|
Testamento di Vincenzo Treccia
Archivio
di Stato Pescara, Atti dei Notai, not. Pietrangelo Vitacolonna di
Loreto, b. 130, vol. 2.
Trascrizione
c.179
r. Io sottoscritto Vincenzo Treccia Figlio del fu Giuseppe
benestante domiciliato in questo Comune di Loreto nella strada del Bajo
numero sei 6. Intanto che per Divina provvidenza mi trovo perfettamente
sano di corpo e di mente e senza ascendenti e discendenti vengo
liberamente a disporre di tutte le mie facoltà col presente mio Olografo
Testamento fatto scritto e sottoscritto di mia mano nel modo segue.
Raccomando l’anima mia all’Onnipotente Iddio, acciò si degni accoglierla
nel suo Beato soggiorno. Voglio che il mio funerale sia eseguito colla
possibile e maggiore decenza in modo che la spesa non ecceda la somma
di
c.179
v. docati cento venti 120, e voglio che nel giorno del mio decesso
l’infrascritto mio Erede abbia da consegnare e pagare al Signore Curato
della Parrocchia di S. Pietro o a quello che fosse allora in attuale
esercizio la somma di docati sessanta 60 all’oggetto di celebrare per
l’anima mia messe duecento alla ragione di carlini tre l’una e voglio
ancora che otto giorni dopo seguita la mia morta abbiasi a dispensare ai
più poveri di questo comune previa la nota del Parroco di essere tali
tombola cento cinquanta di grano 150. Ordino e comando dappiù che
l’infrascritto mio Erede facci celebrare per suffragio dell’anima mia e
dei miei in perpetuum in ogni anno messe duecento 200 l’anno lette alla
raggione di carlini tre l’una ed una messa cantata di requie colla
libera in anniversa
c.180
r. rio del giorno che avverrà la mia morte, e così in anno in
perpetuum, e che dette messe lette si abbiano a far celebrare vita
durante al Sacerdote D. Michele Cianfrioli attualmente mio Cappellano e
Segretario, e per fondo di questo perso e lascito assegno da ora il
Capitale di docati mille e duecento di censo[…] che ho contro i fratelli
Francesco ed Angelantonio Cristallini di Collecorvino giacchè colla
rendita di questo capitale può soddisfarsi questo legato pienamente, e
nel caso di dismissione di detto capitale se ne faccia prontamente un
nuovo rimpiego, ho (sic) in simile capitale, ho (sic) in
acquisto di fondi stabili acciò sussista questo mio legato
c.180
v. in perpetuo mundo durante.
Dono e
lascio alla mia Cara Moglie Sig.a Maddalena Casamarte Figlia di
Francesco oltre all’antefatto costituitogli nelli Capitoli Matrimoniali
di docati mille e cinquecento 1500 altri docati mille volendo passare a
seconde nozze e di questa somma debbiasi fare in due paghe la prima in
atto che seguirà l’affido, e l’altra un anno dopo seguito il matrimonio,
portando poi l’abito vedovile, oltre alli docati venti, l’uso
dell’intiera casa e dei mobili e di tutto altro convenuto in detti
Capitoli; altri docati dieci che in tutto debbano essere docati trenta
al mese 30 portando come ho detto l’abito vedovile li sudetti docati
trenta al mese con anticipazione, l’uso dell’intiera casa con tutti i
mobili esistenti in essa. Dono dappiù e lascio alla sudetta mia moglie
Maddalena
c.181
r. tutte le gioie di brillanti, ed altri ornamenti femminili di oro
questi, e biancherie addette per suo uso, e dovendosi rinvenire detti
Capitoli essi furono stipulati in Penne dal Sig. Notar Bucchianica a 16
novembre 1808 dico milleottocento e otto.
Dono e
lascio al mio cugino Signor Carlo de Nobili figlio del fu Domenico
docati Mille e duecento 1200 in contanti, o in stabili a piacere del mio
infrascritto Erede da contarseli in due paghe cioè a docati seicento
l’anno in due anni dopo seguita la mia morte.
Dono e
lascio al Sig. Giulio Treccia mio parente figlio del fu Domenico tutti i
jussi e dritti che si possiede da me e da lui parte divisi e parte
indivisi tanto in proprietà, che in usufrutto col peso del adempimento
di
c.181
v. obbligo di messe od altro, giusta i legati per se suoi eredi e
successori liberamente senza che altri possono averci il menomo dritto
di successione.
Dono e
lascio a tutti quei che si trovano al mio servizio in tempo della mia
morte docati cento 100 per una sol volta, e ciò da dividersi
gradatamente secondo la qualità del loro servizio, ed abbiasi ciò da
eseguire prontamente dal mio infrascritto erede.
Ordino e
comando all’infrascritto mio Erede che Benigna Angeluccia oggi in questo
Comune di Loreto per il buono e fedele servizio prestato alla mia casa
tanto da essa che dal fu suo marito vita sua durante portando l’abito
vedovile non sia rimossa dalla casa che attualmente abita, e
propriamente dalle stanze addette ora per suo uso perché questa è la mia
volontà.
Voglio
dappiù e comando al mio Erede
c.182
r. che tutti i coloni delle intiere mie possidenze che saranno
debitori, o con scritture o per partite di libri, non siano molestati
giuridicamente, ma che gli si accorda la dilazione di soddisfare il
debito proporzionalmente al credito in tante rate entro lo spazio di
anni dieci e voglio che così si eseguisca dall’infrascritto mio Erede
perché questa è la mia volontà.
