, farsa in tre atti di Eduardo Scarpetta, proprio una settimana successiva alla marcia su Roma (22 ottobre) che segnerà l’inizio del ventennio fascista che tanto influenzò il ruolo e lo sviluppo del cinema.

Nell’aprile del 1923, dopo le recite musicali de’ La Nova, arriva all’Olympia la compagnia comica di prosa Tina Paterno che porta in scena nuovi spettacoli per Castellamare mentre in ottobre la Compagnia Lirica Castelmonte, proveniente dalle esibizioni nel teatro Marrucino di Chieti, eseguirà tre opere liriche Lucia di Lammermoor e La favorita di Gaetano Donizetti e Norma di Vincenzo Bellini. Mancano notizie intorno all’attività del teatro sino all’estate del 1924, un’estate che, come scrive il cronista, vede pochi "bagnanti" a Castellamare a causa sia della crisi economica sia dei prezzi troppo elevati in una cittadina ancora priva di grandi e comodi alberghi, di pensioni convenienti, di moderne e organizzate attrattive atte a richiamare i turisti ed a conferma di ciò, per quanto riguarda gli spettacoli, rende noto che all’Olympia e all’Excelsior si susseguono divertenti serate di varietà, di prosa e film non meglio specificati. Intanto, il 15 agosto dello stesso anno, Carlo De Filippis Delfico si iscrive alla Camera di Commercio di Teramo col n.5199 come impresa di "Spettacoli cinematografici e teatrali" in conseguenza delle nuove norme che disciplinano tali attività e, da questa data, scende un lungo silenzio su quanto avviene nel teatro Olympia.

Sono questi gli anni in cui, sopite le annose discordie tra Castellamare Adriatico in provincia di Teramo e Pescara in provincia di Chieti, negli amministratori del tempo matura l’idea di riunire i due comuni, divisi nel 1806 durante l’amministrazione napoleonica, per avere maggiori possibilità di sviluppo soprattutto dal punto di vista economico. Così con il sostegno dell'autorità politica del ministro abruzzese Giacomo Acerbo e del prestigio di Gabriele D'Annunzio il 2 gennaio 1927 Pescara viene elevata a provincia annettendo Castellamare Adriatico che perderà il comune e il toponimo. In questa nuova realtà l’11 settembre 1927 è il settimanale L’Adriatico ad annunciare brevemente che "l’Olympia, tornato sotto la gestione di Carlo Delfico dà sempre spettacoli cinematografici" e da questo momento in poi, difatti, stando alle programmazioni riportate sul citato settimanale, si annunceranno esclusivamente proiezioni di film allora in voga: dai western ai mitologici, da quelli di guerra ai comici (22).

Nell’edizione del 26 gennaio del 1930 de’ L’Adriatico si legge che la sezione provinciale di Pescara dell’Opera Nazionale Dopolavoro, associazione creata nel 1925 dal regime fascista col compito di occuparsi e programmare il tempo libero dei lavoratori, ha stipulato una convenzione con la Federazione Industriale Fascista della provincia di Pescara concernente la riduzione da accordarsi ai "dopolavoristi" nei teatri e nei cinematografi esistenti nel comune pari al 30% sul costo del biglietto col seguente calendario: lunedì e venerdì all’Excelsior, martedì  e giovedì al Pomponi, mercoledì e sabato all’Olimpia, lunedì e giovedì al Michetti con l’obbligo, per le ditte associate, di rispettare quanto convenuto (23). D’altra parte è noto che il Fascismo pose grande attenzione al controllo della cultura e in particolar modo del cinema, considerato un ottimo mezzo di propaganda e un efficace sistema per il controllo della popolazione. Si moltiplicarono le aperture di sale cinematografiche ed anche la loro stretta vigilanza con periodici monitoraggi sulla gestione, sugli spettacoli, sugli orari. In un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Pescara nel fondo Prefettura e datato 24 ottobre 1935, sono elencati tutti i teatri della provincia, il nome della sala, il gestore, la categoria e il numero dei posti (24). In questo atto si legge che l’Olimpia è sempre di Carlo Delfico, è di terza categoria ed ha 328 posti, mentre dal Catasto si evince che l’edificio, situato in Piazza Vittorio Emanuele al n. 20, costruito da Panfilo Di Michele viene acquistato nel 1928 da Giovanni e Tullio Cecamore di Achille, con atto del notaio Fusilli di Pescara (25).

Da questo momento non si hanno più  notizie circa la gestione del cineteatro e se, dopo la scomparsa di Carlo De Filippis Delfico nel 1940, sia stata portata avanti da qualche familiare.