Tutti li
soprascritti miei legati particolari, da me disposti, voglio che siano
liberi ed esenti dal peso del registro, volendo che questo sia solamente
pagato dall’infrascritto mio Erede Universale.
Del
restante delle mie proprietà e beni tutti tanto mobili che immobili,
crediti, rendite, dritti, ragioni, ed
c.182
v. azioni di ogni sorte ed in qualsivoglia cosa, consistenti in
oro, argenti, e danaro se vi sarà, chiamo, e nomino mio Erede Universale
e Particolare il Sig. Francesco Casamarte di Corsica, Figlio del fu
Battista oggi attuale Sottintendente in Avezzano Provincia del Aquila,
quale istituisco mio legatario Universale a condizione però che abbia ad
assumere il mio nome e cognome(sic) di Vincenzo Treccia, per se,
e suoi eredi in futuro, ed in perpetuo, e che debba fissare la sua
risenza (sic ma residenza) e dimora qui nel Comune di Loreto, ed
abitare in questa casa di mia abitazione Strada del Bajo numero sei 6, e
di non mancare all’osservanza esatta di quanto ho disposto di sopra,
sotto la penale di dover decadere dalla mia intiera Eredità in Proprietà
ed usufrutto, e colla medesima nel caso che si venisse a verificare
questa e di non mancare all’osservanza esatta di quanto ho disposto di
sopra, sotto la penale di dover decadere dalla mia intiera eredità in
proprietà ed usufrutto, e colla medesima nel caso che si venisse a
verificare questa
c.183
r. decadenza per l’inosservanza di quanto ho disposto, che di
questa mia intiera eredità, usufrutto di essa se ne erigga un ospitale
qui nel Comune di Loreto per aiuto e soccorso dei poveri, e che la
persona che abbia ad avere ingerenza in amministrazione delle rendite di
questa mia eredità sempre nel detto caso di decadenza per l’inosservanza
di quanto ho prescritto al nominato erede Casamarte l’amministratore di
detti miei beni ed eredità abbiasi ad eleggere dal Pubblico Decurionato
e Sindaco di questo Comune di Loreto un Amministratore con l’obbligo di
dar conto in ogni anno del (sic) amministrazione ed uso de frutti
di essa eredità in beneficio di detto ospidale (sic) da eriggersi
nel caso detto di sopra che il mio detto erede non adempia o non voglia
adempire ai sopradetti legati fatti da me e disposti.
c.183
v. Per la totale esecuzione del presente mio Olografo Testamento
prego di assumerne il peso il Cavalier Signor Giacinto Abbati di Penne
figlio postumo del fu Giacinto mio Parente ed Amico a cui dono e lascio
un credito che rappresento in virtù di una cambiale di docati mille e
duecento una con tutti l’interessi maturati e non pagati dal
milleottocento ed undeci contro il Tesoriere Sig. Serafino Antonini
della Provincia dell’Aquila casato in Penne ed oggi detenuto a Napoli
per causa di fallimento coll’attuale Governo e ciò per essere grato
all’anzidetto mio Parente ed Amico Signor Giacinto Abbati ed anche
perché a sue suppliche e preghiere m’indusse a fare un tal credito col
detto di sopra Sig. Serafino Antonini.
c.184
r. Revoco ed Annullo qualunque altro Testamento che potessi aver
fatto prima del presente, volendo che questo solo abbia il suo pieno
effetto e vigore. Il presente mio Olografo Testamento è stato tutto
scritto, datato e sottoscritto di mio proprio pugno.
Fatto il
Loreto oggi li ventisei del mese di settembre dell’anno mille ottocento
dodici 1812.
Io
Vincenzo Treccia Figlio del fu Giuseppe ho disposto come sopra.
A dì
ventotto dicembre mille ottocento quattordici in Teramo. Il presente
testamento è stato visto, e riconosciuto da voi, dopo essersi aperto,
come dal verbale, che per esecuzione del disposto nell’articolo
millesette del Codice Civile ne abbiam redatto. Il Presidente del
Tribunale di Prima Istanza = Di Majo = Vitacolonna
|
|
 |
|
Testamento Treccia c.179 r. |
|
Archivio di Stato di Pescara, Atti dei Notai, not.
Pietrangelo Vitacolonna di Loreto, b. 130, vol. 2 |
|
(Autorizzazione Prot. n. 2529/28.34.07 del 17.09.2007,
per concessione del Ministero Beni e Attività
Culturali) |
|
|
 |
|
Testamento Treccia c.179 v. |
|
Archivio di Stato di Pescara, Atti dei Notai, not.
Pietrangelo Vitacolonna di Loreto, b. 130, vol. 2 |
|
(Autorizzazione Prot. n. 2529/28.34.07 del 17.09.2007,
per concessione del Ministero Beni e Attività
Culturali) |
|
|
 |
|
Testamento Treccia c.180 r. |
|
Archivio di Stato di Pescara, Atti dei Notai, not.
Pietrangelo Vitacolonna di Loreto, b. 130, vol. 2 |
|
(Autorizzazione Prot. n. 2529/28.34.07 del 17.09.2007,
per concessione del Ministero Beni e Attività
Culturali) |
|
|
 |
|
Testamento Treccia c.180 v. |
|
Archivio di Stato di Pescara, Atti dei Notai, not.
Pietrangelo Vitacolonna di Loreto, b. 130, vol. 2 |
|
(Autorizzazione Prot. n. 2529/28.34.07 del 17.09.2007,
per concessione del Ministero Beni e Attività
Culturali) |
|
|
 |
|
Testamento Treccia c.181 r. |
|
Archivio di Stato di Pescara, Atti dei Notai, not.
Pietrangelo Vitacolonna di Loreto, b. 130, vol. 2 |
|
(Autorizzazione Prot. n. 2529/28.34.07 del 17.09.2007,
per concessione del Ministero Beni e Attività
Culturali) |
|
|
 |
|
Testamento Treccia c.181 v. |
|
Archivio di Stato di Pescara, Atti dei Notai, not.
Pietrangelo Vitacolonna di Loreto, b. 130, vol. 2 |
|
(Autorizzazione Prot. n. 2529/28.34.07 del 17.09.2007,
per concessione del Ministero Beni e Attività
Culturali) |
|
|
 |
|
Testamento Treccia c.182 r. |
|
Archivio di Stato di Pescara, Atti dei Notai, not.
Pietrangelo Vitacolonna di Loreto, b. 130, vol. 2 |
|
(Autorizzazione Prot. n. 2529/28.34.07 del 17.09.2007,
per concessione del Ministero Beni e Attività
Culturali) |
|
|
 |
|
Testamento Treccia c.182 v. |
|
Archivio di Stato di Pescara, Atti dei Notai, not.
Pietrangelo Vitacolonna di Loreto, b. 130, vol. 2 |
|
(Autorizzazione Prot. n. 2529/28.34.07 del 17.09.2007,
per concessione del Ministero Beni e Attività
Culturali) |
|
|
 |
|
Testamento Treccia c.183 r. |
|
Archivio di Stato di Pescara, Atti dei Notai, not.
Pietrangelo Vitacolonna di Loreto, b. 130, vol. 2 |
|
(Autorizzazione Prot. n. 2529/28.34.07 del 17.09.2007,
per concessione del Ministero Beni e Attività
Culturali) |
|
|
 |
|
Testamento Treccia c.183 v. |
|
Archivio di Stato di Pescara, Atti dei Notai, not.
Pietrangelo Vitacolonna di Loreto, b. 130, vol. 2 |
|
(Autorizzazione Prot. n. 2529/28.34.07 del 17.09.2007,
per concessione del Ministero Beni e Attività
Culturali) |
|
|
 |
|
Testamento Treccia c.184 r. |
|
Archivio di Stato di Pescara, Atti dei Notai, not.
Pietrangelo Vitacolonna di Loreto, b. 130, vol. 2 |
|
(Autorizzazione Prot. n. 2529/28.34.07 del 17.09.2007,
per concessione del Ministero Beni e Attività
Culturali) |
|
|
"Vita Abruzzese" – Città S.Angelo 5 febbraio 1905
Nozze De Filippis Delfico – Casamarte
(L.
Ballerini) – Forse mai, prima di mercoledì scorso, Montesilvano ricorda
di aver accolto tra le sue mura una più eletta schiera di dame nobili e
gentili, di distinti cavalieri e di stimate ed egregie persone. Per le
sale storiche della vetusta magione Delfico sarà corso un fremito di
gioia per così splendido attestato di devoto affetto; e dalle ciglia del
venerando Senatore lagrime irresistibili di commozione sono scese a
testimoniare che tale tributo di spontaneo omaggio, per la felicità di
due anime elette, lasciano profondo solco di vera ed indimenticabile
gratitudine.
L’invito alle
fauste nozze, esteso per ora ai soli parenti di famiglia, non ha
impedito però che sul telegrafo volassero fulminei, e per ben 24 ore
consecutive, i voti sinceri di centinaia d’anime, palpitanti per la
stessa festa, concordi, unanimi in un solo, sublime e gradito augurio:
Felicità!! Parola che tutto compendia e tutto esprime: Amore,
gioia, affetto, venerazione, gratitudine, riconoscenza, amistà.
E fiori a
fasci, dal profumo soave, si sono affratellati con la muta eloquenza del
filo telegrafico, e doni principeschi si sono confusi con i versi eletti
di rime e stornelli, e suoni dolci vibranti di passione han fatto eco ai
brindisi felici di cuori sinceri; dimodochè tutta la calda,
irrefrenabile attestazione di gioia comune della giornata
indimenticabile aleggerà per molto tempo ancora nelle semplici, ma pur
gloriose sale di Casa Delfico.
La sposa,
Beatrice de’ Conti De Filippis Delfico, la vergine bruna, dagli occhi
profondi, nei quali sempre brilla il sorriso dolce che rispecchia la
bontà infinita del cuore d’oro; la figlia eletta, amore di madre che non
ha confini, tesoro di padre vegliardo e illustre, di cui essa è l’anima
e la vita. Gioia ed orgoglio di fratelli che vantano lo stesso sangue
nobile, denso di virtù elette, fu mercoledì sera l’astro fulgido di
bellezza inenarrabile di grazia squisita, di gentilezze che la parola
esprimere non sa.
Lo sposo
Gianni de’ baroni Casamarte, il gentiluomo distinto, forte di gioventù e
di generosi sentimenti che rispecchiano fedelmente l’indiscussa nobiltà
d’animo del suo casato illustre, era raggiante a fianco dell’idolo
doppiamente amato, perché a questo già legato dal destino da più tenace
vincolo di parentela, ed era fiero di quel tesoro, ora tutto suo,
orgoglioso di poterlo trapiantare tra i suoi diletti, in una cittadina
esempio perenne di squisita ospitalità, di accoglienze superbe, di
amicizie spontanee, direi quasi devote.