Per concludere la narrazione delle "vicissitudini" del teatro Olimpia si riporta uno stralcio, tratto dall’articolo di Giuseppe Quieti, pubblicato su Il Messaggero dell’8 settembre 1988 dal titolo "Formidabili quegli anni". L’autore ripercorre col pensiero i tempi andati, luoghi, situazioni e personaggi della Pescara degli anni trascorsi e scrive "… Siamo diretti al cinema Olimpia meglio conosciuto come ‘il Pidocchietto’… ma vi avevo promesso un’altra specialità a buon mercato, e allora, prima di entrare, compriamo qualcosa alla bancarella (un carrettino) della vecchietta che, davanti al cinema, vende ceci e fave abbrustolite… squisite. Ma bisogna consumarle dentro il cinema, c’è più gusto, mentre si guardano due films (uno è certamente un western con Buster Crabbe). Una raccomandazione importantissima: o andate in galleria o, se questa è piena, come accade normalmente, e siete costretti a stare in platea, non vi sedete in quelle due file vuote al centro della sala. Come vedete c’è il pienone, molti spettatori stanno in piedi ma due file sono vuote. Sono quelle sotto la balconata della galleria da dove piovono, senza sosta, bucce di fave e qualcos’altro degli spettatori delle prime file della galleria. Se, uscendo dal cinema avete sete (ceci e fave mettono sete) c’è, a pochi passi, l’osteria dei ‘Sette nani’… Quell’angolo di Pescara intorno alla chiesa del Sacro Cuore resiste ancora in parte. La vecchietta (Genoveffa si chiamava?) dei ceci e delle fave è scomparsa da molti anni; l’osteria dei ‘Sette nani’ più di recente, ma il cinema c’è ancora. Oggi si chiama Centrale. E’ un cinema rinnovato ma con una certa aria di dolci nostalgie. Ne è passato di tempo…"(26). E, sulle ceneri del Centrale, abbattuto nell’estate del 2001, sorgerà un palazzetto di vetro che, oggi, ospita la libreria Feltrinelli.            

Il palazzetto che ospitava il cinema Centrale
Il palazzetto che ospitava il cinema Centrale

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(1) Biblioteca Provinciale "M. Delfico" Teramo, (d’ora in poi B.P.M.D.), Il Faro, 27 gennaio 1910.

(2) B.P.M.D., Ibidem, 6 marzo 1910.

(3) B.P.M.D., Ibidem agosto-settembre 1910.

(4) B.P.M.D. Il Popolo Abruzzese, 6 febbraio 1913, a. II, n.50.

(5) Per maggiori dettagli sulla discendenza genealogica di Carlo De Filippis Delfico cfr. www.defilippis-delfico.it

(6) B.P.M.D., Il Popolo Abruzzese, 22 febbraio 1913, a. II, n.54.

(7) B.P.M.D., Ibidem, 26 febbraio e 1 marzo 1913.

(8) B.P.M.D., Ibidem, 19 aprile 1913.

(9) B.P.M.D., Ibidem, 11 giugno 1913.

(10) B.P.M.D., Ibidem, 15 luglio 1913.

(11) B.P.M.D., Ibidem, 3 dicembre 1913.

(12) B.P.M.D., Ibidem,17 dicembre 1913.

(13) Una immagine di Renata Carpi trovasi sul sito www.avellinesi.it/RENATA%20CARPI.htm

(14) B.P.M.D., Il Popolo Abruzzese, 13 maggio 1915.

(15) B.P.M.D., Ibidem, 31 luglio 1915.

(16) B.P.M.D., Ibidem,13 maggio 1916.

(17) B.P.M.D., Vita Abruzzese, 11 luglio 1917.

(18) B.P.M.D., Ibidem,21 luglio 1918.

(19) B.P.M.D., Ibidem, febbraio-aprile-agosto 1919.

(20) B.P.M.D., Vita Abruzzese, 11 luglio 1920.

(21) B.P.M.D., Ibidem, 11 luglio 1921.

(22) Biblioteca Provinciale "G. D’Annunzio" Pescara, L’Adriatico, 11 settembre 1927.

(23) Biblioteca Provinciale "G. D’Annunzio" Pescara, Ibidem, 26 gennaio 1930.

(24) Archivio di Stato Pescara, Prefettura, b.63.

(25) Archivio di Stato Pescara, Ufficio Tecnico Erariale Pescara - Catasti.

(26) B.P.M.D., Il Messaggero, 8 settembre 1988. 

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Un sentito grazie per la preziosa collaborazione a Fausto Eugeni e Franca Saraullo.