Ecco in
poche, semplici parole, brevemente descritta la festa, la coppia felice,
l’omaggio ed il trionfo delle nozze cospicue ed invidiate.
Né
diversamente ed in miglior modo potrei giustamente e brillantemente dire
di più. Alla penna di eletto scrittore, od alla geniale fantasia di più
squisito poeta, sarebbe stato facile elevarsi con slancio letterario,
forbito ed elegante, alla vera realtà del fausto ed invidiabile imeneo,
celebratosi mercoledì scorso tra le illustri famiglie Delfico e
Casamarte.
Non mi resta
ora, per poi passare alla cronaca dettagliata e minuta della serata
indimenticabile, che rivolgere un grazie sincero, doveroso, alla
gentildonna signora Contessa Bianca, ai figli Marino e Luciano, per le
infinite cortesie ricevute con affettuosità squisita ed inenarrabile,
dalle quali ne serberò viva e devota riconoscenza. L’umile reporter,
immeritatamente, fu colmato dai distinti padroni di casa di attenzioni
così delicate e premurose che commuovono, e che raramente la boriosa
nobiltà d’oggidì si degna concedere con tanta spontaneità e sincera
gentilezza. Grazie, grazie!
***
In Casa Delfico
Sin dal mattino di mercoledì, sereno e smagliante di
luce e di vita primaverile, i famigliari di casa Delfico, aiutati dai
camerieri del Mago Melani, davano assetto agli ultimi preparativi.
Tappeti, drappi e fiori a profusione erano stati con semplicità
aristocratica distribuiti artisticamente per ogni dove, ed alle 12 tutti
i nobili parenti delle due famiglie erano riuniti a geniale e sontuoso
banchetto, che Iacopo Melani ha saputo con sfarzo principesco e con
prelibate vivande far gustare all’eletta riunione.
Eccone il menu:
Hors d’oeuvre – Soupe – Cèlèstine – Poisson à la
Moliere – Filet piquè – Petito patès à la Reine – Asperges – Punk à la
Trocadero – Poulet nouveau au creton – Salade à la Russe – Diplomatique
– Dessert – Fromage – Cafè.
Vins – Capri blanc, Rouge de Table, Barolo extra
vieux, Grand Mousser sicard, Bènèdictine du fecamp.
Alla tavola
di 25 coperti presero posto accanto agli sposi: la signora Contessa
Bianca Delfico, il senatore Troiano Delfico coi figli Marino e Luciano,
il Barone cav. Antonio Casamarte coi nipoti baronessina Lucia ed Ilario
Casamarte, le signore contesse Alba e Marina Delfico, i sigg. Conti
Filippo e Carlo Delfico, il Comm. On. Emidio Cerulli con la figlia
signorina Elena, il Cav. Emidio Ciafardoni con la figlia signorina
Lucrezia, il Cav. Nicola De Caesaris, il Barone Madonna coi figli
Leonardo e Guido, i sigg. Edoardo e Angelo Valentini, il sig. Alessandro
Rossi ed il prof. Sig. Adolfo Bonelli.
Durante il
pranzo la valente musica di Loreto Aprutino, novellamente riordinata dal
suo egregio maestro, svolse un delicato programma di musica moderna
molto ben eseguita.
Allo
Champagne il simpatico cav. Nicola De caesaris, cognato dello sposo, con
elette frasi dà il suo saluto alla coppia felice, per la quale risponde
commosso il venerando Cav. Antonio Casamarte. Il Conte sig. Marino
Delfico ha belle parole di ringraziamento a nome di tutta la sua
famiglia, e chiude la serie dei brindisi con frase felice ed elevata
l’On. Comm. Emidio Cerulli.
Alle 16
circa, il pranzo era al termine, tra la intima comunione di affetti che
legava in un sol fascio quel nucleo di anime in tripudio, inneggianti
col cuore e con le labbra alla felicità duratura di quei due esseri,
prossimi ad unirsi per sempre nel dolce e sacrosanto vincolo del
matrimonio.
Il ricevimento
Come se una
parola magica ne avesse dato l’ordine imperioso, poco di poi e in un
attimo, il salone venne sgombrato della mensa sontuosa e lasciato libero
agli invitati, che man mano arrivavano dal paese, dalla spiaggia, da
Cappelle, da ogni dove. Erano signore e signorine in eleganti toilettes,
erano gentili cavalieri impettiti e profumati, erano persone egregie,
amiche e conoscenti di Casa Delfico. Enumerarle, nominarle tutte non è
facile compito; lo spazio del giornale è tiranno, e non è lecito privare
il lettore delle altre solite rubriche settimanali. Ricordo solo che
vedevo qua e là persone stimate e conosciute (…), mentre la musica
Loretana ci faceva gustare due splendidi brani dell’Africana e
del Saul.
Gli onori di
casa erano fatti con squisita compitezza dall’egregio Barone Madonna,
appena convalescente da non leggero malore ed espressamente salito lassù
dalla spiaggia, sorretto dai figli baldi e amorosi; a stento si
trascinava dappertutto, nulla dimenticando, nulla trascurando,
presentando questo a quello, coll’eterno sorriso bonario e con parola
calma, tranquilla, soddisfatto di veder tanta gente, dentro e fuori il
palazzo, tra una selva di splendide corbeilles di fiori freschi,
che man mano arrivavano e che posate qua e là circondavano in un cerchio
sempre più stretto gli sposi, i parenti e gli amici, quasi che col loro
profumo delizioso volessero ammaliare, stringere vieppiù tanta comunione
di affetti, di stima e di sincero omaggio.
La cerimonia
Alle ore 18
precise tutto s’illumina d’incanto e la sposa, divina nel suo niveo
abito di raso, col tradizionale velo e serto di fiori d’arancio, entra
nel salone, più che sorretta, sorreggendo il vegliardo genitore,
l’illustre Senatore Conte Troiano. Uno scroscio d’applausi accoglie il
gruppo commovente, ed ha luogo così la cerimonia civile e religiosa.
Funziona da ufficiale di stato civile l’egr. sig. Francescopaolo Ranalli,
coadiuvato dal Segretario sig. Mazzoni. Sono testimoni degli sposo i
signori Filippo Conte Delfico, Carlo Conte Delfico, Giovanni Barone
Madonna e Francesco Marchese Nannerini. Dopo il sì e le firme
rituali, la sposa riceve in dono dal sindaco una bella penna d’oro. Gli
sposi, legati ormai in vincolo indissolubile dalla legge umana,
s’avviano poi all’altare, posto nella vicina sala, per essere uniti dal
sacerdote in nome di Dio, e il Rev. Arciprete Cavalloni legge loro un
bellissimo sermone improntato a nobili sentimenti che, sempre per la
mancanza di spazio, ci è impossibile riprodurre. E mentre la sposa
gentile, poco di poi, distribuisce i rituali confetti accompagnata dal
suo Gianni diletto, una miriade di poesie e di omaggi in istampa, lavori
pregevoli delle tipografie di Loreto e di Mosciano, passa per le mani di
tutti. Noto un dotto lavoro storico sulle due famiglie Delfico-Casamarte
del Rev. Abate di Vestea, Il canto della vita splendidi versi di
Gaetano Pambianco, dei brani dei Rosei ricordi di Pasquale
Acerbo, una squisita poesia della contessa Delfico, zia della sposa,
degli auguri in artistici cartoncini dei coniugi Cerulli-Rossi e dei
sigg. fratelli Rossi, ed infine dei sonetti di Erasmo Sciarra, Mascia,
Giovannino Acerbo, Gallerati, D’Annibale e Petrella. L’arguto e sapiente
dicitore di brindisi egr. sig. Saverio De Amicis, più che affidarli alla
stampa, li legge invece agli sposi, ai parenti, agli intervenuti tutti,
guadagnando applausi sinceri e meritati. A lui fanno eco il parroco De
Michele con versi bellissimi, ed il maestro D’Angelantonio con graziosi
stornelli.
L’egregio
Cav. Ranalli infine con uno splendido saluto inneggia alla felicità
eterna della coppia gentile ed alla nobiltà patriottica e generosa delle
famiglie distinte.
La soirée
Alle ore 20
s’apre la sala del buffet, preparata dal Mago Melani con la solita e
rara valentia, e l’eletta riunione trova colà tanta profusione di ogni
ben di Dio, da rimanerne sinceramente stupita!
Mille
ghiottonerie prelibate vengono distribuite da un irreprensibile
drappello di camerieri, l’una più squisita dell’altra: antipasti
assortiti, pietanze in cento salse, dolci, confetture, vini, liquori,
gelati, tutto viene gustato con invidiabile appetito, mentre gli stessi
sigg. fratelli Delfico con gentil pensiero versano personalmente nei
calici scintillanti lo spumante e squisito Champagne. Il brio,
l’allegria è generale, e la festa è arrivata all’apogeo. Briosi
ballabili vengono suonati dall’instancabile concerto, e la sposa
raggiante, con l’eletto consorte al fianco, s’avvicina ai gruppi del
pittoresco buffet all’inglese, ed ha una parola armoniosa, un sorriso
gentile, un ringraziamento sincero per tutti. Che sii benedetta, buona
ed avvenente donzella; che la felicità sia per te, come la primavera
dolce, mite e serena per la mammola gentile; ma perenne. duratura ed
eterna!
Dopo
l’esposizione di doni principeschi da tutti ammirati e vagliati, l’ora
si avvicina della partenza. La sposa sta per staccarsi dagli adorati
genitori, dai fratelli cari, dalla casa amata, dal paesello che tutto
l’adora, e il momento è triste invero. Abbracci e baci, singhiozzi a
stento repressi e vive raccomandazioni angosciose, e poco di poi un
rumor sordo di roteanti landau trascinati nel buio della notte da
focosi destrieri e diretti alla stazione di Castellamare, annunzia alla
Contessa Bianca Delfico che la figlia diletta è partita, e con essa il
suo sorriso, la sua gioia più cara, il suo tesoro amato. Una lagrima
calda, di quell’amore materno che descrivere non si può, sarà stata
l’unica testimone del doloroso momento, e la perla furtiva va segnata
qual dono più inestimabile delle nozze compiute. Ora gli sposi gentili
sono giunti alla riviera di Nizza, nel paradiso del Tirreno.
Felicità, Felicità!
Tra qualche
settimana Loreto saprà accogliere degnamente la Dama novella, e la
nobile magione Casamarte è là con ansia ed amore ne spia l’arrivo ed
attende.
"L’Italia
Centrale", 9-10 febbraio 1905
Dalla cronaca
di Y. - Montesilvano, 4 febbraio 1905
I doni
Lo sposo:
magnifici e grandi solitari in brillanti, pettine in perle e brillanti,
fantasia in perle e brillanti per collo, anello con grosso solitario,
anello con diamante, elegante ciondolo per collo, scatole di
necessaire da lavoro, scatola di profumi, fazzoletto di
elegantissimo pizzo, libro di preghiera.
Padre dello
sposo: elegantissimo finimento completo, collier, spilla,
orecchini e braccialetti con perle e rubini.
Dalla madre
sua diletta: Finimento di amatiste e perle, ciondolo con perle e
finissime miniature, braccialetto in oro, farfalla di topazio, ventaglio
cinese.
Dal padre
Senatore Conte Troiano: due espressivi quadri da lui dipinti con grande
amore.
Da Marino e
Luciano Delfico fratelli della sposa: colliére ricchissimo in oro
e perle con tre grosse amatiste, anello con smeraldo e brillanti.
Zio dello
sposo, Cav. Antonio Casamarte: orecchini con grossissimi smeraldi e
brillanti.
Fratello
dello sposo: ricca catena d’oro con perle, orologio d’oro con brillanti.
Sorella dello
sposo: fermaglio per orologio con perle e brillanti.
Zio della
sposa D. Filippo Delfico: ricco completo servizio da toletta in argento.
Cugina D.
Albina Delfico: porta carte in miniatura con pelle di coccodrillo.
Zio Barone
Madonna: elegante sachet con borchie d’argento cesellato.
Cognato dello
sposo sig. Nicola cav. De Caesaris: anello con brillanti e rubini.
Altro cognato
dello sposo, sig. Emidio Ciafardoni: anello con brillanti e smeraldi.
Zio degli
sposi, Comm. Emidio Cerulli:due grandi portafiori in argento di squisito
lavoro artistico.
Marchesa
Cappelli, nata Antonini, parente della sposa: ombrello di seta bianca
con frangia d’oro.
Marchesa
Caligola, nata Antonini, parente della sposa: porta ritratto in argento
dorato.
Baronessa
Coletti parente della sposa: saliera in argento con relativi cucchiai.
Donna Amalia
Trani, nata Casamarte, zia degli sposi: acquasantiera d’argento.
Sig.
Alessandro Cav. Rossi, cugino della sposa e sua distinta consorte
Filomena Cerulli: orologio da sala montato su artistico piedistallo di
bronzo, anello con brillante.
Zia
Margherita Iacobucci: elegante borsetta da viaggio.
Sig.
Signorini e sua moglie Berenice Iacobucci cugina della sposa:
ricchissimo ventaglio in penne di Marabut montato su madreperla.
Contessa
Genoino ved. Marchese Crognale parente della sposa: forchettone e
coltello d’argento dorato.
Sig. Carlo
Delfico, cugino della sposa: servizio rinfresco in argento e cristallo.
Raffaele
Valentini, zio dello sposo e sua signora: servizio da caffè in argento
dorato.
Signora
Concetta Coppa, cugina della sposa: bellissimo centro da tavola con
merletto e cifre ricamate.
Baronessa
Zinzi, cugina della sposa: borsa di pelle con ricami.
Rugiada
Madonna, altra cugina della sposa: bellissimo cuscino in seta rosa e
merletto.
Cav. Uff.
Luigi Paris e sua signora Elisabetta Delfico: servizio d’argento dorato
da dessert.
Ferrari
Scipione e sua moglie Marina Rossi, cugina della sposa: sei cucchiaini
d’argento dorato con pinzette.
Rosalia
Chiola, parente degli sposi: specchio con pregevole pittura ad olio
raffigurante gli stemmi gentilizi delle case.
Luisa
Montani: pregevole quadro in pergamena con pittura ad acquerello da lei
stessa eseguita.
Marchesa De
Felici, nata Olivieri, amica della sposa: splendido ventaglio di penna
di struzzo su madreperla.
Marchesa
Dragonetti di Roma: servizio completo da latte in argento dorato.
Maestro
Riccardo Costantini: sua composizione musicale.
Sig. Gaetano
Antico, compare dello sposo: un orologio da salotto con statuette in
bronzo.
Miss Harold,
dama di compagnia della sposa: necessaire per scrivere in
argento.
Se lima
ranalli-Serafini: elegante scatola con fine profumeria.
Signorina
Marietta Di Nicola: cuscinetto in seta da lei elegantemente ricamato.
Maestra
comunale signora Giovannina Ciavarelli: ricca borsa in seta bianca con
ricami in oro e seta di squisita fattura da lei lavorata.
Marozzi
Bettina: grazioso piccolo portafiori in argento.
Notar
Ludovico De Zelis, amico di famiglia: una poltroncina in legno-noce,
artisticamente scolpita, raffigurante un’aquila.
Francesco
Paolo Ranalli ff.. da ufficiale dello Stato Civile: una penna d’oro con
essa la sposa firmò l’atto nuziale.
Signorine
Marietta e Vittorina de’ Marchesi Nannerini: ricca borsa in seta bianca
ricamata in oro, da esse stesse lavorata.
Concettina
Serafini: elegante fazzoletto in tela, con guarnizione fantasia da essa
lavorata.
Concettina
Sciarretta, nata Cavallone: due porta salviette in argento.
Arciprete
Cavallone che benedisse l’anello nuziale: un libro di preghiere legato
in argento e oro.
Comm.
Giuseppe dep. De Riseis, vicepresidente della Camera dei Deputati: una
artistica fioriera in argento massiccio, con ricambio in argento dorato.
Camerieri del
Barone Casamarte, Zopito Pantalone e Vincenzo Labrecciosa e dal
cocchiere Fedele Colazilli: uno scrigno di metallo bianco artisticamente
lavorato.
Cameriera del
suddetto Barone, Sofia tribuni: piccolo orologio da camera in metallo
dorato.
Settimia
Colazilli, piccola segretaria del barone: alzata per tavola da pranzo in
metallo e cristallo.
Orazio
Cordone, agente del Conte Delfico e sua moglie: necessaire da
scrivere in argento dorato.
Schiavone
Giuseppe, altro agente: necessaire da lavoro in argento dorato.
Gaetano
Marzuoli, cuoco del suddetto Conte: due porta salviette in argento.
Micarone
Gaetano, cocchiere: specchio di cristallo di Murano.
Cameriera del
Conte, Salvatore Sforza: sei bicchieri per bibite con guantiera.
"Corriere
Abruzzese" Teramo, 2 Marzo 1905
Dall’incaricato in Loreto Aprutino, 27 febbraio 1905 (Iolack)
Il ritorno a Loreto degli sposi
Ieri domenica 26, dopo un lieto viaggio di nozze,
giunsero gli sposi Giovanni Casamarte dei Baroni di Campotino e Bice
Delfico dei Conti di Longano. L’intera cittadinanza, che ama la famiglia
Casamarte, prendendo parte vivissima alla sua gioia, aveva preparato
agli sposi l’accoglienza più simpatica ed affettuosa; ma ciò che avvenne
superò tutte le previsioni, ed il popolo di Loreto andò in entusiasmo
per il portamento distinto, la bellezza, ed i modo simpatici della sposa
gentile, che riscaldò tutti i cuori e commosse tutti gli animi. Il
popolo loretese gridando: "Viva Bice dei Conti Delfico! Viva la nostra
protettrice! Viva la protettrice di Loreto Aprutino!" e questo grido
dovè davvero essere sentito e commuovere la soave donzella, perché le
additava la sua missione di carità e d’amore, già dai tempi lontani
compiuta da un’altra gentildonna, la Baronessa Margherita Casamarte. Sì
o Bice, tu nella nobile famiglia Casamarte, ed in Loreto Aprutino sei
destinata a rimpiazzare una Santa, la mamma del Nino tuo e che il popolo
di Loreto non ha mai dimenticata, e che ieri ha visto risorgere in te.
L’entrata degli sposi nel territorio di Loreto
Aprutino
Fin dai confini del territorio di Loreto, dove la via
provinciale si biforca per Loreto e Collecorvino, nell’ora che doveva
esser presso al giunger del corteo, cominciarono gli abitatori delle
campagne ad affluire lungo il percorso; ed appena dal Ponte sul Tavo si
videro apparire le carrozze degli sposi e del seguito, fu un accorrere
festoso di donne, di fanciulli, di giovani e di vecchi; e molti correndo
accompagnavano gli sposi fino al paese; e quella folla ingrossava
sempre, si che le carrozze dovevano procedere al passo.
Il corteo
Il corteo era composto di 5 carrozze: prima la
carrozza della famiglia Casamarte tirata da splendida pariglia di
morelli infiorati; in essa vi erano gli sposi, la signora Matilde
Voltattorni Valentini e Marino Delfico dei Conti di Longano, fratello
primogenito della sposa; seconda, una carrozza di casa Delfico con
Luciano Delfico, fratelli Madonna ed il Sig. Edoardo Valentini; terza,
carrozza De caesaris col Signor Emidio Ciafardoni e figlio Carlo, Barone
Madonna, ed Ilario Casamarte; quarta, la carrozza Valentini, e poi altra
ancora col signor Ballerini direttore della "Vita Abruzzese" di Città S.
Angelo.
L’arrivo al paese
Quando dal paese, dopo lunga aspettativa, si vide
apparire il corteo, lungo la recente rettifica della via provinciale, si
scorgeva una massa di popolo plaudente che agitava fazzoletti e
cappelli, mentre un’altra folla compatta so muoveva dal paese con la
Musica ad uscire incontro. Giunti al Largo S. Nicola fu un’accoglienza
entusiastica, indimenticabile. Mai tanta folla si era vista riunita
nelle più solenni occasioni. Le vie gremite, gremito il giardino dei
signori Chiola, gremite le terrazze, le finestre, i balconi; e tutta
quella fiumana di popolo seguendo le carrozze del corteo si riversava
verso la via Baio, plaudente nel giubilo; mentre gli sposi od i parenti
commossi avevano per tutti un sorriso, per ognuno un ringraziamento
gentile.
In casa Casamarte
Nella casa Casamarte, attorno al venerando Barone
Francesco, al Cavaliere Antonio e alla signorina Lucia, fin dalle prime
ore pomeridiane erano riuniti i parenti tutti di Loreto, la signorina
Clotilde Valentini col fratello Angelo, e le nipotine Ferrara, il signor
Raffaele Valentini con la figlia Teresa, i coniugi Antonio e Gina Chiola,
Arbace ed Annina Chiola, e la gentildonna Maddalena Casamarte, maritata
De Caesaris, sorella dello sposo. Quando giunse l’avviso che gli sposi
stavano per arrivare, tutti, ad eccezione del Barone Francesco impedito
dall’età e dalla commozione, tutti scesero appiè dello scalone, e quando
essi giunsero fu un’emozione intensa, fortissima. Le stesse grida del
popolo cessarono come per incanto, quando la sposa sorretta dal suo
Gianni scese di carrozza tra le braccia ed i baci del Cav. Antonio e dei
parenti, mentre le due bambine Teresa Valentini e Bice Ferrara porgevano
agli sposi due splendidi bouquet di orchidee e camelie.
La prima dimostrazione
Poi un grido fragoroso, potente un delirio
d’applausi, di evviva, magicamente contenuto in quel momento solenne.
Come descrivere la dimostrazione che ne seguì? Ve ne ho data
l’intonazione nelle impressioni riportate al principio di questa
corrispondenza. La sposa aveva soggiogato tutti gli animi ed il popolo
aveva compreso che quella era la donna attesa, la benefattrice
riacquistata. Tre, quattro, cinque volte, dovettero gli sposi comparire
al balcone davanti al popolo plaudete, che non si stancava, anzi
s’inebriava vieppiù dinanzi a quella giovane bruna nei cui occhi
brillava l’emozione e la gioia!
In famiglia
Nell’intervallo delle chiamate, gli sposi e quelli
giunti con loro si recarono a salutare il vecchio Barone Casamarte, che
solo nella sua cameretta, attendeva per abbracciare la novella figlia
sua, mentre a lui fioca giungeva l’eco dei plausi e degli evviva. Quanta
emozione in quel cuore di padre, quanti ricordi, quante liete speranze!
Poi la più cordiale lietezza regnò tra i parenti riuniti, mentre si
servivano bevande calde squisite, dolci, liquori.
I doni
Ricchissimi i nuovi doni sopraggiunti durante il
viaggio di nozze degli sposi. Ma ne seguitano ad arrivare tuttora,
sicchè ne darò l’elenco preciso dopo finite le feste; vale a dire dopo
il ricevimento che la famiglia Casamarte darà alla Borghesia Loretese la
sera di lunedì 6 prossimo marzo. Una ricca Corbeille, tutta di camelie e
garofani bianchi aveva inviato il Circolo Garibaldi di cui lo sposo è
Presidente; ed un’altra pure bella di fiori rari e variati la famiglia
di Gaetano Valentini. Ricchissimi gli albums del Corpo Musicale, del
personale amministrativo di casa Casamarte.
Il bombardamento
Verso le ore 20 un colpo d’avviso annunziò che stava
per essere incendiato un bombardamento eseguito dal Cav. Baiocchi venuto
di persona da Città S. Angelo; ed il bombardamento fu formidabile,
magnifico. Tutti conoscono la valentia artistica del Cav. Baiocchi, la
bellezza dei colori delle sue bombe a due, a tre ed a quattro spaccate;
il bagliore accecante dei suoi lampi, la ponderosità dei suoi colpi
oscuri. Splendido il finale che coprì il cielo, ed illuminò la terra di
luce e colori!
La fiaccolata
e la seconda dimostrazione
Frattanto si organizzava la fiaccolata che giunse
verso le ore 22. Erano centinaia e centinaia di lampioncini alla
veneziana dai mille colori; erano eleganti, trasparenti con motti
gentili, auguri ed evviva. E qual serpente luminoso la fiaccolata
preceduta dalla musica si svolgeva per le vie del paese, finchè giunse
sotto il palazzo Casamarte. Qui si rinnovò più delirante più
entusiastica la dimostrazione alla sposa, allo sposo, all’intera
famiglia Casamarte, mentre il Cav. Baiocchi faceva dar fuoco
simultaneamente ai numerosi bengala disposti lungo la via del Baio, ed
alle candele a pioggia di fuoco; sì che come per incanto l’intera strada
fu trasformata in un tunnel di fuoco e di luce abbagliante e meraviglia!
Quel fuoco piovente su di una folla enorme, non bruciava, era innocuo.
Poi cinque o sei bombe poderosissime furono sparate presso il cancello
dei signori Chiola, e l’eco dei colpi, rimbalzante di colle in colle
portava a Montesilvano il rimbombo dell’entusiasmo loretese. Questa la
cronaca della serata indimenticabile.
________________
Oggi 27 ci è stato pranzo in famiglia con riunione
intima affettuosa.
Ecco il Menu
Consommé
Hollandais
Timballe à la
sicilienne
Poisson à la
mayonaise
Boeuf a la
jardiniere
Vol-au-vent
aux petits pois
Roti de
faisans
Salade à la
russe
Plombiére de
chocolat
Gateau
Marguérite
Dessert
Fromage
VINS
Capri Blanc
Marsala
Cremant
Lafitte
Muscat Laureto
Allo Champagne il Cav. Antonio Casamarte brindò
all’amore che apriva alla sua casa un’Era nuova, superba, brindò alla
sposa che nella famiglia aprirà cose degne della sua bellezza del suo
amore. Il Concerto Musicale diretto dal valente Maestro Bonelli, svolse
il seguente programma.
Parte I
Marcia
Sinfonica – L’augurio – Bonelli
Sinfonia –
Rienzi – Wagner
Pot-Pourry –
Africana – Meyerbeer
Mazurca –
Occhi di Fata – Bonelli
Parte II
Piccola
africana – Danza – Bonelli
Regina di Saba
– Goldmark
Rapsodia
Ungherese – Listz
Momento
Musicale – Schubert
Polka – Rosina
– Cavina
Poi la
riunione si protrasse lungo la sera animatissima sino a tarda ora.
Domani
tornando a Montesilvano ed alla casa paterna i fratelli ed i parenti
della sposa diranno entusiasti al vecchio genitore, alla contessa
Bianca, che la loro figlia è felice già adorata da un popolo intero,
come l’angelo di carità e d’amore. |